Latest / Il Golfo Mistico / Marina Abramovic - Rhythm 0 - Oltre il limite
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- 0:01Speaker 2: Immaginate di entrare in una stanza. È il 1974, siamo a Napoli,
- 0:07Speaker 2: all'interno dello studio Morra. Al centro della sala c'è una donna.
- 0:12Speaker 2: Resta immobile, lo sguardo fisso nel vuoto. Non parla, non
- 0:16Speaker 2: si muove. Non reagirà a nulla di ciò che deciderete
- 0:20Speaker 2: di farle. Accanto a lei un tavolo. Sopra ci sono 72 oggetti.
- 0:26Speaker 2: Alcuni sono fatti per dare piacere o sollievo, altri invece
- 0:30Speaker 2: evocano dolore, sottomissione e violenza. Su un cartello si legge
- 0:34Speaker 2: una dichiarazione scritta dalla donna stessa. Ci sono 72 oggetti sul
- 0:40Speaker 2: tavolo che possono essere usati su di me come meglio credete.
- 0:44Speaker 2: Io sono l'oggetto. Durante questo periodo mi assumo la piena
- 0:48Speaker 2: responsabilità di ciò che accadrà, durata sei ore. Quella donna
- 0:54Speaker 2: è Marina Abramovic. La performance si chiama Rhythm Zero e
- 0:58Speaker 2: quello che sta per accadere in quelle sei ore cambierà
- 1:01Speaker 2: per sempre la storia dell'arte contemporanea, svelando il lato più
- 1:05Speaker 2: oscuro della natura umana. Questa è la lista degli oggetti
- 1:09Speaker 2: presenti su quel tavolo. pistola, proiettile, vernice blu, pettine, frusta, rossetto,
- 1:16Speaker 2: coltellino svizzero, forchetta, profumo, cucchiaio, cotone, fiori, fiammiferi, rosa, candela, acqua, sciarpa, specchio, bicchiere,
- 1:27Speaker 2: macchina fotografica polaroid, piuma, catene, chiodi, ago, spilla d'abalia, forcina, spazzola, benda,
- 1:35Speaker 2: vernice rossa, vernice bianca, forbici, penna, libro, cappello, fazzoletto, foglio
- 1:42Speaker 2: di carta bianca, coltello da cucina, martello, sega, pezzo di legno, accetta, bastone,
- 1:50Speaker 2: osso di agnello, quotidiano, pane, vino, miele, sale, zucchero, sapone, torta,
- 1:58Speaker 2: tubo di metallo, bisturi, lancia di metallo, confezione di lamette
- 2:02Speaker 2: da rasoio, piatto, calice, cerotto, alcol, medaglia, stola di pelliccia,
- 2:08Speaker 2: paio di scarpe, sedia, lacci in pelle, gomitolo, cavo di metallo, zolfo, uva,
- 2:14Speaker 2: olio d'oliva, rametto di rosmarino, miele. Per capire il motivo
- 2:21Speaker 2: di un gesto così estremo, dobbiamo però fare un passo indietro. Nel 1974,
- 2:27Speaker 2: al momento della performance, Marina Abramović, a 28 anni, è nata
- 2:31Speaker 2: a Belgrado, nipote di un patriarca della chiesa ortodossa serba,
- 2:35Speaker 2: successivamente proclamato santo. I genitori erano partigiani della Seconda Guerra Mondiale.
- 2:42Speaker 2: Suo padre, Vojo Abramovic, un ex comandante che dopo la
- 2:45Speaker 2: guerra diventa un vero e proprio eroe nazionale. La madre,
- 2:49Speaker 2: Dani Zarosic, maggiore dell'esercito, che alla metà degli anni Settanta
- 2:53Speaker 2: viene nominata direttrice del Museo della Rivoluzione e Arte a Belgrado.
- 2:58Speaker 2: Per Marina l'arte non è dipingere su una tela, l'arte
- 3:01Speaker 2: non è creare qualcosa da appendere in un salotto borghese.
- 3:05Speaker 2: Per lei l'unico vero spazio di espressione è il proprio corpo.
- 3:09Speaker 2: Parafrasando la celebre esternazione di Marshall McLuhan, il medium è
- 3:13Speaker 2: il messaggio, possiamo dire che per Abramovich il corpo è
- 3:16Speaker 2: la tela, il corpo è il messaggio. Prima di arrivare
- 3:20Speaker 2: a Napoli ha già sfidato la morte. Nella performance Rhythm 5
- 3:24Speaker 2: ha quasi perso la vita soffocata all'interno di una grande
- 3:28Speaker 2: stella di legno bruciata. Ma con Rhythm Zero Marina vuole
- 3:32Speaker 2: fare un passo ulteriore, vuole testare i limiti del pubblico.
- 3:36Speaker 2: Vuole capire cosa succede quando un essere umano rinuncia completamente
- 3:40Speaker 2: al proprio potere e si consegna nelle mani degli altri.
- 3:44Speaker 2: Marina ricorderà quel momento e le sue intenzioni dicendo« Volevo
- 3:49Speaker 2: scoprire cosa fosse il pubblico e cosa avrebbe fatto in
- 3:52Speaker 2: una situazione simile. Volevo spingermi al limite estremo fino al
- 3:56Speaker 2: punto di morire, per vedere se l'arte potesse scaturire da
- 4:00Speaker 2: quella totale sottomissione. Gli psicologi sociali lo sanno bene». La
- 4:06Speaker 2: nostra civiltà si regge su una sorta di patto invisibile.
- 4:09Speaker 2: Noi non facciamo del male agli altri perché ci sono
- 4:12Speaker 2: le leggi, ma anche perché temiamo il giudizio sociale, temiamo
- 4:17Speaker 2: la vergogna. Ma cosa succede se quel patto viene formalmente sciolto?
- 4:22Speaker 2: Cosa fa una folla di persone normali, colte, amanti dell'arte,
- 4:26Speaker 2: quando elimini le regole? Quando l'autorità stessa ti dice espressamente
- 4:31Speaker 2: puoi farmi tutto, la responsabilità è mia. È l'inizio dell'esperimento,
- 4:37Speaker 2: sono le otto di sera. L'orologio comincia a scandire il tempo.
- 4:41Speaker 2: Sei ore, 370 minuti per esplorare l'abisso. Nelle prime tre ore,
- 4:48Speaker 2: l'atmosfera della galleria è sospesa, quasi timida. Il pubblico sperimenta
- 4:53Speaker 2: quello che in psicologia viene chiamato conflitto di inibizione, cioè imbarazzo.
- 4:58Speaker 2: Le persone si guardano tra loro, cercano l'approvazione degli altri
- 5:01Speaker 2: con lo sguardo. Abramovic lo racconta così. Il pubblico era
- 5:07Speaker 2: intimidito da me. Me ne stavo lì con lo sguardo
- 5:10Speaker 2: perso nel vuoto, senza guardare niente e nessuno in particolare.
- 5:14Speaker 2: Ogni tanto qualcuno mi porgeva la rosa, metteva lo scialle
- 5:17Speaker 2: nelle mie spalle o mi dava un bacio. In seguito
- 5:21Speaker 2: cominciarono a succedere delle cose. All'inizio lentamente, e poi molto
- 5:25Speaker 2: più in fretta. Fu estremamente interessante. In genere, le visitatrici
- 5:30Speaker 2: dicevano agli uomini che cosa farmi, piuttosto che farlo di persona,
- 5:34Speaker 2: anche se più tardi. Quando qualcuno mi punse con uno spillo,
- 5:37Speaker 2: fu proprio una donna ad asciugarmi le lacrime. Per lo più,
- 5:41Speaker 2: si trattava del normale pubblico nel mondo dell'arte italiana, i
- 5:44Speaker 2: mariti con le loro mogli. A ripensarci, penso che l'unico
- 5:48Speaker 2: motivo per cui non venni violentata fu che erano presenti
- 5:52Speaker 2: le mogli. Quando si fece notte fond, nella galleria cominciò
- 5:57Speaker 2: ad avvertirsi una certa tensione sessuale. Non era da me
- 6:01Speaker 2: che proveniva, ma dai visitatori. Eravamo nell'Italia meridionale, dove la
- 6:05Speaker 2: chiesa cattolica esercitava una forte influenza e nell'atteggiamento verso le
- 6:10Speaker 2: donne c'era una spiccata dicotomia tra puttana e madonna. Dopo
- 6:15Speaker 2: tre ore un uomo mi tagliò in due la maglietta
- 6:17Speaker 2: e me la tolse. Nessuno interviene, nessuno ferma quell'uomo, il
- 6:24Speaker 2: gallerista non si muove, il pubblico osserva in silenzio. In
- 6:29Speaker 2: quel preciso istante scatta un meccanismo psicologico devastante. La deindividualizzazione.
- 6:35Speaker 2: Quando ti trovi all'interno di un gruppo, la tua identità
- 6:38Speaker 2: personale tende a sfumare. Non sei più tu, un individuo
- 6:41Speaker 2: con una morale e una coscienza. Diventi parte di un
- 6:45Speaker 2: branco e nel branco la responsabilità si diluisce. Se lo
- 6:49Speaker 2: fanno tutti, se nessuno protesta, allora si può fare. La
- 6:53Speaker 2: timidezza si trasforma in audacia. L'audacia diventa crudeltà. Il pubblico
- 6:58Speaker 2: capisce che Marina non sta recitando. Lei ha rinunciato alla
- 7:02Speaker 2: sua umanità per diventare un oggetto. E la mente umana
- 7:06Speaker 2: ha un bug terribile. Quando smettiamo di vedere l'altro come
- 7:09Speaker 2: una persona, l'empatia si spegne. La stanza si scalda, gli
- 7:14Speaker 2: impulsi sadici, normalmente repressi dalla coscienza, iniziano ad emergere. Negli
- 7:20Speaker 2: occhi di Marina Abramovic compaiono le lacrime, ma il suo
- 7:23Speaker 2: corpo non si muove di un millimetro. La folla è
- 7:26Speaker 2: ormai in preda a un'ebbrezza sadica, alimentata da una sorta
- 7:30Speaker 2: di affetto spettatore al contrario. Ognuno si spinge un passo
- 7:34Speaker 2: più in là del precedente, ridefinendo continuamente il limite di
- 7:38Speaker 2: ciò che è accettabile. Abramovich continua così il suo racconto.
- 7:44Speaker 2: La gente mi costringeva ad assumere varie posizioni. Se mi
- 7:47Speaker 2: facevano chinare la testa, la tenevo giù. Se la tiravano su,
- 7:51Speaker 2: restavo così. Era una marionetta, completamente passiva, a seno nudo.
- 7:56Speaker 2: Qualcuno mi disse mi mise in testa la bombetta. Qualcun
- 8:00Speaker 2: altro prese il rossetto e scrisse io sono libero sullo
- 8:03Speaker 2: specchio e me lo mise in mano. Sempre con il
- 8:06Speaker 2: rossetto qualcun altro mi scrisse and sulla fronte. Un altro
- 8:12Speaker 2: mi scattò delle polaroid e me le infilò in mano
- 8:14Speaker 2: come carte da gioco. Le cose si fecero più audaci.
- 8:18Speaker 2: Due tizi mi sollevarono di peso e mi portarono in giro.
- 8:21Speaker 2: Mi misero su un tavolo, mi allargarono le gambe e
- 8:24Speaker 2: conficcarono il coltello a poca distanza dal mio sesso. Qualcuno
- 8:28Speaker 2: mi punse con gli spigli. Un altro mi versò lentamente
- 8:32Speaker 2: in testa un bicchiere d'acqua. Qualcuno mi fece un taglio
- 8:35Speaker 2: sul collo e con il coltello succhiò il sangue. Ho
- 8:40Speaker 2: ancora la cicatrice. E poi c'era un uomo di statura
- 8:43Speaker 2: molto bassa che mi stava appiccicato, ansimando. faceva paura. Nessun
- 8:49Speaker 2: altro e nessun'altra cosa me ne aveva fatta. Ma lui sì.
- 8:55Speaker 2: Siamo arrivati alla quinta ora. La progressione della violenza segue
- 8:58Speaker 2: una linea quasi geometrica. Una volta stoganato il dolore fisico,
- 9:02Speaker 2: il passo successivo è il gioco con la morte. La
- 9:06Speaker 2: psicologia di massa ci insegna che in assenza di un
- 9:08Speaker 2: freno esterno, il gruppo cerca costantemente un nuovo picco di eccitazione.
- 9:14Speaker 2: Le piume e i fiori sono stati dimenticati da ora.
- 9:18Speaker 2: È a questo punto che quell'uomo si dirige verso il
- 9:20Speaker 2: tavolo con decisione. Prende la pistola, inserisce il proiettile nel tamburo.
- 9:25Speaker 2: La stanza mutolisce, ma nessuno lo ferma. L'uomo prende la
- 9:29Speaker 2: mano di Marina e fa stringere l'arma e gliela punta
- 9:32Speaker 2: alla tempia. Il dito di lei viene quasi forzato sul grilletto.
- 9:37Speaker 2: In quel momento, sul volto di Marina Abramovic, passa l'ombra
- 9:41Speaker 2: del terrore puro. Ma la folla è come ipnotizzata dal
- 9:44Speaker 2: proprio stesso potere. si è superato il confine dell'arte, si
- 9:48Speaker 2: ha un millimetro dall'omicidio. In merito a quegli istanti di
- 9:53Speaker 2: puro terrore, Marina Abramovic ha confessato anni dopo. Ho capito
- 9:58Speaker 2: che se hai un'arma carica sul tavolo e il pubblico
- 10:01Speaker 2: è in controllo, possono ucciderti. Ero pronta a morire quella notte,
- 10:06Speaker 2: quando mi hanno puntato la pistola alla tempia e ho
- 10:09Speaker 2: sentito il dito premere sul mio grilletto. Ho capito che
- 10:12Speaker 2: l'esperimento era andato oltre, Non ero più io a controllare
- 10:16Speaker 2: la performance. Era la performance che controllava me. Ed è
- 10:22Speaker 2: qui che la psicologia del gruppo mostra la sua ultima
- 10:25Speaker 2: schizofrenica mutazione. Davanti alla possibilità reale della morte, la folla
- 10:30Speaker 2: si spacca. Scoppia una rissa violenta. Un gruppo di spettatori,
- 10:35Speaker 2: risvegliatosi improvvisamente dal torpore morale, si scaglia contro l'uomo armato,
- 10:39Speaker 2: gli strappa la pistola dalle mani e la lancia fuori
- 10:41Speaker 2: dalla finestra. C'è chi urla, chi piange, chi cerca di
- 10:45Speaker 2: coprire il corpo nudo dell'artista. Il branco si è diviso
- 10:49Speaker 2: tra carnefici e salvatori, ma l'aspetto più inquietante è che
- 10:53Speaker 2: entrambi i gruppi sono nati dalla stessa identica scintilla, l'eccitazione
- 10:58Speaker 2: incontrollata di una situazione senza regole. Allo scoccare delle sei ore,
- 11:04Speaker 2: il gallerista si fa avanti e annuncia che la performance
- 11:07Speaker 2: è ufficialmente terminata. In quel preciso istante l'incantesimo si rompe.
- 11:13Speaker 2: Marina Abramovic cessa di essere un oggetto, comincia a muoversi,
- 11:17Speaker 2: sbatte le palpebre, respira profondamente e fa il primo passo
- 11:21Speaker 2: verso il pubblico, camminando nella sala, guardando le persone dritto
- 11:25Speaker 2: negli occhi. È coperta di sangue, lacrime, tagli e scritto scene.
- 11:30Speaker 2: A quel punto si verifica il fenomeno psicologico più rivelatore
- 11:33Speaker 2: dell'intera serata. Il pubblico scappa. Le persone evitano il suo sguardo,
- 11:38Speaker 2: voltano le spalle, si coprono il viso, fuggono letteralmente fuori
- 11:43Speaker 2: dallo studio Mor, disperdendosi di corsa nei vicoli di Napoli.
- 11:48Speaker 2: Queste le parole di Abramovic. Poi, alle due di notte,
- 11:53Speaker 2: si fece avanti il gallerista e mi disse che erano
- 11:55Speaker 2: passate le sei ore, smisi di guardare nel vuoto e
- 11:58Speaker 2: fissai il pubblico. La performance è finita, disse il gallerista. Grazie.
- 12:04Speaker 2: Ero in uno stato piettoso. mezza nuda, sanguinante, con i
- 12:07Speaker 2: capelli bagnati. A quel punto accade una cosa strana. D'un
- 12:11Speaker 2: tratto quelli che erano ancora lì ebbero paura di me.
- 12:14Speaker 2: Mentre andavo verso di loro, uscirono di corsa dalla galleria.
- 12:18Speaker 2: Il gallerista mi riportò al mio albergo e andai nella
- 12:21Speaker 2: mia stanza, con un senso di solitudine che non avvertiva
- 12:24Speaker 2: da un pezzo. Ero sfinita, ma la testa continuava a ronzarmi,
- 12:29Speaker 2: facendomi rivedere immagini di quella serata. Quando mi avevano appunto
- 12:33Speaker 2: è tagliato il collo. Non avevo sentito niente, ma ora
- 12:36Speaker 2: pulsavo di dolore. E non riuscivo a liberarmi della paura
- 12:40Speaker 2: ispirata dal piccoletto. Alla fine piombai in una specie di dormiveglia.
- 12:44Speaker 2: La mattina mi guardai allo specchio e un'intera ciocca di
- 12:47Speaker 2: capelli mi era diventata grigia. In quel momento mi resi
- 12:52Speaker 2: conto che il pubblico può ucciderti. Il giorno dopo decine
- 12:56Speaker 2: di persone che avevano partecipato all'evento telefonarono in galleria. Dicevano
- 13:01Speaker 2: di essere terribilmente dispiaciute. Non si erano rese conto di
- 13:05Speaker 2: ciò che era successo mentre erano lì. Non sapevano che
- 13:09Speaker 2: cosa fosse successo. Finché Marina Abramovic era rimasta un oggetto,
- 13:17Speaker 2: il pubblico poteva proiettare su di lei i propri istinti
- 13:19Speaker 2: più bassi, senza sentirsi in colpa. Un oggetto non giudica,
- 13:23Speaker 2: un oggetto non ha memoria. Ma nel momento in cui
- 13:26Speaker 2: Marina Abramovic torna ad essere una persona, una donna, un
- 13:30Speaker 2: essere umano vulnerabile, lo specchio si gira verso di loro.
- 13:34Speaker 2: Guardarle negli occhi significa guardare dentro la propria mostruosità. Marina
- 13:40Speaker 2: Abramovic è sopravvissuta a quella notte. Tornando nel suo hotel
- 13:44Speaker 2: a Napoli, ha trovato una sorpresa allo specchio. Nelle sue
- 13:48Speaker 2: memorie ha scritto che guardandosi ha notato una ciocca di
- 13:52Speaker 2: cappelli diventata completamente bianca per lo shock di quelle sei ore.
- 13:57Speaker 2: Marina Abramović ci ha lasciato così una delle lezioni più
- 14:00Speaker 2: crude e attuali sulla nostra mente, sulla nostra umanità, sull'abisso
- 14:05Speaker 2: che abita la coscienza delle persone. La linea che separa
- 14:09Speaker 2: l'essere umano civile dal predatore è incredibilmente sottile e spesso
- 14:15Speaker 2: basta togliere la paura della punizione per vederla svanire.