Latest / Giorno per giorno / Sarà un'estate di guerre (cominciando dal Sudan)
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- 0:04Speaker 2: Attualmente quello che sta passando il Sudan, dopo più di
- 0:08Speaker 2: tre anni di conflitto, è un conflitto che sta scoinvolgendo
- 0:12Speaker 2: un paese intero. Le stesse Nazioni Unite dichiarano che la
- 0:18Speaker 2: crisi umanitaria che si sta avendo in Sudan può essere
- 0:21Speaker 2: considerata come la maggiore crisi umanitaria attualmente in atto nel mondo.
- 0:28Speaker 3: La peggior crisi umanitaria del mondo, benché quella di cui
- 0:31Speaker 3: si parli meno, lo dice da Khartoum Matteo D'Alonso, direttore
- 0:35Speaker 3: di Emergency in Sudan. Lo dice l'ONU e lo dicono
- 0:39Speaker 3: delle cifre spaventose.
- 0:41Speaker 2: Parliamo di 33 milioni di persone, su un totale di circa 60
- 0:46Speaker 2: milioni di abitanti del Sudan, che necessitano in qualche maniera
- 0:51Speaker 2: di assistenza umanitaria.
- 0:54Speaker 3: Significa che oltre la metà della popolazione ha bisogno di
- 0:57Speaker 3: aiuto e per la gran parte si tratta di bambini, sfollati, denutriti, malati. Già 150.000
- 1:04Speaker 3: vittime e un paese ostaggio di un conflitto che è
- 1:07Speaker 3: entrato nel quarto anno di violenze.
- 1:10Speaker 2: Per i nostri pazienti pediatrici quello che noi offriamo è
- 1:13Speaker 2: anche un servizio di vaccinazione che spesso è stato interrotto
- 1:17Speaker 2: negli ultimi tre anni. Quindi si vedono malattie come la
- 1:21Speaker 2: pertosse e il morbillo con un'incidenza sempre più alta. Oltre
- 1:25Speaker 2: questo il grado di malnutrizione è aumentato e in genere
- 1:30Speaker 2: una patologia in concomitanza con la malnutrizione può far solo
- 1:34Speaker 2: aggravare il quadro clinico.
- 1:36Speaker 3: Emergency è nel paese da 20 anni e in questo momento
- 1:39Speaker 3: è un presidio sanitario essenziale perché tutte le altre strutture
- 1:43Speaker 3: mediche per l'80% sono distrutte. Oltre alla
- 1:51Speaker 2: clinica pediatrica, gestisce un ospedale di cardiochirurgia. Noi siamo l'unico
- 1:54Speaker 2: centro di cardiochirurgia in Sudan, ma verosimilmente in tutta l'area africana,
- 1:58Speaker 2: completamente gratuito. Alcuni dei nostri pazienti arrivano dopo anche 20 giorni,
- 2:05Speaker 2: un mese di viaggio in condizioni disperate, a piedi, a
- 2:10Speaker 2: dorso di un asino, facendo l'autostop.
- 2:13Speaker 3: D'Alonso parla dalla capitale, che è stata contesa a lungo
- 2:16Speaker 3: dalle due fazioni. I filogovernativi della SAF, le forze armate sudanesi,
- 2:21Speaker 3: e i ribelli del RSF, le forze di supporto rapido.
- 2:25Speaker 2: Dallo scoppio della guerra, dopo poche settimane, l'intera capitale era
- 2:30Speaker 2: sotto il controllo delle forze di supporto rapido. Dopo lunghe
- 2:36Speaker 2: battaglie c'è stato un assedio all'inizio del 2025 e da aprile 2025
- 2:42Speaker 2: le forze filogovernative sono riuscite a riprendere il controllo della città.
- 2:49Speaker 2: Attualmente è una città che prova a ripartire ma in
- 2:54Speaker 2: un contesto come quello del Sudan manca completamente, parzialmente, della
- 3:00Speaker 2: maggior parte dei servizi di base, quale elettricità, corrente acqua,
- 3:05Speaker 2: servizi idrici, fognari, ospedali. Osserviamo un flusso di rientro verso
- 3:11Speaker 2: la capitale, una città che ad oggi non sembrerebbe pronta
- 3:15Speaker 2: ad accogliere i 5 milioni di abitanti che erano gli abitanti
- 3:20Speaker 2: stimati prima del conflitto.
- 3:24Speaker 3: Manca tutto, anche la corrente elettrica a Khartoum, e per
- 3:27Speaker 3: far funzionare un ospedale servono allora i generatori, che marciano
- 3:31Speaker 3: a carburante. Ma a questo scenario si aggiunge lo stallo
- 3:34Speaker 3: nello stretto di Hormuz, dove anche la nave cisterna destinata
- 3:38Speaker 3: a emergency in Sudan è bloccata. Tempi difficili di caos
- 3:42Speaker 3: e di guerre, ovunque si guardi. Io sono Alessandra Coppola,
- 3:49Speaker 3: e questo è Mappe, capire il mondo. il podcast settimanale
- 3:53Speaker 3: di Esteri del Corriere della Sera. È un progetto che
- 3:57Speaker 3: inizierà a pieno regime da settembre, ma che vi presentiamo
- 4:00Speaker 3: già adesso con questa puntata speciale. Abbiamo cominciato dal Sudan,
- 4:04Speaker 3: dove il conflitto è in corso e non ci sono
- 4:06Speaker 3: prospettive di tregua, ma è uno dei tanti. La domanda
- 4:10Speaker 3: da cui cominciamo il titolo di questa puntata allora è
- 4:13Speaker 3: sarà un'estate di guerre? Con me ci sono Barbara Stefanelli,
- 4:18Speaker 3: condirettrice del Corriere della Sera, e Marilisa Palumbo, capo degli esteri.
- 4:23Speaker 3: Ragioneremo anche con la politologa Nathalie Tocci. Torneremo infine sull'emergenza
- 4:27Speaker 3: del Sudan, il rischio di carestia provocato dal conflitto. Ma intanto,
- 4:32Speaker 3: perché per iniziare un podcast di esteri dobbiamo necessariamente parlare
- 4:36Speaker 3: di guerre? Secondo il Comitato della Croce Rossa Internazionale sono
- 4:39Speaker 3: in corso 130 conflitti armati nel mondo, tra paesi o all'interno
- 4:44Speaker 3: dei confini nazionali. Ed è un dato in crescita. In
- 4:47Speaker 3: che epoca stiamo vivendo, Barbara Stefanelli?
- 4:51Speaker 4: Alessandra, lo hai appena detto, 130 conflitti in crescita. E poco
- 4:56Speaker 4: prima abbiamo sentito che in Sudan una persona su due
- 5:00Speaker 4: ha bisogno di assistenza. Qui dovremmo subito fare un salto,
- 5:04Speaker 4: superare quella classica distanza noi- loro. In Sudan vivono 60 milioni di persone,
- 5:10Speaker 4: come in Italia. E quindi dobbiamo raffigurarci questa situazione e
- 5:14Speaker 4: dirci che come se in Italia una persona su due,
- 5:18Speaker 4: quindi o io o te... Ha bisogno di aiuto, è
- 5:21Speaker 4: in difficoltà, sta soffrendo e questo è un modo di
- 5:25Speaker 4: non guardare alle guerre, ai conflitti, alle emergenze da lontano,
- 5:30Speaker 4: magari con un'attenzione, con una sensibilità intermittente. Io credo che
- 5:36Speaker 4: questo è un punto fondamentale per il nostro podcast. è
- 5:40Speaker 4: vero ci sentiamo assediati dai conflitti ma così tanto che
- 5:45Speaker 4: alla fine non vorremmo sentirli non vorremmo sentire sicuramente non
- 5:50Speaker 4: vorremmo reagire Quindi ci sono questi momenti di attenzione vera,
- 5:55Speaker 4: di struggimento anche, e poi seguono lunghe fasi di rimozione
- 6:01Speaker 4: o anche più banalmente di distrazione. Nel caso dell'Iran, Alessandra,
- 6:05Speaker 4: è clamoroso. All'inizio abbiamo provato tantissima compassione, commozione anche per
- 6:12Speaker 4: le ragazze iraniane nel 2022 e anche all'inizio del 2023. Ci siamo
- 6:18Speaker 4: tagliate le ciocche di capelli per dimostrare che eravamo accanto
- 6:21Speaker 4: a loro, poi 8-9 gennaio 2026, cioè quest'inverno, 20.000-30.000 forse ragazzi
- 6:29Speaker 4: e ragazze massacrati in 24 ore per... Brevità e gravità una
- 6:36Speaker 4: delle stragi di stato più drammatiche della storia e ce
- 6:40Speaker 4: n'è importato veramente pochissimo e forse prima c'era successo con
- 6:43Speaker 4: la Siria in Siria più di mezzo milione di morti
- 6:47Speaker 4: in 13 14 anni di guerra. Ma della Siria ci siamo interessati
- 6:51Speaker 4: sinceramente molto poco oppure un poco ma molto meno di
- 6:56Speaker 4: quanto avremmo dovuto e questo è l'ultimo punto che mi
- 7:00Speaker 4: sta veramente a cuore perché a noi sembra di discutere
- 7:04Speaker 4: tantissimo in questa fase storica. Ma a me pare che
- 7:08Speaker 4: a volte lo facciamo attorno a dei simulacri, cioè discutiamo
- 7:14Speaker 4: e ci importa di più delle visualizzazioni che ottengono i
- 7:17Speaker 4: nostri commenti che dei numeri veri delle stragi, della gente
- 7:22Speaker 4: che muore, della gente che viene ammazzata. Questo è un
- 7:25Speaker 4: po' in una sintesi bruta quello che mi preoccupa e
- 7:29Speaker 4: quello che mi fa dire che in questa fase storica
- 7:33Speaker 4: l'onestà è un elemento fondamentale di come facciamo informazione. Sembra
- 7:39Speaker 4: una cosa vecchissima l'onestà, l'onestà nell'esercizio del nostro lavoro che
- 7:43Speaker 4: resta quello di raccogliere notizie e riproporle con chiarezza, con
- 7:48Speaker 4: la massima completezza possibile per dimostrare che Che non c'è
- 7:52Speaker 4: tutta questa distanza, che non c'è noi e loro, che
- 7:55Speaker 4: non c'è noi e loro guardando al Sudan, che non
- 7:57Speaker 4: c'è noi e loro guardando alle ragazze iraniane che somigliano
- 8:00Speaker 4: tantissimo alle nostre ragazze, che non c'è noi e loro
- 8:04Speaker 4: guardando la gente che è rimasta intrappolata per mesi, per
- 8:10Speaker 4: anni a Gaza. E che è molto più importante capire
- 8:13Speaker 4: come aiutare la popolazione di Gaza che azzuffarci tra noi,
- 8:18Speaker 4: tra propalla e antipalla in Italia con quello sdegno che
- 8:23Speaker 4: ci riempie talmente tanto di compiacimento che poi non facciamo niente.
- 8:29Speaker 3: Maria Elisa Palumbo, capo della redazione esteri del Corriere della Sera.
- 8:33Speaker 3: Quello che racconta Barbara è un tuo pane quotidiano e
- 8:37Speaker 3: anche un tuo cruccio quotidiano. C'è uno studio appena pubblicato
- 8:40Speaker 3: dell'Istituto di ricerca sulla pace di Oslo sull'andamento dei conflitti
- 8:44Speaker 3: armati dopo la Seconda Guerra Mondiale, quindi dal 1945 ad oggi,
- 8:48Speaker 3: e si vede nel grafico una crescita esponenziale a partire
- 8:51Speaker 3: dagli anni 20 del 2000. Non si parla neanche più di picco,
- 8:55Speaker 3: si parla oramai di una tendenza. Certamente pesano l'attacco russo all'Ucraina,
- 9:00Speaker 3: la devastazione di Gaza da parte di Israele, il conflitto
- 9:03Speaker 3: in Sudan, ma c'è dell'altro. Sembra nel complesso una corsa
- 9:07Speaker 3: al caos.
- 9:09Speaker 5: Quel grafico è interessante perché restituisce plasticamente quello che sta succedendo.
- 9:15Speaker 5: Come dici tu, non è un picco, ma una tendenza.
- 9:18Speaker 5: E quello che mi colpisce, se ci pensi, dopo la
- 9:20Speaker 5: caduta del muro di Berlino negli anni 90, c'era questa idea
- 9:24Speaker 5: che si andava verso un mondo più pacifico, più giusto,
- 9:27Speaker 5: con più democrazia, che la globalizzazione sarebbe equivalsa a più diritti,
- 9:32Speaker 5: più libertà ovunque, più commercio uguale più democrazia, più democrazia
- 9:36Speaker 5: uguale più commercio. Invece non è stato così. Cioè lo
- 9:39Speaker 5: è stato fino a un certo punto ma poi c'è
- 9:41Speaker 5: stata questa involuzione e anche per esempio sul ruolo della
- 9:45Speaker 5: rete se ci pensate ci siamo illusi che internet avrebbe
- 9:50Speaker 5: creato degli spazi di discussione e di libertà e anche
- 9:54Speaker 5: di lotta per le popolazioni dentro le dittature e questo
- 9:57Speaker 5: in parte è stato vero. però che cosa è successo poi?
- 10:00Speaker 5: Che gli autocrati hanno imparato a usare la rete meglio
- 10:04Speaker 5: di tutti gli altri e quindi spesso internet è diventato
- 10:08Speaker 5: invece uno strumento di repressione non solo, i social network
- 10:11Speaker 5: come abbiamo ormai imparato sono diventati degli strumenti di divisione
- 10:16Speaker 5: dentro le nostre società cioè spesso iniettano veleno nel discorso pubblico,
- 10:20Speaker 5: nel dibattito pubblico al punto di arrivare a fomentare delle
- 10:24Speaker 5: rivolte nelle nostre città e addirittura dei conflitti armati Il
- 10:29Speaker 5: punto adesso è capire perché tutto questo sta avvenendo. La
- 10:32Speaker 5: rete è un motivo ma non il principale. L'altro è,
- 10:36Speaker 5: come approfondiremo in questo podcast, la crisi dell'ordine liberale internazionale.
- 10:41Speaker 5: E in particolare questa idea di essere entrati in una
- 10:44Speaker 5: sorta di età dell'impunità, in cui gli stati e anche
- 10:48Speaker 5: attori non statali possono fare delle cose inaudite senza pagarne
- 10:52Speaker 5: le conseguenze. Un giornalista è stato fatto a pezzi in
- 10:56Speaker 5: un consolato turco per ordine del principe saudita Bin Salman
- 11:01Speaker 5: e alla fine non solo Trump ma anche Biden hanno
- 11:03Speaker 5: dovuto venire a patti con questo principe che ha ordinato
- 11:07Speaker 5: la morte di Khashoggi. L'invasione dell'Ucraina è l'esempio più clamoroso,
- 11:12Speaker 5: ci sono state sanzioni, la Russia è isolata, però quella
- 11:15Speaker 5: guerra va avanti da oltre quattro anni e la Russia
- 11:19Speaker 5: non ha ancora pagato un vero prezzo per questo. Gli
- 11:23Speaker 5: Stati Uniti hanno operato un raid in Venezuela che sicuramente
- 11:26Speaker 5: sì ci ha liberato da un dittatore, però non aveva
- 11:29Speaker 5: alcuna giustificazione di diritto internazionale e soprattutto non ha liberato
- 11:33Speaker 5: la popolazione veramente. e a proposito degli Stati Uniti quello
- 11:38Speaker 5: che era considerato il poliziotto buono dell'ordine internazionale per carità
- 11:42Speaker 5: sappiamo che non è sempre stato così anzi però in
- 11:46Speaker 5: qualche modo un garante di un certo ordine adesso non
- 11:49Speaker 5: lo è più soprattutto perché è diventato completamente imprevedibile e
- 11:53Speaker 5: l'altro elemento ancora è l'esplosione di tantissimi conflitti che sono
- 11:59Speaker 5: dimenticati di cui non si parla e spesso questi conflitti
- 12:02Speaker 5: derivano anche non tanto e non solo da motivi politici
- 12:06Speaker 5: ma da cambiamenti climatici per esempio pensiamo a tutto quello
- 12:09Speaker 5: che sta avvenendo in Africa che è spinto anche dalla
- 12:13Speaker 5: corsa per le risorse di tantissimi di questi conflitti noi
- 12:16Speaker 5: non parliamo non solo il Sudan che approfondiamo in questo
- 12:19Speaker 5: podcast Ma pensiamo al Sahel, a tutto quello che sta avvenendo,
- 12:23Speaker 5: i gruppi jihadisti che stanno prendendo il controllo di tutta
- 12:26Speaker 5: quell'area dopo il ritiro occidentale. Myanmar c'è una guerra civile
- 12:31Speaker 5: che fa decine di migliaia di morti e di cui
- 12:33Speaker 5: non si parla praticamente mai. Oppure pensiamo all'Afghanistan. L'Afghanistan ha
- 12:38Speaker 5: metà della popolazione che necessita di un'assistenza umanitaria che non arriva.
- 12:43Speaker 5: Ed è di qualche giorno fa la notizia di queste
- 12:45Speaker 5: donne che sono scese in piazza per protestare contro il
- 12:49Speaker 5: velo e acquita, le bagne hanno sparato. C'è un'altra cosa
- 12:53Speaker 5: secondo me importante in questo scenario che è la guerra
- 12:57Speaker 5: alle organizzazioni umanitarie. In tanti posti del mondo, e penso
- 13:01Speaker 5: anche a Gaza e a quanto Israele sta rendendo difficile
- 13:05Speaker 5: se non impossibile l'azione delle organizzazioni umanitarie sul terreno, ma
- 13:09Speaker 5: penso anche ai tagli enormi che l'amministrazione Trump ha fatto
- 13:14Speaker 5: a USAID che hanno causato la morte di migliaia di
- 13:18Speaker 5: persone in tutto il mondo. Per quanto riguarda il nostro lavoro,
- 13:21Speaker 5: il problema qual è? È oscillare tra la suefazione, che
- 13:26Speaker 5: è inevitabile, però anche i toni apocalittici, che dobbiamo cercare
- 13:31Speaker 5: sempre di evitare, perché nonostante tutto dobbiamo ricordarci di vivere
- 13:35Speaker 5: in un mondo che per tante cose è migliore di
- 13:38Speaker 5: quello in cui hanno vissuto i nostri genitori, dove l'aspettativa
- 13:41Speaker 5: di vita è aumentata. Quindi è la ricerca di questo
- 13:45Speaker 5: equilibrio che non sempre è facile
- 13:51Speaker 3: Di questo nuovo disordine mondiale abbiamo parlato con Nathalie Tocci,
- 13:55Speaker 3: docente di relazioni internazionali alla Johns Hopkins University.
- 13:59Speaker 6: Credo che alla base di tutto questo ci sia quello
- 14:03Speaker 6: che il primo ministro canadese Mike Carney ha definito la rottura.
- 14:09Speaker 6: È arrivato il momento di riconoscere che oramai l'ordine liberale
- 14:14Speaker 6: internazionale è diventato una finzione.
- 14:17Speaker 3: Risentiamo questo passaggio perché è considerato un discorso fondativo. Carney
- 14:22Speaker 3: a Davos il 20 gennaio scorso. E
- 14:24Speaker 7: io parlerò oggi della rottura dell'ordine mondiale.
- 14:37Speaker 3: Parlerò oggi della rottura dell'ordine mondiale, della fine di una
- 14:41Speaker 3: finzione gradevole e dell'inizio di una realtà brutale.
- 14:45Speaker 6: Quello che intendeva è che non è sempre stata una finzione.
- 14:49Speaker 6: E in quell'ordine liberale internazionale, per carità, non vuol dire
- 14:53Speaker 6: che non esistevano le guerre, però erano guerre tendenzialmente lontane,
- 14:58Speaker 6: in Africa, in Medio Oriente e soprattutto guerre intrastato. Che
- 15:05Speaker 6: cosa sta avvenendo? Rottura nel senso che letteralmente si sta
- 15:08Speaker 6: rompendo l'ordine e per ordine intendiamo istituzioni, intendiamo norme e
- 15:15Speaker 6: quindi diritto internazionale. E quindi vediamo non soltanto guerre intrastato,
- 15:21Speaker 6: ma che queste guerre intrastato, a differenza del passato, stanno
- 15:25Speaker 6: acquisendo sempre più dimensioni regionali o dimensioni globali. Pensiamo ad
- 15:31Speaker 6: esempio alla guerra in Libia, anziché il conflitto in Siria,
- 15:36Speaker 6: anziché il conflitto in Sudan, e vediamo una sorta di stratificazione. Sì,
- 15:41Speaker 6: sono guerre teoricamente intrastato, ma che in realtà hanno poi
- 15:47Speaker 6: un secondo cerchio che è regionale e poi a sua
- 15:51Speaker 6: volta un terzo cerchio di natura più globale. E questa
- 15:55Speaker 6: stratificazione le rende molto più violente e molto più durature.
- 16:00Speaker 3: E poi quello che è accaduto negli ultimi anni è
- 16:03Speaker 3: che sono esplose le guerre, non all'interno degli stati, ma
- 16:06Speaker 3: tra gli stati, che nell'ordine liberale internazionale spiegatoci quasi non
- 16:11Speaker 3: esistevano più.
- 16:13Speaker 6: Ci potevano essere accordi e disaccordi su mille cose, ma
- 16:18Speaker 6: su una cosa erano tutti d'accordo, che la base del
- 16:21Speaker 6: diritto internazionale, integrità territoriale e sovranità non si toccava. Sicuramente
- 16:27Speaker 6: ci sono state violazioni, pensiamo all'invasione dell'Iraq ad esempio, ma
- 16:34Speaker 6: era riconosciuta come una violazione. In questo momento che cosa
- 16:38Speaker 6: sta avvenendo? A partire dall'invasione russa dell'Ucraina per arrivare all'attacco
- 16:45Speaker 6: ripetuto di Stati Uniti e Israele contro l'Iran è che
- 16:50Speaker 6: quella base su cui teoricamente democrazia e autocrazia bene o
- 16:55Speaker 6: male tutti d'accordo anche quella è saltata.
- 16:58Speaker 3: Protagoniste di questa rottura dell'ordine mondiale sono gli Stati Uniti
- 17:02Speaker 3: d'America che un tempo hanno tenuto in piedi la struttura
- 17:05Speaker 3: e oggi la picconano.
- 17:07Speaker 6: Se vogliamo vederla sotto un'ottica positiva, quello che possiamo dire
- 17:12Speaker 6: è che il fatto che Trump cerca di fare delle
- 17:15Speaker 6: cose ma sta fallendo miseramente e questi suoi fallimenti o
- 17:20Speaker 6: anche questi suoi tentativi, ogni azione genera una reazione. paradossalmente
- 17:26Speaker 6: ci potremmo ritrovare in una situazione in cui in parte
- 17:29Speaker 6: i suoi fallimenti e in parte le reazioni alle sue
- 17:32Speaker 6: azioni potrebbero rafforzare un ordine. Che cosa intendo? Partiamo da,
- 17:38Speaker 6: non so, il commercio internazionale. Quindi Trump arriva, grande annuncio,
- 17:44Speaker 6: Liberation Day e quindi Dazi a destra e manca. Le
- 17:48Speaker 6: azioni di Trump hanno scatenato un attivismo di senza precedenti
- 17:54Speaker 6: negli ultimi decenni sul commercio internazionale, cioè senza Trump l'Unione
- 18:00Speaker 6: Europea negli ultimi mesi, non negli ultimi anni, negli ultimi
- 18:03Speaker 6: mesi ha raggiunto accordi commerciali con i paesi latinoamericani del Mercosur,
- 18:10Speaker 6: con l'India, con l'Indonesia, con l'Australia, con il Messico, ha
- 18:16Speaker 6: avviato tramite la mediazione del Canada un dialogo con i
- 18:22Speaker 6: paesi dell'Asia Pacifico. Tutto questo, se non ci fossero stati
- 18:26Speaker 6: i dazzi di Trump, non sarebbe avvenuto. È vero che
- 18:29Speaker 6: tu mi dirai, vabbè, però non è che sta arrabbiando l'OMC. No, benissimo,
- 18:34Speaker 6: l'Organizzazione Mondiale per il Commercio non riesce a superare il
- 18:38Speaker 6: blocco che parte soprattutto dagli Stati Uniti, non solo, ma
- 18:41Speaker 6: soprattutto dagli Stati Uniti. Ma vediamo questi accordi bilaterali, plurilaterali,
- 18:48Speaker 6: che in realtà ci parlano di un altro ordine emergente
- 18:51Speaker 6: in ambito di commercio internazionale.
- 18:53Speaker 3: E questo vale anche, secondo Tocci, in campo diplomatico.
- 18:57Speaker 6: è vero il Consiglio di sicurezza dell'ONU è bloccato, ma
- 19:01Speaker 6: queste guerre, appunto la guerra degli Stati Uniti in Iran,
- 19:06Speaker 6: il tradimento degli Stati Uniti nei confronti dell'Ucraina, stanno mobilitando
- 19:11Speaker 6: in realtà nuove, chiamiamole coalizioni dei volenterosi, in configurazioni molto diverse,
- 19:18Speaker 6: perché ne abbiamo vista una sull'Iran, sull'Ucraina, ne abbiamo visto
- 19:22Speaker 6: un'altra sull'Agroinlandia, adesso ne stiamo vedendo una in Medio Oriente,
- 19:27Speaker 6: quindi vediamo il modo in cui altri stati, a partire
- 19:30Speaker 6: dagli stati europei, ma non esclusivamente gli stati europei, cercano
- 19:34Speaker 6: di creare nuove forme di multilateralismo come reazione a Trump.
- 19:41Speaker 3: Seguendo questo ragionamento, anche l'ostruzionismo di Trump in campo ecologico
- 19:45Speaker 3: ed energetico potrebbe dare i suoi frutti positivi.
- 19:49Speaker 6: Trump abbandona gli accordi di pareggi, quindi picconata, vuole uccidere
- 19:54Speaker 6: in ogni modo possibile e immaginabile la transizione energetica, ma
- 19:59Speaker 6: in realtà quello che sta facendo, se pensiamo, ritorniamo alla
- 20:02Speaker 6: guerra in Iran, è probabilmente aver dato un'accelerazione pazzesca alla
- 20:07Speaker 6: transizione energetica. perché in un momento in cui attraverso la
- 20:12Speaker 6: sua guerra idiota si è militarizzato lo stretto di Ormuz,
- 20:17Speaker 6: qual è l'unica reazione razionale che possono avere gli stati?
- 20:22Speaker 6: Quella di dire non è un progetto bizzarro ideologico cercare
- 20:27Speaker 6: di aumentare le fonti rinnovabili, è parte della sicurezza energetica
- 20:31Speaker 6: di un paese. perché il sole non passa o il
- 20:35Speaker 6: vento non passa, ma anche il nucleare non passa per
- 20:38Speaker 6: lo stretto di Ormuz. E quindi, diciamo, forse a vederla
- 20:43Speaker 6: in maniera stranamente positiva, Trump forse potrebbe diventare l'artefice, se vogliamo,
- 20:51Speaker 6: inconsapevole e inconsciamente di un nuovo
- 20:54Speaker 3: ordine. Persino il disimpegno di Trump nella guerra in Ucraina,
- 20:57Speaker 3: nell'analisi di Tocci, non ha provocato la catastrofe che sembrava annunciare.
- 21:02Speaker 6: Gli Stati Uniti fornivano circa, le stime variano, tra i 20
- 21:06Speaker 6: e i 30 miliardi l'anno in sostegno all'Ucraina. Oggi gli Stati
- 21:12Speaker 6: Uniti forniscono meno di mezzo miliardo l'anno, anzi diciamo nel 2026
- 21:18Speaker 6: siamo già a metà dell'anno, non c'è stato nulla, c'è
- 21:22Speaker 6: zero all'Ucraina. Gli europei fanno più di quello che facevano,
- 21:26Speaker 6: poi soprattutto dopo la sconfitta di Viktor Orban in Ungheria,
- 21:31Speaker 6: i famosi 90 miliardi di sostegno all'Ucraina sono stati approvati, ebbene
- 21:37Speaker 6: l'Ucraina oggi è militarmente in una posizione più forte, anzi
- 21:42Speaker 6: la posizione più forte da perlomeno la fine del 2022. Da
- 21:48Speaker 6: allora una lenta guerra di attrito a vantaggio della Russia.
- 21:53Speaker 6: Questo oramai è stato ribaltato. Ogni mese sono tra i 35
- 21:59Speaker 6: e i 40 mila soldati russi morti o feriti. Questo è
- 22:07Speaker 6: il terzo mese consecutivo in cui gli ucraini guadagnano più
- 22:12Speaker 6: territorio di quanto non ne perdono. Quindi hanno un vantaggio netto.
- 22:17Speaker 6: La Russia sta subendo perdite crescenti. per guadagno zero praticamente
- 22:24Speaker 6: o addirittura meno di zero. E tutto questo in una
- 22:27Speaker 6: situazione in cui gli Stati Uniti in realtà non svolgono
- 22:31Speaker 6: più alcun tipo di ruolo, in cui l'unità europea, soprattutto
- 22:35Speaker 6: dopo la fuoriuscita di Orban, in realtà si è rafforzata
- 22:40Speaker 3: Prima di chiudere la puntata torniamo in Sudan, dove è
- 22:43Speaker 3: appena iniziata la stagione delle piogge, che può peggiorare la
- 22:47Speaker 3: diffusione di alcune malattie come la malaria e il colera,
- 22:50Speaker 3: e certamente aggrava la minaccia di carestia. È la voce
- 23:04Speaker 3: di Philip Croft, anche lui collegato da Khartoum, dove lavora
- 23:07Speaker 3: per il World Food Program, il programma alimentare mondiale, e
- 23:11Speaker 3: sta spiegando che nei loro calcoli 19 milioni e mezzo di
- 23:14Speaker 3: persone come se fosse un terzo degli italiani, hanno bisogno
- 23:19Speaker 3: di assistenza per non morire, soprattutto per la mancanza di
- 23:23Speaker 8: cibo. 14
- 23:32Speaker 3: milioni di persone non raggiungono le 2100 calorie quotidiane che sono
- 23:36Speaker 3: la soglia della sopravvivenza. 5 milioni fanno fatica anche a
- 23:40Speaker 3: mettere insieme un solo pasto al giorno. 135.000 sono a
- 23:45Speaker 3: rischio immediato e ci
- 23:46Speaker 8: sono almeno due morti al giorno per la
- 23:47Speaker 3: fame. Ci sono almeno due morti al giorno per la fame. 825.000
- 24:14Speaker 3: bambini sotto i 5 anni sono denutriti. Bisogna immaginare che in
- 24:19Speaker 3: questi tre anni di guerra le violenze e gli spostamenti
- 24:22Speaker 3: forzati hanno lasciato i campi incolti, il bestiame abbandonato, le
- 24:26Speaker 3: infrastrutture distrutte. Risulta complicatissimo far arrivare il cibo a chi
- 24:31Speaker 3: ne ha bisogno. Si aggiunga che organismi internazionali come il
- 24:34Speaker 3: World Food Programme sperimentano uno storico taglio dei fondi, soprattutto
- 24:39Speaker 3: perché i paesi donatori, Stati Uniti in testa, ma anche l'Europa,
- 24:42Speaker 3: hanno tagliato i contributi. Gli operatori umanitari sono bersagli, non
- 24:46Speaker 3: vengono risparmiati, colleghi di Philip sono morti, la situazione sul
- 24:50Speaker 3: campo è pericolosa e anche la sicurezza costa. Che cosa
- 24:54Speaker 3: si può fare da qui? Penso che
- 24:55Speaker 8: una delle cose più importanti sia non dimenticare il Sudan
- 25:04Speaker 8: o non scegliere di ignorare la sofferenza umana nel Sudan.
- 25:05Speaker 3: Philip dice che la cosa più importante è non dimenticare
- 25:08Speaker 3: il Sudan. Viviamo in tempi in cui la solidarietà e
- 25:11Speaker 3: l'empatia sono sotto pressione su molti fronti, dice. Ricordiamo a
- 25:16Speaker 3: chi è al potere di non dimenticare chi ha bisogno
- 25:19Speaker 3: di aiuto. Ma per capire il mondo è il podcast
- 25:32Speaker 3: settimanale di Esteri del Corriere della Sera, da un'idea di
- 25:35Speaker 3: Barbara Stefanelli, scritto da Alessandra Coppola con la redazione Esteri
- 25:39Speaker 3: del Corriere. Montaggio e sound design a cura di Keymotions,
- 25:43Speaker 3: Giacomo Vaghi con Federico Caruso e Giorgia Venturi. Progetto grafico
- 25:48Speaker 3: di Michele Lovison.