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- Il Vampiro che aveva paura del sangue Favole dell'Unicorno Nel Castello Nerorosso di Zuccaluna viveva un vampiro che custodiva un segreto così imbarazzante che avrebbe preferito passare cento anni chiuso nella propria bara piuttosto che confessarlo alla propria famiglia. Si chiamava Victor Von Pallidini, aveva tredici anni, capelli neri perfettamente pettinati, due canini appuntiti, un mantello foderato di velluto rosso e quell’aria elegante che avevano tutti i membri della sua antichissima famiglia. I Von Pallidini erano vampiri famosi in tutta la regione. Il nonno, Conte Vladimondo, riusciva a entrare in una stanza senza produrre il minimo rumore; zia Vampiria sapeva trasformarsi in pipistrello prima ancora che qualcuno finisse di pronunciare il suo nome; il cugino Vladino sosteneva di aver attraversato una foresta infestata completamente da solo. Victor invece aveva una caratteristica che non compariva in nessun ritratto di famiglia e che certamente nessuno avrebbe voluto incidere sulla parete degli antenati. Victor aveva una paura terribile del sangue. Non un semplice fastidio. Bastava una minuscola goccia rossa perché le sue ginocchia diventassero molli, le mani fredde e la stanza iniziasse a girare. Una volta si era punto un dito cercando di appuntare una spilla sul mantello ed era svenuto così velocemente che il maggiordomo lo aveva trovato mezz’ora dopo abbracciato a una tenda. Un’altra volta aveva visto un pomodoro schiacciato sul pavimento della cucina e aveva perso i sensi prima ancora di capire che non si trattava di sangue. Naturalmente nessuno dei Von Pallidini conosceva il segreto. Victor aveva trascorso anni inventando scuse, cambiando argomento e soprattutto evitando il Banchetto della Luna Rossa, la festa più importante della famiglia, durante la quale tutti i vampiri si sedevano attorno a un lunghissimo tavolo e bevevano da antichi calici d’argento una misteriosa bevanda rossa. Un anno aveva detto di avere mal di canino, un altro aveva finto di essere rimasto bloccato nella forma di pipistrello e una volta aveva trascorso tutta la serata dentro un armadio, facendo sapere a tutti di essere partito improvvisamente per la Transilvania. Ma quell’anno le scuse erano finite, perché il Conte Vladimondo annunciò davanti a tutta la famiglia che Victor avrebbe avuto l’onore di aprire personalmente il banchetto. Victor sorrise, ringraziò con molta educazione e, appena nessuno lo guardava più, uscì dalla sala e svenne dietro una statua. Nei giorni successivi Victor decise che avrebbe sconfitto la paura da solo. Cominciò con una fragola. La posò sopra un piatto bianco, si sedette dall’altra parte del tavolo e la osservò cercando di convincersi che fosse soltanto un frutto. Resistette quasi un minuto. Poi una goccia di succo rosso scivolò lungo la fragola e Victor cadde all’indietro insieme alla sedia. Il secondo giorno provò con una ciliegia, ma il risultato fu identico. Il terzo si presentò davanti a una bottiglia di succo di pomodoro con un cuscino già preparato dietro la testa, dimostrando almeno una certa capacità organizzativa. Quando il tappo si aprì facendo “pop”, Victor svenne sul cuscino come previsto. Fu allora che capì di avere bisogno di aiuto e mandò un messaggio a Matilde, Riccardo e Olivia, i tre giovani investigatori di Zuccaluna. Li fece entrare nel castello attraverso una porta secondaria e li condusse in una stanza dove nessuno potesse sentirli. Quando confessò il proprio problema, Riccardo cercò seriamente di non ridere, ma durò soltanto pochi secondi. Matilde invece fece una domanda semplice: Victor aveva mai visto con i propri occhi qualcuno bere davvero sangue durante il Banchetto della Luna Rossa? Victor aprì la bocca, poi la richiuse. In realtà no. Da piccolo non aveva mai partecipato al brindisi e, crescendo, aveva sempre evitato la festa. Aveva semplicemente dato per scontato che un’antica famiglia di vampiri servisse sangue dentro calici rossi. Olivia propose quindi un’indagine. Avrebbero scoperto cosa veniva veramente preparato nelle cucine prima del banchetto. Quella stessa notte attraversarono i corridoi sotterranei del castello, superarono una sala piena di ritratti che li seguivano con lo sguardo e raggiunsero una grande dispensa chiusa con tre lucchetti. Riccardo provò ad aprirli con una forcina, ma dopo cinque minuti ammise che non aveva idea di come si facesse. Olivia gli tolse la forcina dalle mani e li aprì tutti in meno di un minuto. Dentro c’erano decine di bottiglie scure. Victor rimase vicino alla porta, pronto a scappare, mentre Matilde prendeva la prima bottiglia e leggeva l’etichetta: succo di ciliegia speziato. La seconda conteneva lampone, la terza melograno, la quarta una miscela di fragola e ribes. Riccardo trovò anche una bottiglia etichettata “Mordimi se hai coraggio”, ne bevve un sorso e scoprì che era succo di pomodoro con così tanto peperoncino che corse per la stanza agitando le braccia e chiedendo acqua. Victor non riusciva a crederci. Per anni aveva immaginato una terribile tradizione familiare che apparentemente non esisteva affatto. Proprio mentre Matilde stava controllando l’ultima bottiglia, una voce profonda disse alle loro spalle che forse sarebbe stato interessante sapere che cosa stessero cercando. I quattro si voltarono e videro il Conte Vladimondo, immobile sulla porta con le braccia incrociate. Victor sentì immediatamente il bisogno di inventare una scusa, ma per la prima volta decise di non farlo. Raccontò tutto. Parlò della paura del sangue, delle feste evitate, delle bugie, della fragola, del succo di pomodoro e persino della sera trascorsa nell’armadio. Quando finì, il nonno rimase in silenzio così a lungo che Victor avrebbe voluto trasformarsi in pipistrello e sparire dalla finestra. Poi Vladimondo cominciò a ridere. Victor abbassò lo sguardo, convinto di essere diventato lo zimbello della famiglia, ma il conte gli mise una mano sulla spalla e spiegò che nessun Von Pallidini beveva sangue da quasi trecento anni. La bisnonna Clementina, una vampira famosa per essere estremamente pratica, aveva deciso che il succo di ciliegia era molto più buono e soprattutto molto meno complicato da conservare. Da allora la famiglia aveva mantenuto i calici, le candele e tutta la scenografia perché sembrava elegante, ma il contenuto era semplicemente succo di frutta. Victor chiese allora perché nessuno glielo avesse mai detto. Il nonno gli rispose che nessuno aveva mai immaginato che fosse necessario. Poi aggiunse una cosa che lasciò Victor ancora più sorpreso: anche lui aveva paura del sangue. Moltissima paura. Una volta era svenuto dal dentista e per anni aveva raccontato di essere stato colpito da una maledizione improvvisa. Victor lo fissò incredulo. Il vampiro che considerava più coraggioso di tutti aveva il suo stesso problema. Quella notte parlarono a lungo e Vladimondo gli spiegò che spesso le famiglie finiscono per raccontare soltanto le parti più eroiche della propria storia, mentre nessuno ricorda le paure, gli errori o i momenti ridicoli. Victor cominciò a chiedersi quante altre cose avesse immaginato soltanto perché non aveva mai avuto il coraggio di fare una domanda. La sera del Banchetto della Luna Rossa il Castello Nerorosso era illuminato da centinaia di candele. Vampiri provenienti da ogni angolo della regione riempivano la grande sala, pipistrelli volavano sotto il soffitto e una lunga fila di calici d’argento scintillava sul tavolo. Victor entrò con il cuore che batteva fortissimo. Sapeva perfettamente che dentro il bicchiere c’era succo di ciliegia, eppure il colore rosso continuava a metterlo a disagio. Prese il calice tra le mani e si preparò al brindisi, ma prima di bere decise di fare qualcosa che non aveva programmato. Disse davanti a tutti di avere paura del sangue. Nella sala calò un silenzio assoluto. Victor raccontò delle scuse inventate e spiegò che per anni aveva creduto di essere l’unico vampiro al mondo con un problema del genere. Nessuno rise. Dopo qualche secondo zia Vampiria alzò lentamente una mano e confessò di avere paura degli aghi. Il cugino Vladino ammise di dormire con una piccola lampada accesa perché il buio totale lo innervosiva. Un vampiro gigantesco di nome Balthazar disse di essere terrorizzato dai pipistrelli, cosa piuttosto imbarazzante perché proprio in quel momento almeno venti pipistrelli stavano riposando sul lampadario sopra la sua testa. Una vecchia prozia confessò di aver paura dei temporali e un altro parente ammise che ogni volta che doveva dormire dentro una bara controllava almeno tre volte che il coperchio potesse riaprirsi. Nel giro di pochi minuti il Banchetto della Luna Rossa si trasformò nella più grande serata delle paure segrete che la famiglia avesse mai organizzato. I vampiri ridevano, raccontavano aneddoti e scoprivano lati degli altri che nessuno aveva mai conosciuto. Victor bevve finalmente il proprio succo di ciliegia. Il primo sorso fu difficile, il secondo meno e al terzo dovette ammettere che era davvero molto buono. Da quella sera Victor non evitò più nessuna festa. Inventò persino una nuova bevanda con ciliegia, cannella e un pizzico di vaniglia che venne chiamata “Il Morso di Victor” e divenne famosa in tutta Zuccaluna. Non smise completamente di avere paura del sangue, naturalmente. Qualche settimana dopo Riccardo inciampò nel cortile e si graffiò un ginocchio. Victor lo guardò, diventò pallido e cadde dritto dentro una siepe. Quando riaprì gli occhi, trovò Matilde, Olivia e Riccardo intorno a lui. Per qualche secondo nessuno disse niente, poi tutti cominciarono a ridere e Victor rise insieme a loro. Aveva finalmente capito che non aveva bisogno di diventare un vampiro diverso per sentirsi all’altezza della propria famiglia. Doveva semplicemente smettere di nascondersi. E se ancora oggi vi capitasse di visitare il Castello Nerorosso durante il Banchetto della Luna Rossa, potreste vedere Victor al centro della tavola con un grande calice rosso tra le mani. Non preoccupatevi: è soltanto succo di ciliegia. Ma se per caso vi tagliaste un dito... fate attenzione a non inciampare nel vampiro svenuto sotto il tavolo.