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- Lo Zombie che perdeva sempre la testa Favole dell'Unicorno Immaginate di svegliarvi una mattina, alzarvi dal letto, andare in bagno, guardarvi allo specchio e scoprire che... NON AVETE PIÙ LA TESTA! È esattamente quello che successe a Zombaldo Svitacollo, lo zombie più distratto di tutto il villaggio di Zuccaluna. A dire il vero, perdere la testa non era una novità per lui. Gli succedeva praticamente ogni giorno. Una volta gli era caduta mentre raccoglieva un fungo, un’altra mentre cercava di infilarsi un maglione e una sera l’aveva persino dimenticata sopra il tavolo di una pizzeria, costringendo il cameriere a rincorrerlo per tre strade con la testa nascosta dentro una scatola per pizze. Ma quella mattina era diverso. La sua testa non era semplicemente caduta. Era SCOMPARSA! E il problema era che proprio quella sera, nel cimitero incantato di Zuccaluna, si sarebbe svolta l’annuale Festa dei Mostri Eleganti, un evento importantissimo durante il quale zombie, fantasmi, scheletri e vampiri si incontravano per eleggere la creatura più raffinata dell’anno. Zombaldo si era preparato per settimane. Aveva comprato una giacca viola nuova, lucidato le scarpe e persino prenotato un appuntamento dal parrucchiere per sistemare quei tre capelli che gli erano rimasti. Ma come avrebbe potuto partecipare a una festa elegante senza testa? Certo, avrebbe risparmiato sul parrucchiere, ma sarebbe stato decisamente complicato mangiare il buffet. Disperato, Zombaldo cominciò a cercare dappertutto. Guardò sotto il letto, dentro l’armadio, dietro la tenda e persino dentro il frigorifero, dove una volta aveva dimenticato un piede mentre cercava qualcosa da mangiare. Niente. La testa era sparita e sul cuscino, al suo posto, c’era soltanto un biglietto scritto con una calligrafia tremolante. Il messaggio diceva: SE VUOI RIVEDERE LA TUA TESTA, TROVA CHI NON HA MAI AVUTO BISOGNO DI UNA BOCCA PER RIDERE. Zombaldo rimase immobile. Non avendo la testa, non poteva nemmeno grattarsela per riflettere. Decise quindi di chiedere aiuto al suo migliore amico, Osvaldo Scricchioloni, uno scheletro che viveva in una piccola cripta vicino alla cappella del cimitero. Osvaldo sosteneva da anni di essere un investigatore straordinario, anche se l’unico caso che avesse mai risolto riguardava la misteriosa scomparsa del proprio femore sinistro, successivamente ritrovato dentro la cuccia di un cane. Quando vide Zombaldo arrivare senza testa, Osvaldo si spaventò così tanto che la mandibola gli cadde direttamente dentro una fioriera. Dopo averla recuperata, ascoltò il racconto dell’amico, esaminò il biglietto e annunciò solennemente che si trovavano davanti a un caso di estrema gravità. Estrasse una lente d’ingrandimento, si sistemò un cappello troppo grande sul cranio e dichiarò ufficialmente aperta l’indagine. Il problema era che Zombaldo non poteva parlare, quindi comunicava attraverso gesti confusi e scrivendo su una vecchia lavagnetta. Dopo quasi mezz’ora di incomprensioni, Osvaldo riuscì finalmente a capire che la testa era scomparsa durante la notte e che qualcuno aveva lasciato un messaggio misterioso. Proprio mentre cercavano di interpretare l’indovinello, arrivò Amelia, una bambina di nove anni che viveva ai margini del villaggio e che adorava i misteri. Amelia conosceva Osvaldo perché ogni tanto lo aiutava a ritrovare le ossa che perdeva durante le passeggiate. Quando vide Zombaldo senza testa, rimase sorpresa soltanto per qualche secondo, poi chiese se avessero già controllato eventuali impronte. Osvaldo dichiarò che naturalmente ci aveva pensato, anche se in realtà stava ancora cercando di capire da quale parte tenere la lente d’ingrandimento. Amelia esaminò il biglietto, osservò il terreno e scoprì tre impronte piccolissime, rotonde e leggermente appiccicose. Vicino alla finestra trovò anche una briciola di biscotto al cioccolato e un pezzetto di filo arancione. Qualcuno era entrato nella casa durante la notte, aveva preso la testa di Zombaldo e aveva lasciato delle tracce. Ma chi poteva essere così piccolo da lasciare quelle impronte e così forte da trasportare una testa intera? I tre investigatori decisero di cominciare dal luogo più frequentato del cimitero: la Taverna del Pipistrello Stanco, dove ogni mattina le creature della notte si incontravano per bere cioccolata calda e lamentarsi dell’arrivo del sole. Appena entrarono, tutti si voltarono verso Zombaldo e per qualche secondo nella taverna calò un silenzio imbarazzante. Poi un vecchio vampiro gli chiese se avesse cambiato pettinatura e uno spettro seduto vicino al camino suggerì che forse quella nuova moda senza testa non gli donava particolarmente. Osvaldo dichiarò immediatamente che stavano conducendo un’indagine segretissima e mostrò a tutti il misterioso biglietto. La prima sospettata fu la strega Gertrudina, famosa per preparare biscotti al cioccolato e per utilizzare fili arancioni nei propri incantesimi. La trovarono nella sua bottega mentre cercava disperatamente di trasformare una mela in una carrozza, ottenendo invece una mela con quattro ruote e un clacson. Gertrudina negò qualsiasi coinvolgimento e spiegò che durante la notte aveva partecipato a una riunione di streghe per organizzare le decorazioni di Halloween. Per dimostrare la propria innocenza, mostrò loro un’enorme torta preparata per la festa. Osvaldo, che non possedeva uno stomaco ma era comunque molto goloso, cercò immediatamente di assaggiarla e finì per perdere tre denti dentro la glassa. Amelia osservò attentamente la bottega e notò che i fili arancioni utilizzati dalla strega erano molto più spessi di quello trovato nella casa di Zombaldo. Inoltre, le sue impronte sarebbero state decisamente più grandi. La strega era innocente. Il secondo sospettato fu un piccolo fantasma di nome Svolazzino, conosciuto per rubare cappelli e nasconderli nei posti più improbabili. Quando lo trovarono, Svolazzino stava tentando di infilare un enorme sombrero sulla testa di una statua. Osvaldo lo interrogò con grande serietà, ma il fantasma dimostrò di non poter essere il colpevole attraversando un muro davanti ai loro occhi e spiegando che, quando provava ad afferrare oggetti pesanti, le sue mani diventavano completamente trasparenti. Per convincerli, tentò di sollevare un secchio d’acqua, ma il secchio gli attraversò le braccia e finì direttamente sopra Osvaldo, che per qualche secondo sembrò uno scheletro appena uscito da una lavatrice. Quando ormai sembrava che tutte le piste fossero sbagliate, Amelia si ricordò del misterioso indovinello. Chi non aveva mai avuto bisogno di una bocca per ridere? Uno scheletro? No, gli scheletri avevano una mandibola. Un fantasma? Nemmeno, perché i fantasmi possedevano comunque una bocca, almeno quando volevano. Poi la bambina ripensò alle impronte rotonde, al filo arancione e alla briciola di biscotto. Improvvisamente capì. Le impronte non erano state lasciate da scarpe, ma da piccole ruote. Il filo arancione non apparteneva a un vestito, ma probabilmente a un carretto. E chi utilizzava carretti per trasportare dolci, decorazioni e oggetti di ogni tipo? I piccoli folletti della Fabbrica di Caramelle, situata proprio sotto il vecchio campo di zucche! Amelia aveva sentito raccontare dell’esistenza di quella fabbrica segreta soltanto pochi giorni prima, quando Guglielmone, la gigantesca zucca parlante del villaggio, aveva finalmente rivelato il proprio segreto. I tre investigatori raggiunsero immediatamente il campo di zucche e trovarono Guglielmone impegnato a preparare alcune decorazioni per Halloween. Quando vide Zombaldo senza testa, la gigantesca zucca scoppiò a ridere così forte che una carriola piena di caramelle si rovesciò sul terreno. Amelia gli spiegò la situazione e gli mostrò il biglietto. Guglielmone smise immediatamente di ridere. Rimase pensieroso per qualche secondo, poi annunciò che forse sapeva chi poteva essere il responsabile. Quella notte alcuni folletti della fabbrica avevano organizzato una sorpresa per la Festa dei Mostri Eleganti e avevano chiesto in prestito una grande zucca decorativa, ma evidentemente qualcuno aveva confuso gli oggetti da ritirare. Guglielmone spalancò la propria enorme bocca, rivelando la scala segreta che conduceva al parco sotterraneo, e invitò i tre investigatori a seguirlo. Osvaldo guardò l’ingresso con una certa preoccupazione, perché non era abituato a entrare nella bocca di nessuno, ma Amelia gli ricordò che avevano un caso da risolvere e soprattutto una festa da salvare. Quando raggiunsero la Fabbrica di Caramelle, trovarono centinaia di folletti impegnati a preparare dolci, impacchettare cioccolatini e decorare enormi torte a forma di pipistrello. La fabbrica era un vero labirinto di macchinari colorati, nastri trasportatori, pentoloni fumanti e montagne di zucchero filato. Osvaldo si distrasse quasi immediatamente davanti a una fontana di cioccolato e Amelia dovette ricordargli che non erano lì per fare merenda. Finalmente raggiunsero la sala delle decorazioni, dove scoprirono una scena assolutamente incredibile. Al centro della stanza, sopra un piedistallo ricoperto di brillantini, c’era la testa di Zombaldo. Qualcuno le aveva infilato un cappello dorato, un paio di occhiali da sole e una corona di caramelle. Intorno, decine di folletti stavano provando uno spettacolo musicale in cui la testa veniva utilizzata come protagonista principale. Il direttore dello spettacolo, un folletto minuscolo di nome Pasticcino, spiegò che avevano trovato la testa fuori dalla casa di Zombaldo durante la notte. Era appoggiata sopra un carretto insieme a un cartello che diceva DECORAZIONI PER LA FESTA, così avevano pensato che si trattasse di un oggetto scenografico. In realtà, durante la notte, Zombaldo si era alzato per bere un bicchiere d’acqua e aveva appoggiato la propria testa sul carretto senza rendersene conto. Quando i folletti erano arrivati per ritirare le decorazioni, l’avevano portata via insieme alle zucche e alle lanterne. Il misterioso furto non era quindi un furto. Era semplicemente l’ennesima distrazione dello zombie più distratto di Zuccaluna. Amelia mostrò a Pasticcino il biglietto trovato sul cuscino e il folletto scoppiò a ridere. Quel messaggio faceva parte del copione dello spettacolo e uno dei suoi aiutanti doveva averlo lasciato per errore. Nessuno aveva mai rubato la testa e nessuno stava organizzando un complotto. Quando Amelia prese finalmente la testa di Zombaldo e gliela rimise sulle spalle, lo zombie spalancò gli occhi e gridò così forte che tutti i folletti si voltarono contemporaneamente. Era convinto che qualcuno avesse tentato di rapirlo, mentre in realtà aveva trascorso l’intera mattinata come decorazione principale di uno spettacolo musicale. Quella sera la Festa dei Mostri Eleganti fu un successo straordinario. Zombaldo arrivò con la propria giacca viola nuova, le scarpe lucidate e un’acconciatura completamente diversa da quella che aveva previsto: i folletti, infatti, gli avevano riempito i capelli di brillantini dorati e nessuno era riuscito a toglierli. Osvaldo si presentò con un enorme cappello da investigatore e una medaglia costruita personalmente con un vecchio cucchiaio. Amelia venne proclamata investigatrice onoraria del villaggio e Guglielmone offrì a tutti una montagna di biscotti al cioccolato. Durante la premiazione, il sindaco annunciò che il riconoscimento per il Mostro Più Elegante dell’Anno sarebbe andato proprio a Zombaldo Svitacollo, perché nessuno aveva mai visto uno zombie con un aspetto tanto scintillante. Zombaldo salì emozionatissimo sul palco, si inchinò davanti al pubblico e proprio in quel momento... la testa si staccò di nuovo! Rotolò lungo il palco, attraversò la pista da ballo, passò tra le gambe di uno scheletro e finì direttamente dentro la gigantesca torta preparata dalla strega Gertrudina. Per qualche secondo nessuno disse niente. Poi dalla torta arrivò la voce soffocata di Zombaldo, che chiedeva gentilmente se qualcuno potesse passargli un tovagliolo. Tutti scoppiarono a ridere, persino Osvaldo, che rise così forte da perdere nuovamente la mandibola. Amelia recuperò la testa dalla torta, la ripulì dalla panna e la rimise al suo posto. Da quella sera Zombaldo imparò finalmente una lezione importantissima: non bisogna cercare misteri complicati quando la spiegazione potrebbe essere molto più semplice. E soprattutto... prima di uscire di casa, è sempre meglio controllare di avere la testa sulle spalle!