Latest / Le favole dell'unicorno / Il Fantasma che non riusciva a spaventare nessuno
Transcript
- Il Fantasma che non riusciva a spaventare nessuno Favole dell'Unicorno Il Fantasma che Non Riusciva a Spaventare Nessuno Pallidino era un fantasma, e su questo non c’erano dubbi. Era trasparente, fluttuava a mezzo metro da terra, attraversava i muri e nelle notti di luna piena brillava leggermente di azzurro. Il problema era che, nonostante tutti questi ottimi requisiti, non riusciva a spaventare nessuno. Viveva da quasi centocinquant’anni nel Palazzo Nebbioso, una grande casa abbandonata ai margini del paese di Roccaquieta, con finestre alte, corridoi lunghi, lampadari pieni di polvere e porte che scricchiolavano perfino quando non c’era vento. Sarebbe stato il posto perfetto per un fantasma terrificante e infatti, molti anni prima, il palazzo era famoso per essere uno dei luoghi più spaventosi della regione. La gente raccontava di ombre dietro le finestre, passi nei corridoi e strani rumori provenienti dalle soffitte. Solo che quasi nessuno sapeva che il responsabile di tutte quelle storie era proprio Pallidino, il quale però, nella realtà, era molto meno spaventoso di quanto la leggenda lasciasse immaginare. Ogni sera si allenava davanti a uno specchio impolverato e provava il suo miglior “Buuu!”, ma spesso usciva troppo piano. Allora ci riprovava e usciva troppo forte, tanto da far cadere un vaso. Provava a comparire all’improvviso dietro una tenda, ma quasi sempre restava impigliato nel tessuto, anche se tecnicamente avrebbe potuto attraversarlo. Una volta cercò di entrare nella sala da pranzo passando attraverso il soffitto, ma sbagliò misura e comparve direttamente dentro un lampadario. Per venti minuti rimase sospeso con il lenzuolo fantasma aggrovigliato nei bracci di ferro mentre un pipistrello lo guardava con aria delusa. Pallidino non capiva cosa sbagliasse. Aveva studiato tutti i grandi fantasmi della storia, sapeva ululare, far vibrare le finestre e spegnere le candele con un soffio gelido, ma quando arrivava il momento di mettere tutto insieme qualcosa andava sempre storto. Il suo più grande sogno era entrare nel Libro dei Fantasmi Memorabili, un enorme volume conservato nella biblioteca del palazzo, dove erano raccolte le imprese dei fantasmi più famosi di ogni epoca. C’era il Conte Senza Testa, che aveva fatto scappare un’intera guarnigione, la Dama Bianca, capace di apparire contemporaneamente in tre stanze, e perfino un vecchio fantasma scozzese che aveva spaventato così tante persone da aver ricevuto una medaglia. Pallidino leggeva quelle storie ogni notte e pensava che prima o poi sarebbe arrivato anche il suo momento, ma gli anni passavano e nessuno scappava mai urlando dal Palazzo Nebbioso. Anzi, la situazione era peggiorata da quando alcuni bambini del paese avevano scoperto che il palazzo era un posto perfetto per fare giochi e sfide. Ogni tanto entravano di nascosto, si nascondevano dietro i mobili e aspettavano che apparisse Pallidino. Quando il fantasma provava a spaventarli, loro ridevano. Una volta un bambino gli aveva perfino chiesto di rifare il “Buuu!” perché non aveva sentito bene. Pallidino si era sentito umiliato e aveva deciso che serviva un piano serio. Preparò una lista di effetti speciali con porte che sbattevano, vento freddo, tende che si muovevano, passi misteriosi e naturalmente una grande apparizione finale. Trascorse giorni a provare tutto, ma le porte sbattevano troppo presto, il vento spegneva le candele prima del momento giusto e una delle tende continuava a staccarsi dal bastone e a cadere sopra di lui. Per completare il disastro, un vecchio gatto randagio aveva cominciato a dormire nel salone e ogni volta che Pallidino provava a fare una scena spaventosa il gatto gli camminava tranquillamente attraverso, rovinando completamente l’effetto. Una sera di novembre scoppiò una pioggia fortissima. Le strade di Roccaquieta si svuotarono e il Palazzo Nebbioso sembrava ancora più scuro del solito. Pallidino era nella biblioteca intento a leggere per la centesima volta il capitolo dedicato al Conte Senza Testa quando sentì un rumore provenire dall’ingresso. Pensò inizialmente fosse il gatto, ma poi sentì una voce. Qualcuno era entrato. Pallidino si avvicinò al corridoio e vide una bambina di circa nove anni con un impermeabile rosso e uno zainetto sulle spalle. Si chiamava Sofia e si era riparata nel palazzo perché la pioggia era diventata troppo forte. Non sapeva nulla delle storie su quel posto e non aveva idea che fosse infestato. Pallidino sentì immediatamente che quella poteva essere la sua occasione. Una persona che non lo conosceva, completamente sola in un palazzo buio. Preparò tutto nel modo più rapido possibile, fece chiudere una porta alle spalle di Sofia, mosse una tenda e lasciò cadere un piccolo oggetto nel corridoio. La bambina si fermò. Pallidino sorrise. Era perfetto. Fluttuò lentamente dietro di lei, aprì le braccia e pronunciò il suo miglior “BUUUUUU!”. Sofia si girò di scatto. Pallidino era pronto a vedere paura nei suoi occhi. Invece la bambina lo fissò per qualche secondo e gli chiese se fosse un fantasma vero. Pallidino rimase spiazzato, disse di sì e Sofia si avvicinò chiedendo se poteva toccarlo. Il fantasma fece un passo indietro e cercò di riprendere il controllo della situazione spiegando che i fantasmi non si toccavano, si temevano. Sofia annuì, ma non sembrava particolarmente impressionata. Allora Pallidino provò con il secondo effetto e fece sbattere due finestre contemporaneamente. Purtroppo una si richiuse sul bordo di una tenda e la strappò. La tenda cadde sopra il fantasma, che per alcuni secondi rimase completamente coperto. Sofia scoppiò a ridere. Pallidino uscì dalla stoffa mortificato e tentò allora la sua tecnica più difficile: attraversare un muro e comparire improvvisamente dall’altra parte. Prese la rincorsa, chiuse gli occhi e attraversò la parete, solo che aveva dimenticato che dall’altra parte c’era una vecchia credenza. Tecnicamente riuscì ad attraversarla, ma sbucò con una teiera incastrata sulla testa. Sofia rise così tanto che dovette sedersi per terra. A quel punto Pallidino rinunciò e si sedette anche lui, o almeno provò a sedersi, perché essendo un fantasma continuava ad affondare leggermente nella poltrona. Sofia gli chiese perché fosse così importante spaventare qualcuno e Pallidino le raccontò del Libro dei Fantasmi Memorabili e di quanto desiderasse essere ricordato come un grande fantasma. Disse che tutti i fantasmi famosi avevano terrorizzato qualcuno e che lui non voleva essere quello che nessuno prendeva sul serio. Sofia lo ascoltò e poi gli fece una domanda semplice: se davvero gli piacesse spaventare la gente. Pallidino ci pensò. In realtà non gli piaceva vedere qualcuno impaurito. Gli piaceva preparare le scene, inventare effetti, organizzare sorprese e raccontare storie. Quello sì. Passava ore a immaginare rumori, luci e apparizioni, ma la parte in cui qualcuno avrebbe dovuto scappare urlando non gli interessava molto. Sofia gli disse allora che forse stava cercando di diventare famoso per la cosa sbagliata. Quella frase rimase nella testa di Pallidino per tutta la notte. La pioggia continuava a cadere e Sofia non poteva ancora tornare a casa, così Pallidino decise di mostrarle il palazzo. Le fece vedere una stanza segreta dietro una libreria, un vecchio teatro pieno di costumi e una sala con decine di specchi antichi. In ogni stanza inventava piccoli effetti e storie. Non cercava più di spaventarla e, proprio per questo, tutto sembrava funzionare meglio. Sofia rideva, si stupiva e faceva domande. Pallidino si divertiva come non gli succedeva da anni. Quando arrivarono nel vecchio teatro, il fantasma ebbe un’idea. Usando tende, luci, porte e la propria capacità di attraversare i muri, preparò per Sofia una piccola storia dal vivo. Compariva da una parte, spariva dall’altra, faceva muovere oggetti e creava ombre sulle pareti. Era misterioso, divertente e sorprendente. Quando finì, Sofia applaudì. Pallidino rimase immobile. Nessuno lo aveva mai applaudito. La mattina seguente la pioggia cessò e il padre di Sofia arrivò al palazzo per cercarla. Pallidino inizialmente si nascose, ma la bambina raccontò tutto e nel giro di pochi giorni la storia del fantasma buffo del Palazzo Nebbioso cominciò a girare nel paese. Naturalmente gli adulti non ci credevano molto, ma i bambini sì e cominciarono a chiedere di poter visitare il palazzo. Pallidino fu inizialmente terrorizzato dall’idea, poi Sofia gli suggerì di fare quello che sapeva fare meglio. Così, ogni sabato sera, il Palazzo Nebbioso aprì le sue porte. Pallidino preparava percorsi misteriosi, stanze segrete, porte che si aprivano da sole e piccole storie con fantasmi, pirati e cavalieri. Nessuno correva via terrorizzato, ma tutti uscivano dal palazzo parlando di quanto fosse stato divertente. Con il tempo il Palazzo Nebbioso diventò famoso in tutta la regione. Una notte Pallidino tornò nella biblioteca e aprì il Libro dei Fantasmi Memorabili. Tra le ultime pagine trovò qualcosa che non aveva mai visto prima. C’era il suo nome. Sotto era scritto che Pallidino del Palazzo Nebbioso era il primo fantasma della storia diventato famoso senza spaventare nessuno. Rimase a guardare quella frase per molto tempo e poi sorrise. Naturalmente cercò di festeggiare con una grande apparizione davanti a Sofia. Si nascose dietro una tenda, aspettò il momento giusto e saltò fuori gridando “BUUUU!”. La tenda si staccò immediatamente dal bastone e gli cadde sulla testa. Sofia scoppiò a ridere e Pallidino uscì dalla stoffa ridendo anche lui. Aveva finalmente capito che non tutti devono essere bravi nello stesso modo per essere ricordati. E se un giorno visiterete il Palazzo Nebbioso e sentirete un fantasma gridare “Buuu!” seguito da una risata, non abbiate paura. Probabilmente Pallidino è rimasto di nuovo incastrato in una tenda.