Latest / Modalità Umana / EP.01 | L’AI ti ruberà il lavoro o ti libererà dal lavoro inutile?
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- Tristan Maz: Hai finalmente trovato uno strumento capace di svolgere in 10 minuti un lavoro che prima richiedeva due ore. Ottima notizia! Almeno fino a quando qualcuno non decide che da oggi, in quelle due ore, puoi fare altre dodici cose. l'intelligenza artificiale ci libererà davvero dal lavoro inutile? Oppure dimostrerà semplicemente che per ottenere lo stesso risultato servono meno persone? E soprattutto, quando la tecnologia ci fa risparmiare tempo, quel tempo risparmiato appartiene ancora a noi? Questa è modalità umana. Io sono Tristan Mast e questa è la prima puntata del podcast. Quindi direi di partire con un argomento leggero, semplice e per nulla controverso. Il futuro del lavoro. Da quando strumenti come cià GPT sono entrati nella vita quotidiana sentiamo ripetere due versioni completamente opposte della stessa storia. La prima dice L'intelligenza artificiale eliminerà milioni di posti di lavoro. La seconda risponde. Non preoccuparti, l'intelligenza artificiale creerà più posti di quanti ne distruggerà. Poi c'è la frase che probabilmente hai già letto almeno 100 volte. L'AI non sostituirà le persone. Le persone che usano l'AI sostituiranno quelle che non la usano. È una frase molto efficace. funziona benissimo. Messa su uno sfondo con un uomo che guarda l'orizzonte, probabilmente funziona ancora meglio. Il problema è che la realtà è più complicata e anche più interessante, perché l'intelligenza artificiale non entra in un ufficio, osserva una persona e dice da oggi faccio tutto io, tu puoi andare. almeno nella maggior parte dei casi non funziona così. Lei incontra prima di tutto delle attività. Legge un documento, le assuma una riunione, prepara una bozza, analizza una tabella, scrive del codice, classifica delle richieste, risponde a un cliente, crea una presentazione, non incontra subito il tuo mestiere per intero. Incontra i singoli pezzi che compongono il tuo mestiere e da qui che dobbiamo partire. Il lavoro non è una cosa sola. Proviamo a immaginare la giornata di una persona che lavora in ufficio. Arriva una mail con un documento di 40 pagine. Deve leggerlo, trovare le informazioni importanti, preparare un riepilogo. Poi deve partecipare a una riunione. Scrivergli il verbale, preparare 5 slide, rispondere ad alcune richieste, controllare una serie di dati. Infine deve prendere una decisione. Ora proviamo a dividere queste attività. Leggere e assumere un testo è un'attività. Transcrivere una riunione è un'attività. Preparare una prima bossa di presentazione è un'attività. Confrontare alcuni dati è un'attività. Prendere una decisione e assumersene la responsabilità è un'altra cosa. Comprendere il contesto aziendale è un'altra cosa. Gestire una relazione difficile con un cliente è un'altra cosa ancora. Il lavoro non è un blocco unico. è un insieme di compiti, conoscenze, relazioni, responsabilità e decisioni ed è per questo che parlare semplicemente di lavori sostituiti dall'intelligenza artificiale rischia di farci perdere il punto. Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, circa un lavoratore su quattro nel mondo svolge una professione che presenta un certo grado di esposizione alle AI generativa. ma solo il 3,3 % dell'occupazione globale rientra nella categoria con l'esposizione più elevata. E la conclusione dello studio è importante. Per la maggior parte delle professioni, la trasformazione del lavoro appare più probabile della sostituzione completa. Attenzione però, trasformazione è una parola rassicurante, sembra quasi una ristrutturazione del suo giorno. Spostiamo il divano, cambiamo il colore delle pareti e alla fine siamo tutti più contenti. Ma una professione può essere trasformata in modi molto diversi. Può diventare più interessante, può diventare più produttiva, può richiedere competenze migliori, oppure può diventare più controllata, più intensa, più standardizzata. e svolta da un mondo inferiore di persone. Dire che un lavoro verrà trasformato non significa che dire che tutti i lavori ne beneficeranno. Una giornata con l'AI. Torniamo alla nostra persona in ufficio. Utilizza l'intelligenza artificiale per riassumere il documento. Risparmi a 40 minuti. Fa trascrivere la riunione automaticamente. Altre 30 minuti. Chiede all'AI di preparare una prima struttura della presentazione. Risparmi forse un'altra ora. Alla fine della giornata ha recuperato due ore. Ed ecco la domanda centrale della puntata. Che cosa succede a quelle due ore? Prima possibilità La persona lavora meno, con meno stress, e può finalmente concentrarsi sulle attività importanti. Seconda possibilità Utilizza il tempo per approfondire, controllare i migliori risultati e prendere decisioni più consapevoli. Terza possibilità Riceve nuove attività perché adesso può produrre più documenti, più analisi. più presentazioni e più risposte nello stesso tempo. Quarta possibilità. L'azienda osserva che dieci persone con gli strumenti AI possono produrre ciò che prima richiedeva il lavoro di dodici persone. La tecnologia da sola non sceglie quale di queste possibilità si realiserà. La scelta dipende dall'organizzazione del lavoro, dai contratti, dal potere negoziale delle persone, dalla decisione delle aziende, dalla cultura manageriale e naturalmente dagli interessi economici. L'intelligenza artificiale può liberarci dal lavoro inutile. ma non può garantire che il tempo liberato venga restituito al lavoratore. Questo è un punto che nelle presentazioni sull'innovazione compare un po' meno spesso. Probabilmente era nella slide successiva, ma non c'era più tempo. dove l'AI funziona davvero. A questo punto possiamo chiederci, ma questi guadagni di produttività esistono davvero? In alcuni casi sì. Lo Standard AI Index del 2026 raccoglie diversi studi sul rapporto tra intelligenza artificiale e produttività. Nel servizio di assistenza ai clienti alcune ricerche hanno rivelato miglioramenti intorno al 14 o 15%. In alcune attività di sviluppo software i miglioramenti osservati sono stati ancora maggiori. I risultati importanti sono stati registrati anche nella produzione di contenuti di marketing, ma c'è un dettaglio essenziale. I benefici maggiori si vedono soprattutto nei lavori trutturati, misurabili e con risultati relativamente facili da controllare. In altre parole, l'AI funziona meglio quando sappiamo chiaramente quale è il compito, quale risultato vogliamo e come verificare se questo risultato è corretto. Invece il lavoro richiede ragionamento profondo, comprensione del contesto, valutazioni ambigue e conseguenze difficili da misurare, i vantaggi diventano meno evidenti. E questo ci porta a una regola molto semplice. Non basta aggiungere l'intelligenza artificiale a un processo per migliorarlo. Se un processo è confuso, l'AI può semplicemente automatizzare la confusione. Magari più velocemente, magari con una bellissima interfaccia, ma resta confusione. C'è poi un altro elemento. In diversi studi i benefici maggiori sono stati ottenuti dalle persone meno esperte. È comprensibile, un sistema AI può fornire a una persona le prime armi, esempi, strutture, suggerimenti e una prima base di conoscenza. Può ridurre la distanza tra un principiante e un lavoratore più esperto. Questa è una grande opportunità, ma contiene anche una contraddizione. Se una persona meno esperta riesce a produrre più rapidamente un risultato accettabile, un'azienda potrebbe avere meno bisogno di alcuni profili esperti, oppure potrebbe decidere che il livello accettabile è sufficiente. E quando la qualità sufficiente costa meno della qualità eccellente, sappiamo tutti quali delle due rischia di vincere la riunione di budget. Il problema dei lavoratori junior Esiste poi una questione ancora più delicata. I lavori iniziali, gli attività junior, i compiti che oggi giudichiamo ripetitivi, noiosi e poco qualificati, spesso sono anche quelli attraverso i quali una persona impara il mestiere. Un giovane avvocato legge documenti, un analista prepara tabelle, un programmatore correggia i piccoli errori, una persona appena assunta scrive verbali, controlla dati e prepara bosse. non sono sempre attività entusiasmanti, ma servono per imparare, servono per vedere molti casi, per commettere errori piccoli, per capire come lavora un'organizzazione, per acquisire esperienza prima di prendere decisioni più importanti. Ora immaginiamo che una parte consistente di questi compiti venga svolta dall'AI. A prima vista è una buona notizia. Nessuno sogna di passare la vita a sistemare CLXL o a formatare verbali. Ma se eliminiamo tutti i gradini iniziali, come si arriva ai piani superiori? I segnali disponibili oggi non permettono ancora di dire che l'intelligenza artificiale stia causando una disoccupazione generalizzata e sarebbe scorretto sostenerlo. Ma alcune ricerche statunitensi stanno osservando con attenzione i propri lavoratori più giovani. Una ricerca pubblicata da Antropiq non ha rilevato un aumento chiaro della disoccupazione nelle professioni più esposte alle AI. ha però trovato un segnale preliminare nelle assurzioni. Per i giovani tra i 22 e i 25 anni, l'ingresso nelle professioni maggiormente esposte risulterebbe diminuito rispetto al 2022. La stima media parla di un calo intorno al 14%. Gli stessi autori precisano che il risultato è appena significativo dal punto di vista statistico e potrebbe avere spiegazioni alternative. Quindi non possiamo dire le IAE sta cancellando i giovani da undercutto del lavoro. Possiamo però dire c'è un segnale che merita di essere osservato. Anche lo Stanford AI Index segnala una diminuzione vicino al 20 % nell'occupazione degli sviluppatori statunitensi tra i 22 e i 25 anni rispetto al 2024. Anche in questo caso, correlazione non significa automaticamente causa. Il mercato tecnologico americano ha attraversato rallentamenti, licenziamenti e cambiamenti che non dipendono esclusivamente dall'intrigenza artificiale. Ma la domanda rimane. se le aziende automatizzano i compiti iniziali, continueranno ad assumere e a formare nuove persone? Oppure cercheranno soltanto professionisti già esperti, capaci di controllare il lavoro svolto dalle macchine? È un rischio paradossale. L'AI potrebbe aiutare i giovani a diventare produttivi più rapidamente, ma potrebbe anche ridurre le occasioni attraverso le quali diventano davvero competenti. perché produrre un buon risultato con l'aiuto dell'AI non significa necessariamente avere compreso come quel risultato è stato ottenuto e se non sei fare una cosa senza l'AI potresti non essere in grado di capire quando l'AI la sta facendo male creare e distruggere posti di lavoro. A questo punto arriviamo ai grandi numeri. Il Future of Jobs Report del World Economic Forum stima che entro il 2030 le trasformazioni economiche e sociali potrebbero creare 170 milioni di nuovi ruoli e sostituirne 92 milioni. Il saldo sarebbe positivo, 78 milioni di posti in più. È una previsione citata molto spesso. Ma va spiegata bene, quei 170 milioni di nuovi posti non sono tutti creati dall'intelligenza artificiali. Il rapporto considera insieme diversi fattori. Lo sviluppo tecnologico, la transizione ambientale, i cambiamenti demografici, le tensioni geopolitiche e l'andamento dell'economia. Inoltre i numeri derivano soprattutto dalla previsione di oltre mille grandi datori di lavoro. non sono posti già creati, sono aspettative sul futuro. Il rapporto prevede una forte crescita per specialisti di AI, Big Data, Fintech e sviluppo software. Ma in valore assoluto, molti dei lavori che potrebbero crescere maggiormente sono molto meno futuristici. Agricoltori, autisti per reconsegne, lavori edili, professionisti dell'assistenza, insegnanti. Questo dovrebbe già farci riflettere. Il futuro del lavoro non sarà composto soltanto da persone sedute davanti a 6 monitor mentre addestrono robot. Avremo ancora bisogno di persone che curano, insegnano, costruiscono, riparano, trasportano e si occupano degli altri. Il rapporto stima anche che quasi il 40 % delle competenze richieste sul lavoro potrebbe cambiare entro 2030. Questo probabilmente è il dato più importante. perché un saldo positivo globale non consola molto una persona che perde il proprio lavoro e non possiede le competenze necessarie per svolgere quello nuovo. Un posto di lavoro perso oggi e un posto creato domani non sono automaticamente lo stesso posto. Potrebbe trovarsi in città diverse, in settori diversi, richiedere titoli diversi, essere accessibili a persone diverse. Dire verranno creati nuovi lavori è vero come affermazione generale, ma tra il vecchio e il nuovo lavoro esiste una transizione e le transizioni hanno costi economici, professionali, psicologici, familiari e questi costi non vengono distribuiti in modo uniforme. E in Italia? La situazione italiana ha alcune caratteristiche più particolari. Secondo uno studio della Banca d'Italia, pubblicato nel marzo del 2026, nel 2024 poco più del 10 % delle imprese italiane, con almeno 50 dipendenti nei settori analizzati, dichiarava di utilizzare l'intelligenza artificiale. Circa un terzo prevedeva di adottarla entro i due anni successivi. Lo studio associa l'utilizzo dell'AI a una maggiore produttività, a una maggiore redettività e ha uno spostamento di occupazione verso profili più qualificati. Nel periodo esaminato non rileva invece una riduzione dell'occupazione complessiva. È una fotografia interessante ma non possiamo estendere automaticamente a tutte le imprese italiane. Lo studio riguarda aziende con almeno 50 addetti mentre il nostro sistema produttivo è composto soprattutto da imprese molto più piccole. e una ricerca successiva della stessa banca d'Italia pubblicata nel giugno 2026 sottolinea che l'adozione italiana è ancora inferiore alla media europea e spesso rimane confinata a sperimentazioni. In pratica, molte imprese stanno ancora cercando di capire che cosa fare con l'AI. Alcune stanno integrandola realmente nei processi, altre stanno facendo prove, altre hanno acquistato un abbonamento e adesso cercano disprattamente qualcuno che trovi un problema da risolvere. è il contrario del metodo normale. Prima compri la soluzione, poi cerchi il problema. È una tradizione tecnologica molto consolidata. La Banca d'Italia osserva che, se le AI venisse diffusa e integrate in profondità, gli effetti sulla produttività potrebbero diventare significativi nel meglio periodo. Ma servono competenze, servono dati utilizzabili servono processi organizzati, servono persone in grado di collegare la tecnologia al lavoro reale. Non basta chiedere ai dipendenti di usare di più l'intelligenza artificiale. È un po' come distribuire un trapano a tutti e dire da domani aumentiamo la produttività. Può funzionare, ma sarebbe utile sapere che cosa dobbiamo costruire. Cosa cambia davvero? Proviamo quindi a mettere insieme i pezzi. L'AI può rendere più veloce in molte attività, può ridurre il lavoro amministrativo, può aiutare chi ha meno esperienza, può rendere accessibili strumenti che prima richiedevano competenze specialistiche, può liberare tempo per attività più importante. Tutto questo è reale, ma può anche aumentare le aspettative. Se prima preparavi due presentazioni nella settimana e ora puoi prepararne cinque, la nuova normalità potrebbe diventare cinque. Se prima rispondevi a venti richieste e ora puoi rispondere a cinquanta, cinquanta potrebbe diventare il nuovo minimo. La produttività non viene sempre utilizzata per lavorare meglio, spesso e velo utilizzata per produrre di più. Può aumentare anche il controllo. Sognatività diventa più misurabile, automatizzata e registrata. L'azienda può servare più facilmente tempi, quantità e prestazioni. L'AI non è soltanto uno strumento nelle mani del lavoratore, può diventare anche uno strumento con cui il lavoratore viene valutato, indirizzato e controllato. Può cambiare il valore delle competenze. Scrivere una prima borsa potrebbe valere meno. Saperla verificare potrebbe valere di più. Creare una tabella potrebbe diventare più semplice. Capire se i dati utilizzati sono corretti, potrebbe diventare più importante. Produrre un testo potrebbe costare quasi nulla. Avere qualcosa di originale, credibile e responsabile da dire, potrebbe diventare più raro. E infine può cambiare il numero delle persone necessarie. Non serve che un'intelligenza artificiale sappia svolgere il 100 % di un lavoro per avere conseguenze sull'occupazione. Se promette a 10 persone di produrre ciò che prima richiedeva a 12 persone, l'effetto economico esiste già. Magari non viene licenziato nessuno, semplicemente quando due persone se ne vanno non vengono sostituite. La riduzione del lavoro può avvenire senza una scena drammatica. Senza un robot che entra in ufficio e senza una lettera con scritto. Sei stato sostituito dall'intelligenza artificiale. Puoi venire lentamente attraverso meno assunzioni, meno sostituzione, meno ruoli junior, più lavori assegnati alle persone rimaste. La parte scomoda. Ed eccoci alla parte scomoda. Il vero conflitto non è soltanto tra persone e macchine. sulla distribuzione dei benefici. Se una tecnologia permette di produrre di più con meno tempo, chi riceve il vantaggio? Il lavoratore sotto forma di orari migliori, il cliente attraverso presti più bassi, l'azienda attraverso margini più alti, oppure gli investitori, probabilmente in proporzioni diverse? Tutti questi soggetti. Ma quelle proporzioni non vengono decisioni dall'algoritmo. vengono decise delle persone e dall'istituzione. C'è poi un altro rischio, delegare troppo presto. Quando utilizziamo le IAE su un'attività che conosciamo bene, possiamo giudicare il risultato, possiamo correggere, possiamo capire quando manca un pezzo. Quando invece fediamo alle IAE qualcosa che non sappiamo fare, il controllo diventa molto più difficile. E come assumere un collaboratore è velocissimo, molto sicuro di sé e casualmente capace di inventare interi pezzi di realtà. Un collaboratore del genere può essere utile. ma forse non dovrebbe firmare il contratto al posto nostro. Il rischio non è soltanto che le AI produchiano errori, è che perda a valore la nostra capacità di riconoscerli. Se smettiamo di scrivere, ragionare, calcolare, cercare e confrontare perché una macchina non fa sempre per noi, potremmo diventare più produttivi nel breve periodo e meno competenti nel lungo. Non è inevitabile, ma è possibile. Ed è una domanda ogni organizzazione dovrebbe possi prima di automatizzare un'attività. Questa tecnologia sta aiutando le persone a lavorare meglio? Oppure sta eliminando le occasioni attraverso cui imparavano a lavorare? modalità umana. Arriviamo quindi alla parte pratica. Come possiamo prepararci senza cadere, né nel panico, né nell'entusiasmo automatico? Primo, scomponi il tuo lavoro in attività. Non chiederti soltanto, lei ha e possa situire il mio mestiere? Chiediti, quali attività svolgo ogni giorno? Quali sono ripetitive? Quali richiedono conoscenza del contesto? Quali richiedono relazione? Quali comportano responsabilità? quali possono delegare e quali devo essere sempre in grado di verificare. Secondo, utilizza l'AI per eliminare attrito, non pensiero. Può aiutarti a riordinare appunti, preparare una prima struttura, riassumere materiale, generare alternative, ma evita di delegare completamente le decisioni che richiedono giudizio, responsabilità o conseguenze importanti. Terzo, Non confondere un risultato ben scritto con un risultato corretto. L'AI è molto brava a produrre testi convincenti e proprio per questo gli errori possono essere più difficili da riconoscere. Controlla fonti, numeri, nomi, date e conclusione, soprattutto quando il risultato riguarda denaro, salute, diritto, sicurezza o altre persone. 4. proteggi le competenze che diventano le più importanti quando la produzione diventa automatica. Pensiero critico, conoscenza del settore, capacità di fare domande, compressione del contesto, relazione con le persone, responsabilità, capacità di verificare. Le AI può produrre una risposta, ma capire quale domanda vale la pena fare resta spesso la parte più preziosa. Quinto, documenta il valore che produci. Se il tuo lavoro diventa più veloce grazie ai tuoi non limitarti a dire ho impiegato meno tempo. Mostra che hai ridotto errori, migliorato una decisione, risposto meglio a un cliente, liberato risorse, evitato un rischio. Il tempo impiegato non è sempre una buona misura del valore, soprattutto quando una macchina può comprimere quel tempo. Sesto. Continua a imparare il mestiere. usa l'intriga di attrafficiale, ma ogni tanto prova a svolgere l'attività senza il suo aiuto. Non per nostalgia, non perché soffrire nobility il lavoro, ma per verificare di avere ancora gli strumenti necessari per controllare ciò che stai delegando. E infine, quando un'azienda introduce le AI, la domanda non dovrebbe essere soltanto. Quanto possiamo risparmiare? Dovrebbe essere anche. Che cosa succede alle persone? Come cambiano responsabilità? chi controlla i risultati, chi risponde degli errori, come vengono formati i lavoratori e come vengono distribuiti i benefici. Queste non sono domande contro l'innovazione, sono le domande necessarie per renderla sostenibile. Conclusione Quindi l'intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro? O ci libererà dal lavoro inutile? La risposta più onesta è Può fare entrambe le cose. Può eliminare attività ripetitive e rendere il lavoro migliore. Può aiutare persone meno esperte. Può aumentare la produttività. Può creare nuove professioni. Ma può anche ridurre le assunzioni, aumentare i ritmi, indebolire alcune competenze, rendere più difficile l'ingresso dei giovani e concentrare i vantaggi economici nelle mani di chi possiede la tecnologia o decide come utilizzarlo. Lei hai non ancora rubato il lavoro a tutti. e non ci ha nemmeno liberati dal lavoro inutile. Sta ridisegnando i confini tra ciò che facciamo noi e ciò che deleghiamo. Il vero rischio è lasciare che quel confine venga deciso soltanto dalle aziende che vendono la tecnologia e da quelle che vogliono ridurre i costi. La domanda che voglio lasciarti è questa. Qual è la parte del tuo lavoro che affideresti subito all'intelligenza artificiale? E quale è quella che non vorresti mai delegare? scrivilo nei commenti del podcast, su YouTube o sui social di modalità umana. E se questa puntata ti aiutato a vedere il tema da una prospettiva diversa, segui il podcast e condividila con una persona che sta cercando di capire come cambierà il proprio lavoro. Nel dubbio, prima di cliccare, attiva la modalità umana.