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- Il Vampiro con il singhiozzo Favole dell'Unicorno Nel punto più alto della Collina Nera, dove il vento ululava tra gli alberi e le nuvole sembravano fermarsi un po’ più a lungo del necessario, sorgeva il Castello di Foscanera, una costruzione enorme con torri appuntite, finestre strette, gargoyle di pietra e una porta così pesante che per aprirla servivano due servitori e mezzo. Da centinaia di anni quel castello apparteneva alla famiglia Notturnis, una delle più antiche famiglie di vampiri della regione, e ogni membro della famiglia aveva qualcosa di speciale che lo rendeva inquietante. Il nonno, il Conte Neroberto, riusciva a comparire dietro una persona senza fare il minimo rumore. La zia Malvina sapeva trasformarsi in pipistrello in meno di tre secondi. Lord Valdemaro, il padre di Vladimiro, aveva uno sguardo talmente serio che una volta un postino aveva lasciato cadere tutte le lettere soltanto perché lui gli aveva detto buonasera. Tutti erano eleganti, misteriosi e perfettamente capaci di spaventare chiunque. Tutti tranne Vladimiro, che aveva capelli neri perfettamente pettinati, due piccoli canini appuntiti, un mantello rosso di cui andava molto fiero e un problema imbarazzante che gli rovinava ogni tentativo di sembrare terrificante: ogni volta che cercava di spaventare qualcuno gli veniva il singhiozzo. All’inizio era un piccolo hic, quasi innocente, ma se cercava di ignorarlo diventava più forte, poi ancora più forte, fino a trasformarsi in un HIC così potente da far tremare i bicchieri, spegnere le candele e spaventare perfino i pipistrelli. Vladimiro si allenava ogni giorno davanti allo specchio, anche se naturalmente nello specchio non riusciva a vedersi molto bene e questo rendeva tutto ancora più complicato. Provava a entrare in una stanza lentamente, a spalancare il mantello al momento giusto e a pronunciare frasi minacciose con una voce profonda, ma proprio quando arrivava il momento più importante il singhiozzo lo tradiva. Una volta aveva provato a sorprendere il maggiordomo alle spalle, ma al primo hic aveva fatto cadere una cornice dal muro. Un’altra volta aveva cercato di terrorizzare alcuni pipistrelli del campanile, ma un singhiozzo così forte aveva fatto vibrare la campana e tutti erano volati via in preda al panico, lasciandolo solo con il mantello aperto e un’espressione molto poco minacciosa. Per Vladimiro tutto questo era un problema enorme, soprattutto perché si stava avvicinando la Notte della Prima Paura, una tradizione antichissima della famiglia Notturnis. Ogni giovane vampiro, raggiunta una certa età, doveva dimostrare davanti a tutti di saper spaventare almeno una persona vera. Non valevano servi, parenti o fantocci. Doveva essere qualcuno che non sapesse di trovarsi davanti a un vampiro. Il nonno raccontava ancora di quando aveva fatto scappare un cacciatore semplicemente comparendo dietro un albero, la zia Malvina sosteneva di aver fatto svenire un’intera orchestra e Lord Valdemaro ricordava con orgoglio la sera in cui aveva fatto scappare tre ladri senza nemmeno alzare la voce. Vladimiro ascoltava tutte quelle storie e sentiva lo stomaco stringersi, perché mancavano pochi giorni alla sua prova e lui non riusciva nemmeno a dire “buonasera” in modo spaventoso senza fare hic. Per una settimana provò qualunque rimedio gli venisse suggerito. Bevve acqua al contrario, trattenne il respiro fino a diventare viola, mangiò cucchiaini di zucchero, si fece sorprendere dalla zia Malvina dietro una tenda e provò persino a dormire appeso a testa in giù insieme ai pipistrelli, convinto che forse il problema dipendesse dalla posizione. Niente funzionava. Il medico di famiglia, un vampiro anzianissimo con occhiali rotondi e mani fredde, gli disse che probabilmente il singhiozzo arrivava perché era troppo nervoso e che più cercava di controllarlo, più sarebbe peggiorato. Vladimiro non trovò questa spiegazione particolarmente utile, perché il giorno della prova si avvicinava e ogni volta che ci pensava gli veniva il singhiozzo ancora prima di iniziare. La sera prima della Notte della Prima Paura scoppiò un temporale enorme. I fulmini illuminavano il castello, la pioggia batteva contro i vetri e le grondaie producevano rumori talmente strani che persino i servi camminavano più velocemente del solito nei corridoi. Proprio mentre Vladimiro stava provando per l’ennesima volta un ingresso minaccioso nella sala grande, qualcuno bussò alla porta. Nessuno arrivava mai a Foscanera durante una notte simile, quindi tutti corsero a vedere chi fosse. Quando aprirono trovarono una bambina completamente fradicia, con un impermeabile giallo e uno zaino stretto tra le braccia. Si chiamava Emma e si era persa durante una passeggiata con il padre. Il temporale li aveva separati vicino al bosco e lei aveva visto le luci del castello in lontananza. Vladimiro, nascosto dietro una colonna, pensò immediatamente che quella poteva essere l’occasione perfetta. Aspettò che Emma venisse accompagnata nella biblioteca per asciugarsi e preparò tutto nei minimi dettagli. Fece spegnere alcune candele, lasciò una finestra leggermente aperta in modo che il vento muovesse le tende e si nascose dietro una libreria. Quando Emma entrò, Vladimiro iniziò lentamente ad avvicinarsi. Il mantello scivolava sul pavimento, le candele tremavano e fuori un fulmine illuminò la stanza proprio nel momento perfetto. Emma si girò. Vladimiro sollevò le braccia, mostrò i canini e cercò di pronunciare la frase che aveva preparato da giorni, ma riuscì appena a dire che nessuno usciva vivo dal Castello di Foscanera prima che un hic gli spezzasse la voce. Provò a continuare, ma arrivò un altro singhiozzo ancora più forte e poi un terzo che fece cadere un libro dallo scaffale. Emma rimase a guardarlo per qualche secondo, poi scoppiò a ridere. Vladimiro cercò di mantenere un’aria dignitosa e spiegò che faceva tutto parte dell’effetto, ma proprio in quel momento arrivò un nuovo hic e una candela si spense. Emma gli chiese se stesse bene e lui, ormai sconfitto, ammise che gli succedeva sempre quando cercava di spaventare qualcuno. La bambina non sembrava affatto intimorita, così si sedette su una poltrona e cominciò a fargli domande. Vladimiro, senza sapere bene perché, le raccontò tutto. Le parlò della Notte della Prima Paura, della famiglia, delle aspettative e di quanto temesse di deludere suo padre. Emma ascoltò e gli chiese una cosa che nessuno gli aveva mai chiesto prima: se a lui piacesse davvero spaventare la gente. Vladimiro rimase in silenzio. Pensò a tutte le prove fatte negli anni e si rese conto che non si era mai divertito. Quello che gli piaceva davvero era raccontare storie, inventare giochi, organizzare scherzi e accompagnare i cugini nei passaggi segreti del castello. Da piccolo preparava cacce al tesoro nei sotterranei e costruiva percorsi misteriosi tra le armature, ma nessuno gli aveva mai detto che quelle cose potessero contare. Emma gli suggerì allora di smettere per qualche ora di pensare alla prova e di mostrarle il castello. Passarono gran parte della notte esplorando corridoi, torri, scale segrete e stanze dimenticate. Vladimiro le mostrò una sala piena di armature che cigolavano quando qualcuno passava, una soffitta dove dormivano centinaia di pipistrelli e una cucina sotterranea con pentole così grandi da sembrare vasche da bagno. Emma si accorse presto di una cosa curiosa: quando Vladimiro rideva, raccontava o parlava di qualcosa che gli piaceva davvero, il singhiozzo spariva completamente. Tornava soltanto quando cercava di assumere quella voce profonda e quell’aria minacciosa che pensava di dover avere per forza. Il giorno seguente arrivò finalmente la Notte della Prima Paura. Tutta la famiglia Notturnis si riunì nella sala grande, con il nonno sulla poltrona alta, la zia Malvina perfettamente avvolta nel mantello e Lord Valdemaro serio come sempre. Emma era ancora al castello perché il padre sarebbe arrivato poco dopo a prenderla e, secondo la tradizione, Vladimiro avrebbe dovuto spaventarla davanti a tutti. Il giovane vampiro entrò lentamente nella sala e sentì immediatamente la tensione. Il singhiozzo cominciò a salire. Fece un passo e uscì un piccolo hic. Ne fece un altro e arrivò un HIC più forte. Il padre strinse gli occhi, la zia sospirò e Vladimiro cercò di gonfiare il petto, ma più provava a essere perfetto, più il singhiozzo peggiorava. A un certo punto si fermò. Guardò Emma, poi la famiglia e infine disse che non voleva fare la prova. Nella sala cadde un silenzio totale. Vladimiro spiegò che non gli piaceva spaventare le persone e che forse non sarebbe mai diventato un vampiro terrificante come suo padre, suo nonno o sua zia, ma sapeva raccontare storie, conosceva ogni passaggio segreto del castello e riusciva a far divertire persino i pipistrelli del campanile. Il nonno lo fissò a lungo e Vladimiro si preparò alla peggiore critica della sua vita. Invece il Conte Neroberto cominciò lentamente a sorridere. Il vecchio vampiro raccontò che nessuno aveva mai stabilito davvero che tutti i Notturnis dovessero essere uguali. Disse che suo fratello maggiore, da giovane, aveva avuto paura del buio e nonostante questo era diventato il miglior bibliotecario della famiglia. La zia Malvina confessò che non riusciva sempre a trasformarsi completamente in pipistrello quando era nervosa e una volta era rimasta metà vampiro e metà pipistrello per tre ore. Lord Valdemaro inizialmente rimase in silenzio, poi ammise che da bambino aveva avuto paura dei topi. Emma scoppiò a ridere e lui aggiunse subito che erano topi particolarmente grandi. Quella sera Vladimiro non superò la Notte della Prima Paura nel modo tradizionale. Ne inventò una nuova. Organizzò per tutta la famiglia un percorso dentro il castello fatto di porte segrete, indovinelli, scherzi, false pareti e sorprese. Nessuno scappò terrorizzato, ma tutti si divertirono talmente tanto che il nonno decise di cambiare la tradizione. Da quel giorno ogni giovane Notturnis avrebbe potuto scegliere come dimostrare il proprio talento, invece di dover per forza spaventare qualcuno. Negli anni successivi Vladimiro diventò famoso non per essere il vampiro più terrificante di Foscanera, ma per essere quello che organizzava le feste più incredibili. Bambini e adulti arrivavano al castello per partecipare alle sue cacce al tesoro notturne, ai giochi con i pipistrelli e alle cene misteriose. Il singhiozzo non sparì completamente. Ogni tanto tornava, soprattutto quando Vladimiro cercava ancora di assumere un’aria troppo seria. Una sera, molti anni dopo, Emma tornò al castello e gli chiese se fosse finalmente diventato un vampiro terrificante. Vladimiro si alzò lentamente, spalancò il mantello e cercò di fare il suo sguardo più spaventoso. Dopo appena due secondi uscì un hic. Emma scoppiò a ridere. Vladimiro riprovò e questa volta arrivò un HIC così forte che due candele tremarono sul candelabro. Il vampiro sospirò, richiuse il mantello e ammise che forse alcune cose non cambiano mai. Poi scoppiarono a ridere entrambi, e da una torre lontana persino i pipistrelli sembrarono unirsi alla risata.