Latest / INDIFESADELCIBO / Slow Food: La rivoluzione della lumaca
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- 0:16Speaker 2: Il 21 maggio è venuto a mancare Carlo Petrini, ideatore di
- 0:19Speaker 2: Slow Food e fondatore di Terra Madre. Di conseguenza mi
- 0:23Speaker 2: sembrava doveroso dedicare una puntata a lui e alla sua visione,
- 0:27Speaker 2: che ha cambiato radicalmente il nostro modo di vedere il cibo.
- 0:48Speaker 2: Se vi chiedessi di nominare un intellettuale italiano che negli
- 0:52Speaker 2: ultimi 40 anni ha influenzato il dibattito mondiale, probabilmente pensereste a
- 0:57Speaker 2: uno scrittore, a un filosofo o magari a un economista.
- 1:00Speaker 2: difficilmente vi verrebbe in mente un uomo che ha dedicato
- 1:04Speaker 2: gran parte della sua vita a parlare di formaggi, di vitigni,
- 1:07Speaker 2: di contadini e di mercati agricoli. Eppure è proprio questo
- 1:11Speaker 2: il paradosso di Carlo Petrini, perché Petrini è riuscito a
- 1:14Speaker 2: fare qualcosa che pochissimi intellettuali contemporanei possono vantare di aver realizzato.
- 1:20Speaker 2: Ha cambiato il modo in cui milioni di persone guardano
- 1:23Speaker 2: una delle attività più banali e quotidiane dell'esistenza umana, il mangiare.
- 1:28Speaker 2: Quando oggi sentiamo parlare di biodiversità alimentare, di filiera corta,
- 1:31Speaker 2: di prodotti del territorio, di stagionalità, stiamo utilizzando dei concetti
- 1:36Speaker 2: che ci sembrano naturali, quasi ovvi, ma che sono entrati
- 1:40Speaker 2: nel linguaggio comune solamente negli ultimi anni. adesso si trovano
- 1:45Speaker 2: nei giornali, nei programmi televisivi, nei menù dei ristoranti, addirittura
- 1:49Speaker 2: nei discorsi politici, ma appunto non è stato sempre così,
- 1:53Speaker 2: anzi se torniamo indietro di almeno 40 anni scopriamo che gran
- 1:57Speaker 2: parte di questo lessico semplicemente non esisteva. La biodiversità era
- 2:01Speaker 2: una questione per biologi ed ecologi, la sostenibilità era una
- 2:05Speaker 2: parola conosciuta da pochissime persone e i piccoli produttori erano
- 2:10Speaker 2: considerati dei residui di un passato destinato a scomparire. Il
- 2:14Speaker 2: futuro sembrava appartenere alle grandi aziende, alle grandi filiere e
- 2:18Speaker 2: alla standardizzazione globale. Petrini è una delle persone che più
- 2:22Speaker 2: di ogni altra ha contribuito a mettere in discussione questa
- 2:26Speaker 2: narrazione e la cosa interessante è che lo ha fatto
- 2:29Speaker 2: partendo dal cibo. Ma per capire perché il cibo sia
- 2:32Speaker 2: diventato il centro della sua riflessione bisogna fare un passo indietro,
- 2:36Speaker 2: bisogna tornare nelle langhe all'Italia del dopoguerra. Oggi le langhe
- 2:40Speaker 2: rappresentano uno dei paesaggi gastronomici più celebrati al mondo, sono
- 2:44Speaker 2: una sorta di paradiso dal punto di vista enogastronomico e
- 2:49Speaker 2: arrivano dei turisti da tutto il mondo per bere il barolo,
- 2:53Speaker 2: per cercare i tartufi, per visitare le cantine e mangiare
- 2:55Speaker 2: nei ristoranti stellati. Ma le Langhe, zona in cui cresce Petrini,
- 3:00Speaker 2: non hanno nulla di Glemmur in realtà, sono un territorio agricolo,
- 3:04Speaker 2: un territorio segnato dalla fatica, dall'emigrazione, da una povertà che
- 3:08Speaker 2: oggi facciamo fatica ad immaginare. Eppure dentro quella povertà esisteva
- 3:13Speaker 2: ed esiste tuttora una ricchezza straordinaria. la ricchezza delle relazioni,
- 3:17Speaker 2: delle conoscenze contadine e quando Petrini racconta la propria infanzia
- 3:23Speaker 2: emerge spesso un elemento che ritornerà in tutta la sua
- 3:25Speaker 2: riflessione successiva e cioè che il cibo non era mai
- 3:29Speaker 2: soltanto cibo, ma una famiglia non si limitava a mangiare,
- 3:33Speaker 2: si riuniva, un paese non si limitava a produrre vino,
- 3:36Speaker 2: costruiva una cultura e un contadino non si limitava a
- 3:41Speaker 2: coltivare un campo ma custodiva un sapere. Questo è probabilmente
- 3:45Speaker 2: il primo grande insegnamento che Petrini assorbe senza nemmeno rendersene conto,
- 3:50Speaker 2: cioè il fatto che il cibo non sia una merce qualsiasi.
- 3:53Speaker 2: E questa intuizione che può ad oggi sembrare banale diventerà
- 3:59Speaker 2: la chiave di tutta la sua vita fondamentalmente, perché il
- 4:03Speaker 2: Novecento aveva raccontato il cibo soprattutto come una questione produttiva,
- 4:07Speaker 2: come facciamo a produrre di più, come facciamo a nutrire
- 4:10Speaker 2: più persone, come facciamo a rendere il sistema più efficiente.
- 4:14Speaker 2: Mentre da questa visione poi Petrini inizia a sospettare che
- 4:19Speaker 2: qualcosa comunque stia andando perduto, perché mentre aumenta la quantità
- 4:27Speaker 2: diminuisce la diversità, mentre aumenta l'efficienza diminuisce la complessità, Mentre
- 4:31Speaker 2: aumenta la disponibilità di cibo si indebolisce il legame con
- 4:35Speaker 2: il territorio ed è qui che la sua riflessione poi
- 4:39Speaker 2: nasce e viene diffusa a tutti noi che oggi ne
- 4:43Speaker 2: raccogliamo i fantastici e bellissimi frutti della sua visione. Se
- 5:02Speaker 2: proviamo davvero a capire Carlo Petrini il primo errore da
- 5:05Speaker 2: evitare è quello di immaginarlo semplicemente come il fondatore di
- 5:08Speaker 2: Slow Food, è una definizione corretta certamente ma è anche
- 5:12Speaker 2: profondamente riduttiva perché suggerisce l'idea di un imprenditore culturale che
- 5:16Speaker 2: a un certo punto della sua vita ha avuto un'intuizione
- 5:19Speaker 2: e ha creato un movimento. La realtà invece è molto
- 5:22Speaker 2: più stratificata e soprattutto molto più italiana nel senso profondo
- 5:25Speaker 2: del termine, fatta di territori, di formazione politica, di cultura
- 5:29Speaker 2: contadina e di una particolare sensibilità per le contraddizioni sociali.
- 5:35Speaker 2: Petrini non nasce come gastronomo e questo è un punto fondamentale,
- 5:39Speaker 2: nasce piuttosto dentro quella generazione che attraversa gli anni settanta
- 5:43Speaker 2: italiani con una forma di politicizzazione totale della vita quotidiana.
- 5:48Speaker 2: È una generazione che ha creduto nel bene e nel
- 5:50Speaker 2: male che tutto fosse politico, il lavoro, il linguaggio, la scuola,
- 5:53Speaker 2: la famiglia, perfino il modo di mangiare. Ed è in
- 5:56Speaker 2: questo clima che si forma una certa idea del mondo
- 5:59Speaker 2: e soprattutto una certa idea di comunità. Ed è qui
- 6:02Speaker 2: appunto che il cibo poi comincia lentamente a emergere non
- 6:05Speaker 2: come tema centrale ma come linguaggio possibile. Perché il cibo
- 6:09Speaker 2: ha una caratteristica che pochi altri ambiti possiedono, cioè che
- 6:13Speaker 2: è concreto, è quotidiano, è universale ed è esperienza di
- 6:17Speaker 2: tutti noi. Tutti mangiano, tutti devono mangiare, tutti mangiano dentro
- 6:21Speaker 2: un sistema che raramente viene interrogato. È proprio questa ovvietà
- 6:25Speaker 2: del cibo che lo rende paradossalmente un punto di osservazione
- 6:29Speaker 2: privilegiato sulla società. Negli anni della formazione di Petrini però
- 6:33Speaker 2: il cibo non è ancora questo oggetto culturale che oggi conosciamo,
- 6:37Speaker 2: è ancora soprattutto una questione economica e produttiva. L'Italia sta
- 6:41Speaker 2: uscendo lentamente da una storia di povertà alimentare che ha
- 6:44Speaker 2: segnato generazioni intere e quando una società esce dalla scarsità
- 6:49Speaker 2: tende quasi inevitabilmente a celebrare l'abbondanza senza interrogarsi troppo su
- 6:54Speaker 2: ciò che si lascia indietro. È un passaggio storico fondamentale,
- 6:58Speaker 2: il cibo diventa disponibile, accessibile, industrializzato e proprio per questo
- 7:03Speaker 2: comincia a perdere alcune delle sue connessioni più profonde con
- 7:06Speaker 2: il territorio. È difficile oggi immaginare cosa significhi davvero questo passaggio,
- 7:11Speaker 2: perché noi viviamo già dentro l'abbondanza, ma per le regenerazioni
- 7:14Speaker 2: precedenti l'arrivo dei supermercati, dei prodotti confezionati, della standardizzazione alimentare
- 7:20Speaker 2: è stato vissuto soprattutto come una liberazione. Finalmente si poteva scegliere,
- 7:26Speaker 2: si poteva comprare senza fatica, il cibo non era più
- 7:30Speaker 2: solo lavoro e stagionalità, non era più così tanto deperibile,
- 7:34Speaker 2: si poteva conservare per lungo periodo, era diventato un bene
- 7:37Speaker 2: di consumo. E tuttavia, proprio mentre questa trasformazione si compie,
- 7:41Speaker 2: qualcuno comincia a intuire che qualcosa si sta perdendo. Non
- 7:45Speaker 2: in termini nostalgici, ma in termini proprio culturali. Perché quando
- 7:49Speaker 2: il cibo diventa soltanto consumo, smette di essere anche relazione.
- 7:52Speaker 2: E quando smette di essere relazione, perde una parte fondamentale
- 7:56Speaker 2: del suo significato umano. È in questo spazio che ovviamente
- 7:59Speaker 2: si colloca la prima intuizione di Petrini, che non è
- 8:02Speaker 2: ancora formulata in modo teorico, non è ancora organizzata in
- 8:05Speaker 2: un movimento, ma è già presente come sua personale sensibilità,
- 8:10Speaker 2: e cioè che il cibo non è mai soltanto ciò
- 8:12Speaker 2: che mangiamo, è sempre anche ciò che sappiamo, ciò che
- 8:16Speaker 2: ricordiamo e ciò che condividiamo. Per questo le langhe non
- 8:19Speaker 2: sono semplicemente il suo luogo di origine, ma sono una
- 8:22Speaker 2: sorta di archivio vivente di questa consapevolezza. Le langhe degli
- 8:25Speaker 2: anni 50 e 60 non hanno nulla della loro immagine contemporanea, non
- 8:29Speaker 2: sono ancora un paesaggio turistico globale, non sono un brand
- 8:33Speaker 2: no gastronomico, Sono un territorio agricolo duro dove la vita
- 8:36Speaker 2: è scandita dalla fatica e dalle stagioni e dove il
- 8:39Speaker 2: cibo ha ancora una dimensione profondamente comunitaria. In quel mondo
- 8:44Speaker 2: il gusto non è un'esperienza individuale, è una costruzione collettiva,
- 8:49Speaker 2: non esiste l'idea di food experience come la intendiamo oggi,
- 8:53Speaker 2: esiste piuttosto l'idea di sopravvivenza condivisa, di festa, di ritualità
- 8:56Speaker 2: e di economia domestica. Il cibo è parte della struttura
- 8:59Speaker 2: sociale e non è un elemento separato da essa. E
- 9:03Speaker 2: questo è un punto decisivo perché poi quando Petrini più
- 9:06Speaker 2: tardi parlerà di biodiversità, di piccoli produttori, di tradizioni alimentari,
- 9:11Speaker 2: non lo farà mai da osservatore esterno, da romantico nostalgico.
- 9:15Speaker 2: Lo farà da qualcuno che ha interiorizzato quel mondo come
- 9:19Speaker 2: forma mentale prima ancora che come memoria personale. Ma per
- 9:25Speaker 2: comprendere davvero la nascita di Slow Food bisogna aggiungere un
- 9:27Speaker 2: altro elemento spesso sottovalutato, cioè la trasformazione dell'Italia tra gli
- 9:33Speaker 2: anni Sessanta e Ottanta. È in questo periodo che il
- 9:36Speaker 2: paese passa definitivamente da società contadina a società industriale e post- industriale.
- 9:41Speaker 2: E questo passaggio non riguarda solo l'economia, ma riguarda la
- 9:44Speaker 2: percezione stessa del tempo. Il mondo contadino viveva dentro il
- 9:48Speaker 2: tempo lungo della natura, il tempo della maturazione, della stagionalità, dell'attesa.
- 9:55Speaker 2: Il mondo industriale invece introduce un'altra logica, che è quella
- 9:58Speaker 2: della velocità, della standardizzazione, della ripetibilità. il valore non sta
- 10:03Speaker 2: più nel tempo necessario a fare qualcosa ma nella capacità
- 10:06Speaker 2: di ridurre quel tempo e è qui che nasce una
- 10:11Speaker 2: delle tensioni fondamentali poi del pensiero di Petrini anche se
- 10:15Speaker 2: all'inizio appunto non è ancora così esplicita perché il cibo
- 10:19Speaker 2: più di qualsiasi altra cosa è materia temporale un formaggio
- 10:23Speaker 2: non può essere accelerato un vino non può essere forzato
- 10:27Speaker 2: una terra non può essere costretta a produrre oltre i
- 10:29Speaker 2: suoi ritmi senza conseguenze Eppure la modernità alimentare tende proprio
- 10:34Speaker 2: a questo, a comprimere il tempo. È una trasformazione silenziosa,
- 10:39Speaker 2: quasi invisibile nella vita quotidiana, ma profondissima nelle sue implicazioni culturali,
- 10:43Speaker 2: perché quando si modifica il rapporto con il tempo, si
- 10:46Speaker 2: modifica ovviamente anche il rapporto con il corpo, con la
- 10:49Speaker 2: natura e con il significato stesso dell'esperienza. Ed è in
- 10:52Speaker 2: questo contesto che anni dopo avviene il gesto che verrà
- 10:55Speaker 2: ricordato come la nascita simbolica di Slow Food, cioè la
- 10:58Speaker 2: protesta contro l'apertura di un fast food a Roma vicino
- 11:01Speaker 2: a Piazza di Spagna. Ma anche qui bisogna fare attenzione
- 11:05Speaker 2: a non cadere nella semplificazione perché non si tratta semplicemente
- 11:08Speaker 2: di una protesta contro un ristorante americano. Quello che era
- 11:11Speaker 2: in gioco era qualcosa di molto più ampio, era in
- 11:14Speaker 2: gioco l'idea che il cibo potesse essere ridotto a un'esperienza veloce, standardizzata, decontestualizzata,
- 11:21Speaker 2: in un fast food appunto. La reazione di Petrini non
- 11:25Speaker 2: nasce quindi da un rifiuto del moderno in quanto tale,
- 11:29Speaker 2: ma da una domanda più profonda, e cioè cosa perdiamo
- 11:32Speaker 2: quando rendiamo tutto veloce, soprattutto in termini di alimentazione e cibo.
- 11:37Speaker 2: Ed è da questa domanda che inizia a prendere forma
- 11:39Speaker 2: qualcosa che ancora non si chiama slow food, ma che
- 11:42Speaker 2: ne contiene già il nucleo essenziale, cioè l'idea che la
- 11:45Speaker 2: lentezza non sia un difetto da correggere, ma una dimensione
- 11:48Speaker 2: da preservare. Che il tempo del cibo non sia un ostacolo,
- 11:52Speaker 2: ma una condizione di qualità e che la qualità a
- 11:54Speaker 2: sua volta non sia un lusso, ma una forma di
- 11:56Speaker 2: giustizia culturale. Da qui in avanti tutto quello che accadrà,
- 12:00Speaker 2: slow food, terra madre, eccetera, non sarà altro che lo
- 12:04Speaker 2: sviluppo coerente di questa intuizione iniziale. Quando Slow Food nasce,
- 12:09Speaker 2: o meglio, quando comincia a prendere una forma riconoscibile, non
- 12:12Speaker 2: assomiglia affatto a ciò che oggi immaginiamo quando sentiamo la
- 12:15Speaker 2: parola movimento internazionale. Non c'è una struttura rigida, non c'è
- 12:20Speaker 2: una strategia di espansione globale, non c'è nemmeno l'idea iniziale
- 12:23Speaker 2: di diventare qualcosa di grande. E questo è un punto
- 12:27Speaker 2: interessante perché molte delle realtà che poi diventano influenti nel
- 12:30Speaker 2: mondo contemporaneo nascono esattamente così, cioè non come progetti di
- 12:34Speaker 2: crescita ma come tentativi di dare un nome a un disagio.
- 12:38Speaker 2: E il disagio nel caso di Petrini e dei suoi
- 12:40Speaker 2: compagni ha a che fare con una trasformazione molto profonda
- 12:44Speaker 2: che attraversa l'Occidente tra gli anni 80 e 90, è la trasformazione
- 12:48Speaker 2: del cibo in merce globale. Non è un passaggio improvviso, naturalmente,
- 12:52Speaker 2: è un processo più lungo, fatto di piccoli cambiamenti che però... sommati,
- 12:57Speaker 2: modificano completamente il paesaggio alimentare. Il supermercato diventa il luogo
- 13:02Speaker 2: centrale dell'alimentazione moderna, non più il mercato rionale, non più
- 13:06Speaker 2: il contatto diretto con il produttore, ma uno spazio neutro, standardizzato,
- 13:12Speaker 2: dove il cibo perde progressivamente il suo contesto. Una mela
- 13:15Speaker 2: è una mela, indipendentemente da chi l'ha coltivata, un vino
- 13:18Speaker 2: è un prodotto, indipendentemente dal territorio, un formaggio diventa una marca,
- 13:22Speaker 2: indipendentemente da come viene fatto, da come mangiano le mucche,
- 13:25Speaker 2: da chi alleva quelle mucche, da come viene monto quel latte.
- 13:28Speaker 2: Ed è proprio questa neutralizzazione del contesto che preoccupa Petrini,
- 13:32Speaker 2: perché se il cibo perde il contesto perde anche il
- 13:35Speaker 2: suo significato culturale e se perde il suo significato culturale
- 13:39Speaker 2: diventa molto più facile da omologare. Slow food nasce allora
- 13:43Speaker 2: come una risposta a questa omologazione silenziosa, ma attenzione, non
- 13:48Speaker 2: è una risposta nostalgica, non è un tentativo di restaurare
- 13:52Speaker 2: un passato idealizzato. è piuttosto un tentativo di reinserire complessità
- 13:57Speaker 2: dentro un sistema che tende a semplificare tutto. E qui
- 14:00Speaker 2: entra in gioco una delle idee più importanti di tutta
- 14:03Speaker 2: la riflessione di Petrini, e cioè che la complessità non
- 14:06Speaker 2: è un problema da risolvere, ma è una realtà da abitare.
- 14:10Speaker 2: Il mondo moderno, soprattutto nella sua dimensione economica e industriale,
- 14:14Speaker 2: tende a considerare la complessità come inefficienza. Più un sistema
- 14:18Speaker 2: è semplice, più è efficiente, più è standardizzato, più è controllabile,
- 14:22Speaker 2: più è standardizzato e semplice, più sarà veloce e quindi produttivo.
- 14:26Speaker 2: Ma il cibo resiste a questa logica, perché il cibo
- 14:29Speaker 2: è per definizione complesso, è il risultato di una rete
- 14:32Speaker 2: di relazioni tra natura, cultura, tecnica e tempo. Quando si
- 14:36Speaker 2: cerca di semplificarlo eccessivamente, qualcosa si rompe. Ed è qui
- 14:40Speaker 2: che Slow Food introduce una prima inversione di prospettiva. Non
- 14:43Speaker 2: è la complessità il problema, ma è la perdita di
- 14:46Speaker 2: consapevolezza della complessità. Questa differenza è fondamentale perché significa che
- 14:50Speaker 2: non si tratta di rallentare tutto per principio, ma di
- 14:53Speaker 2: riconoscere che esistono tempi diversi per cose diverse. Esistono processi
- 14:57Speaker 2: che non possono essere compressi senza perdita di qualità, esistono
- 15:01Speaker 2: relazioni che non possono essere standardizzate senza perdita di significato.
- 15:05Speaker 2: In questo senso la famosa triade buono, pulito e giusto
- 15:08Speaker 2: non è uno slogan, ma è una struttura di pensiero.
- 15:11Speaker 2: Tre parole che non stanno semplicemente una accanto all'altra, ma
- 15:14Speaker 2: che si tengono in equilibrio e si condizionano reciprocamente. Il
- 15:18Speaker 2: buono non è mai soltanto una questione di gusto individuale,
- 15:21Speaker 2: è legato alla cultura, alla memoria, all'educazione sensoriale. Il pulito
- 15:25Speaker 2: non riguarda solo l'igiene o l'assenza di contaminazione, ma il
- 15:28Speaker 2: rapporto tra produzione alimentare ed equilibrio ambientale. Il giusto non
- 15:32Speaker 2: è una categoria morale astratta, ma riguarda la distribuzione del
- 15:37Speaker 2: valore lungo la filiera, chi produce, quanto guadagna e in
- 15:41Speaker 2: quali condizioni lavora. e qui si vede chiaramente la distanza
- 15:46Speaker 2: poi tra slow food e una certa retorica gastronomica contemporanea
- 15:49Speaker 2: che spesso si limita al livello del consumo per Petrini
- 15:52Speaker 2: il punto non è mai soltanto cosa mangiamo ma come
- 15:55Speaker 2: viene prodotto ciò che mangiamo Questa distinzione apre immediatamente le
- 16:02Speaker 2: porte alla dimensione politica del cibo perché se ogni atto
- 16:05Speaker 2: di consumo alimentare è anche un atto di partecipazione a
- 16:08Speaker 2: una filiera produttiva allora mangiare diventa inevitabilmente un gesto politico
- 16:13Speaker 2: anche quando non ne siamo consapevoli. Non nel senso ideologico
- 16:16Speaker 2: del termine ma nel senso strutturale. Ogni scelta alimentare sostiene
- 16:20Speaker 2: un modello di produzione. Ogni acquisto contribuisce a rafforzare o
- 16:23Speaker 2: indebolire determinati sistemi agricoli, determinate economie locali, determinate forme di lavoro.
- 16:29Speaker 2: Ne parlavamo ad esempio nella puntata sul cioccolato in cui
- 16:33Speaker 2: parlavo del marchio Fairtrade. che si trova spesso e volentieri
- 16:37Speaker 2: sul cacao, sulle tavolette di cioccolato e che garantisce al
- 16:43Speaker 2: consumatore che quella tavoletta che si sta comprando è stata
- 16:48Speaker 2: prodotta in un determinato modo e i soldi che io
- 16:51Speaker 2: sto dando al produttore sono le soldi che verranno investiti
- 16:54Speaker 2: in un sistema produttivo sostenibile sia per l'ambiente che per
- 16:58Speaker 2: i lavoratori stessi. È una consapevolezza quindi questa qui del
- 17:06Speaker 2: fatto che adesso quando noi andiamo a comprare le cose,
- 17:09Speaker 2: i prodotti alimentari, sappiamo che stiamo sostenendo un determinato sistema
- 17:14Speaker 2: produttivo o il suo opposto. Oggi è una consapevolezza molto diffusa,
- 17:20Speaker 2: ma negli anni 80 e 90 era tutt'altro che scontata. E proprio
- 17:24Speaker 2: in questo contesto Slow Food comincia a crescere, ma in
- 17:27Speaker 2: modo molto particolare, perché non è una struttura centralizzata, non
- 17:31Speaker 2: è un marchio, ma è una rete di comunità. Ed
- 17:34Speaker 2: è qui che poi si intravede uno dei tratti più
- 17:35Speaker 2: interessanti del movimento, cioè la sua capacità di parlare linguaggi diversi,
- 17:40Speaker 2: a contesti diversi, senza perdere poi il suo nucleo comune.
- 17:44Speaker 2: Questa espansione porta poi inevitabilmente Petrini a un passo ulteriore,
- 17:48Speaker 2: che poi forse è anche il più ambizioso della sua traiettoria,
- 17:51Speaker 2: che è Terra Madre. Se Slow Food è il tentativo
- 17:54Speaker 2: di costruire un linguaggio comune attorno al cibo, Terra Madre
- 17:57Speaker 2: è il tentativo di costruire una rete globale di relazioni
- 18:00Speaker 2: tra chi il cibo lo produce davvero. L'idea è quasi
- 18:03Speaker 2: controintuitiva rispetto alla globalizzazione economica dominante, mentre il mondo globalizzato
- 18:08Speaker 2: tende a connettere mercati, capitali e merci Terra Madre prova
- 18:12Speaker 2: a connettere persone, sapere e territori. È un ribaltamento importante
- 18:18Speaker 2: perché significa spostare il centro del sistema alimentare dal mercato
- 18:21Speaker 2: alla relazione e quando questo accade cambia anche il modo
- 18:25Speaker 2: in cui pensiamo la modernità. perché la modernità nella sua
- 18:29Speaker 2: versione più diffusa è stata raccontata come un processo di
- 18:31Speaker 2: progressiva emancipazione dalle radici locali. Più globalizzazione significava meno legami territoriali,
- 18:39Speaker 2: più standardizzazione significava meno differenze, più efficienza e meno complessità.
- 18:45Speaker 2: Terra Madre propone invece una modernità diversa, una modernità che
- 18:48Speaker 2: non elimina le differenze ma le mette in relazione. È
- 18:52Speaker 2: una visione che oggi, alla luce delle crisi climatiche, della
- 18:54Speaker 2: fragilità delle filiare globali, delle disuguaglianze alimentari, appare sempre meno
- 18:59Speaker 2: utopica e sempre più necessaria. E proprio qui poi si
- 19:02Speaker 2: comprende perché la figura di Petrini continua a essere così
- 19:06Speaker 2: centrale nel dibattito contemporaneo. Non perché abbia risolto il problema
- 19:10Speaker 2: del cibo nel mondo, cosa che nessuno potrebbe fare da solo,
- 19:13Speaker 2: ma perché ha contribuito a cambiare il modo in cui
- 19:16Speaker 2: quel problema viene formulato. Quando oggi si parla di Carlo
- 19:20Speaker 2: Petrini e di Slow Food si tende spesso a costruire
- 19:23Speaker 2: una narrazione lineare, che da una parte c'è l'intuizione iniziale,
- 19:26Speaker 2: dall'altra il successo globale, in mezzo c'è la crescita di
- 19:29Speaker 2: un movimento che ha portato alla ribalta temi come biodiversità,
- 19:33Speaker 2: sostenibilità e filiera corta. Ma questa linearità è ingannevole, perché
- 19:37Speaker 2: la storia di Slow Food non è la storia di
- 19:39Speaker 2: un successo senza attriti, è piuttosto la storia di una
- 19:42Speaker 2: tensione continua tra un'idea e la realtà che quell'idea incontra.
- 19:46Speaker 2: E la realtà negli ultimi vent'anni ha cambiato completamente scala.
- 19:51Speaker 2: Perché se negli anni 80 e 90 il problema principale sembrava essere
- 19:55Speaker 2: l'omologazione culturale del cibo, oggi il problema è diventato molto
- 19:59Speaker 2: più ampio e più drammatico. Il sistema alimentare globale è
- 20:02Speaker 2: uno dei principali fattori della crisi climatica, della perdita di
- 20:05Speaker 2: biodiversità e delle disuguaglianze economiche su scala planetaria. Quindi diciamo
- 20:11Speaker 2: che negli ultimi anni un altro elemento che ha reso
- 20:15Speaker 2: ancora più evidente la rilevanza del pensiero di Petrini è
- 20:19Speaker 2: appunto la fragilità, l'abbiamo visto soprattutto con il Covid. la
- 20:23Speaker 2: fragilità delle catene globali di approvvigionamento, domande come quanto può
- 20:28Speaker 2: essere globalizzato un sistema senza perdere resilienza, quanto può essere
- 20:32Speaker 2: efficiente senza diventare fragile, attraversano il dibattito contemporaneo in modo
- 20:37Speaker 2: sempre più urgente e in qualche modo Slow Food aveva
- 20:40Speaker 2: già contribuito a rendere visibili molto prima, cioè queste criticità
- 20:44Speaker 2: molto prima che poi diventassero così diciamo a mainstream alla
- 20:49Speaker 2: portata di tutti e che si rivelassero a tutti quanti.
- 20:53Speaker 2: Più passa il tempo, più il pensiero di Petrini acquisisce
- 20:56Speaker 2: un'attualità crescente e questa fondamentalmente è la sua magia. Volendo
- 21:01Speaker 2: provare a tirare le somme, Petrini è una figura non
- 21:03Speaker 2: facile da incasellare in una sintesi finale. Non è soltanto
- 21:07Speaker 2: il fondatore di Slow Food, non è soltanto un intellettuale
- 21:10Speaker 2: del cibo, non è soltanto un attivista ambientale. È piuttosto
- 21:14Speaker 2: qualcuno che ha contribuito a spostare il centro di gravità
- 21:17Speaker 2: di una domanda, e cioè... la domanda che cosa significa
- 21:21Speaker 2: mangiare il quesito che cosa significa mangiare e questa domanda
- 21:25Speaker 2: si è presa sul serio non riguarda mai soltanto il
- 21:28Speaker 2: piatto riguarda il modo in cui produciamo il cibo il
- 21:31Speaker 2: modo in cui lo distribuiamo il modo in cui lo
- 21:34Speaker 2: consumiamo ma soprattutto il modo in cui lo pensiamo perché
- 21:38Speaker 2: una delle intuizioni più profonde del lavoro di Petrini è
- 21:41Speaker 2: proprio questa il cibo non è mai soltanto materia è
- 21:44Speaker 2: sempre anche immaginario è sempre anche cultura è sempre anche
- 21:49Speaker 2: politica anche quando fingiamo che non lo sia Io sono
- 22:07Speaker 2: Lisa Santoni e oggi abbiamo parlato di Carlo Petrini e
- 22:10Speaker 2: della lenta rivoluzione di Slow Food. Questo è In difesa
- 22:13Speaker 2: del cibo, un podcast dove cerchiamo di capire come l'alimentazione,
- 22:17Speaker 2: un problema abbastanza semplice, sia diventato così complesso. In difesa
- 22:20Speaker 2: del cibo esce ogni mercoledì su Radiosvolta e sulle principali
- 22:23Speaker 2: piattaforme audio. Per chi fosse interessato, la puntata è recuperabile
- 22:27Speaker 2: anche in formato video sul canale YouTube di Radiosvolta, a
- 22:29Speaker 2: cui potete iscrivervi e attivare la campanella per rimanere sempre aggiornati.
- 22:34Speaker 2: Per domande, dubbi, perplessità potete contattarmi tramite i miei profili
- 22:37Speaker 2: social dove mi trovate come IndifesaDelCibo oppure potete mandare una
- 22:41Speaker 2: mail a IndifesaDelCibo. com Noi ci risentiamo la prossima settimana per
- 22:46Speaker 2: continuare questo nostro lungo viaggio in difesa del cibo. Ciao!
- 23:00Speaker 5: Stanco di perdere tempo a pulire? Ci pensiamo noi. La
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