Latest / Modalità Umana / EP.05 | Il curriculum scritto dall’AI ti farà assumere o sembrare uguale a tutti?
Transcript
- Tristan Maz: hai trovato l'annuncio perfetto o almeno quello che sembra perfetto. Il ruolo ti interessa, l'azienda sembra seria, la sede è giusta, le competenze richieste ci sono quasi tutte. Quasi. Apri il computer, tiri fuori il tuo curriculum, lo guardi per qualche secondo e pensi. Oddio, sembra scritto nel 2017! Allora fai la cosa più normale del mondo. Apri sub-gpt, o Gemini, o Cloud, o Copilot, o qualsiasi altro assistente AI. Incolli il tuo vecchio curriculum, poi incolli l'annuncio, e scrivi. Adatta il mio CV a questa posizione. Rendilo più professionale, più efficace e più orientato ai risultati. 30 secondi e hai davanti un curriculum pulito, ordinato, elegante, pieno di parole giuste, orientamento al risultato, capacità di lavorare in team, problem solving, gestione delle priorità, comunicazione efficace. Sembra tutto perfetto, forse anche troppo. Perché mentre tu stai facendo questa operazione probabilmente altri candidati stavano facendo esattamente la stessa cosa. Stesso annuncio, stesso chatbot, stesso tono, stesse parole, stesso curriculum lucidissimo. E allora la domanda diventa, l'AI ti sta aiutando a farti notare? ti sta rendendo uguale a tutti gli altri? Questa è modalità umana. Io sono Tristan Maz e oggi parliamo di curriculum. Lavoro, intelligenza artificiale e selezione del personale. Il titolo della puntata è il curriculum scritto dall'AI ti farà assumere o sembrare uguali a tutti? È una domanda molto concreta perché l'AI è entrata in una delle fasi più delicate della vita professionale. Cercare lavoro, cambiare il ruolo, riposizionarsi, raccontare chi siamo, provare a convincere qualcuno che vale la pena incontrarci. E in questa fase il curriculum è ancora uno strumento centrale. Non l'unico, non sempre il più importante, ma spesso il primo filtro, la prima impressione. il primo documento che parla di noi quando noi non siamo ancora nella stanza. E oggi quel documento viene sempre più spesso scritto, corretto, ottimizzato o almeno ritoccato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Da una parte è una grande opportunità perché non tutti sanno scrivere bene, non tutti sanno valorizzarsi, non tutti hanno familiarità con il linguaggio dei recluter, Non tutti riescono a trasformare anni di lavoro in poche righe chiare. Dall'altra parte c'è un rischio. Se tutti usano gli stessi strumenti per scrivere nello stesso modo, i CV diventano più ordinate ma anche più simili. Più leggibili ma meno personali. Più perfetti ma meno credibili. E poi c'è un'altra cosa. L'AI non è solo dalla parte del candidato. Sempre più spesso è anche dalla parte dell'azienda. Nel recruiting, nello screening, nei sistemi ATS, nei ranking, nei riassunti dei profili, nelle interviste automatizzate, nei chatpots di preselezione. Quindi il gioco rischia di diventare questo. Un AI aiuta il candidato a scrivere il curriculum. Un altro AI aiuta l'azienda a leggerlo. e in mezzo da qualche parte dovrebbe esserci una persona vera, con una storia vera, con competenze vere, con limiti veri, con un potenziale vero. La domanda di oggi è come usiamo le iai per fare emergere meglio quella persona invece di farla sparire dietro frasi perfette? perché tutti usano l'AI per il curriculum. Partiamo da una cosa onesta. Scrivere un curriculum è difficile, molto più difficile di quanto sembri. Perché un CV non è un elenco della spesa, non è la cronologia completa della tua vita professionale, non è un'autobiografia e non è nemmeno una vetrina dove mettere tutto quello che hai fatto sperando che qualcosa colpisca qualcuno. Un buon curriculum deve fare una cosa complicata, deve raccontare abbastanza di te da convincere qualcuno a volerti conoscere, ma non così tanto da diventare confuso, pesante o dispersivo. Deve scegliere. E scegliere è difficile. Cosa metti? Cosa togli? Quanto dettaglio dai? Come descrivi un'esperienza vecchia? come racconti un cambio di settore, come valorizzi un ruolo operativo, come spieghi un periodo fermo, come traduci attività quotidiane in competenze leggibili, come eviti di sembrare troppo junior o troppo senior o troppo generico o troppo costoso. E poi c'è il problema del linguaggio. Molte persone lavorano bene ma scrivono male il proprio lavoro. non perché non siano competenti, ma perché raccontarsi è difficile. Uno magari ha gestito clienti, problemi, scadenze, procedure, persone, software, budget, incidenti, urgenze e conflitti. Poi nel CV scrive Mi occupavo di varie attività d'ufficio. che è un po' come dire, Michelangelo ogni tanto dà una mano coi colori. L'AI qui può essere utilissima. Può aiutarti a trovare le parole, a mettere ordine, a togliere frasi deboli, a rendere più chiaro quello che sai fare, a trasformare una mansione in un risultato, a confrontare il tuo CV con un annuncio, a preparare una lettera di presentazione, a simulare domande da colloquio, a capire quali competenze mancano a evitare errori di forma. Quindi no, questa non sarà una puntata contro l'uso delle AI per il curriculum. Sarebbe anche poco realistico, la stanno già usando in tanti e in molti casi può aiutare davvero. La questione non è, posso usare Ciao GPT per scrivere in CV? La questione è lo sto usando per chiarire chi sono o per diventare una versione generica di quello che pensa l'algoritmo? quando l'AI aiuta davvero. Partiamo dalla parte positiva. L'AI può aiutare davvero, non solo in teoria, anche nei dati. Un working paper della National Bureau of Economic Research ha studiato un esperimento in un mercato del lavoro online con quasi mezzo milione di persone in cerca di lavoro. A una parte dei candidati è stata offerta assistenza algoritmica per migliorare la scrittura del curriculum. Risultato. I candidati che hanno ricevuto quella assistenza sono stati assunti circa l'8 % più spesso. La cosa interessante è che gli autori non trovano evidenza che i datori di lavoro fossero meno soddisfatti di quei candidati. Quindi non parliamo semplicemente di truccare il CV. Parliamo del fatto che scrivere meglio può aiutare chi seleziona a capire meglio capacità che magari c'erano già, ma erano raccontate male. Questo è un punto importantissimo, perché spesso pensiamo al curriculum come una prova di bravura nella scrittura. Ma nella maggior parte dei lavori non stai cercando un premio letterario, stai cercando di far capire a qualcuno se hai esperienza, competenza e potenziale per quel ruolo. Se scrivi male, potresti sembrare meno competenti di quello che sei. Se scrivi in modo confuso, potresti non passare il primo filtro. Se usi parole troppo vage, potresti non far capire il valore reale del tuo lavoro. Lei AI, usata bene, può correggere questa distorsione. Può aiutare soprattutto chi non è abituato a scriversi lì, non conosce il linguaggio del settore, Non parla perfettamente la lingua richiesta? Sta cambiando lavoro dopo tanti anni. Ha fatto ruoli operativi difficili da raccontare. Ha tanta esperienza ma poca capacità di sintesi. Ha competenze vere ma poca abitudine a valorizzarle. Immagina una persona che ha lavorato per anni in logistica. Nel CV scrive. Gestione e magazzino. Fine. L'AI può aiutarla a fare domande migliori. Gestivi quante spedizioni, che strumenti usavi, avevi responsabilità su tempi, costi, sicurezza e fornitori, hai ridotto errori, hai migliorato processi, hai formato persone, hai gestito urgenze. A quel punto, gestione e magazzino può diventare qualcosa di più chiaro. Coordinamento operativo delle attività di magazzino Gestione prioritaria di spedizioni, controllo documentale e supporto a riduzione degli errori di evasione. Se è vero, è più utile. Non perché suona più elegante, perché racconta meglio il lavoro reale. Altro esempio. Una persona in filiale bancaria scrive, gestione clienti, troppo generico. L'AI può aiutare a distinguere accoglienza, operatività, assistenza sui servizi digitali, gestione reclami, supporto commerciale, controlla normativi, coordinamento team, problem solving su pratiche. Il curriculum migliora quando diventa più preciso, non quando diventa più gonfiato. Questa è la prima regola. L'AI deve aiutarti a essere più chiaro, non più finto. quando l'AI ti rende uguale a tutti. E adesso arriviamo al problema. Perché l'AI non produce solo chiarezza, produce anche formule, produce frasi statisticamente probabili, produce linguaggio meglio, produce testi che suonano bene perché assomigliano a tanti altri testi che suonano bene. Il risultato? Curriculum perfetti e indistinguibili. Quante volte abbiamo letto frasi tipo professionista dinamico orientato ai risultati, forte capacità di problem solving, eccellenti competenze comunicative, attitudini al lavoro in team, proattività e flessibilità, spiccata capacità di gestione delle priorità. Sono frasi sbagliate? Non necessariamente, ma se non sono accompagnate da esempi non dicono quasi nulla. Tutti possono scrivere problem solving. La domanda è quale problema hai risolto? In quale contesto? Con quali vincoli? Con quale risultato? Tutti possono scrivere team working. La domanda è con chi hai lavorato? In che ruolo? Con che responsabilità? In un team stabile o in una situazione complicata? Tutti possono scrivere orientamento al cliente. La domanda è che tipo di cliente, con quali bisogni, in quali momenti critici, con quali strumenti? L'AI tende a rendere tutto più liscio, ma il lavoro vero non è liscio. È fatto di vincoli, errori, scadenze, conflitti, sistemi che non parlano tra loro, clienti arrabbiati, procedure da rispettare, obiettivi da raggiungere, cambiamenti, responsabilità. Se il tuo curriculum trancella tutta questa concretezza e lascia solo parole belle, diventa una brochure. E se sembra scritto da un ufficio marketing che ha bevuto tre caffè e letto LinkedIn per dodici ore, forse non sta raccontando te, sta raccontando internet. Il rischio non è che il recruiter dica, aaaa Non capisco perché dovrei chiamare proprio questa persona. Perché un CV generico non è pericoloso perché è brutto, è pericoloso perché è invisibile. AI lato candidato, AI lato recruiter. C'è poi un altro passaggio importante. Finora abbiamo parlato dell'AI usata dal candidato, ma anche le aziende stanno usando sempre più strumenti digitali e AI nei processi di selezione. LinkedIn, nel report Future of Recruiting 2025, segnala che il 37 % delle organizzazioni Recruiting sta integrando attivamente o sperimentando strumenti di gene AI. SHRM nel Report Talent Trends 2025 indica che l'adozione delle AI in attività HR è salita al 43 % rispetto al 26 % dell'anno precedente. Quindi non parliamo di fantascienza, parliamo di una trasformazione già in corso. Attenzione però a non cadere nel mito opposto. Non è vero che ogni curriculum viene eletto solo da un robot malvagio che decide il tuo destino in 0,3 secondi. Questa è una semplificazione da post virale. La realtà è più sfumata. Ci sono sistemi ATS che aiutano a gestire candidature. Ci sono filtri per parole chiave. sono strumenti che ordino profili, ci sono piattaforme che estragono competenze, ci sono chatbots che fanno prime domande, ci sono tool che riassumono candidatore per i recruite. Ci sono sperimentazioni con interviste automatizzate e ci sono ancora molte persone in carne e ossa che leggono, voltano, chiamano e decidono. Il punto è che il curriculum deve essere leggibile su due livelli, da un software e da una persona. Se è troppo creativo, pieno di grafiche strane, colonne ingestibili e parole nascoste, potrebbe essere difficile analizzare per un sistema. Se è troppo ottimizzato per il sistema, pieno di keyword infilati a caso, potrebbe sembrare artificiale o vuoto a una persona. La sfida è questa. Scrivere un CV abbastanza strutturato da essere letto bene dalle macchine ma abbastanza concreto da interessare un essere umano. Perché alla fine non vuoi solo superare un filtro, vuoi arrivare a un colloquio. E in colloquio devi sapere sostenere tutto quello che hai scritto. La parte scomoda, quando l'AI parla con l'AI. Ed eccoci alla parte scomoda. Cosa succede quando l'AI scrive il CV e un'altra AI lo valuta? Qui entra un tema molto interessante e anche un po' inquietante. Il rischio che i modelli preferiscano testi generati da modelli simili a loro. Nel paper del 2025 su AI, Preferencing in Algorithmic Hiring ha analizzato proprio questo fenomeno. L'idea è semplice. Se un candidato usa un LLM per scrivere il curriculum e l'azienda usa un LLM per valutarlo, può succedere che il sistema favorisca testica sul meglio in proprio modo di scrivere. Nelle simulazioni del paper, candidati che usavano lo stesso modello del valutatore risultavano più probabilmente selezionati rispetto a candidati con qualifiche simili ma CV scritti da umani. Questo non significa che ogni selezione funziona così. Non significa che tutte le aziende usino sistemi d'engenere. Non significa che il tuo CV umano venga automaticamente penalizzato. Ma ci dice una cosa importante. Quando automatizziamo troppo il processo, La forma può iniziare a pesare più della sostanza. Il rischio è che non vinca il candidato migliore, vinca il candidato che parla meglio la lingua del sistema. È un problema sottile, perché sembra meritocracia, ma potrebbe diventare ottimizzazione del formato. È come se tutti dovessero imparare a scrivere non per farci capire da una persona. ma per piacere è un algoritmo che a sua volta è stato addestrato su testi simili a quelli che stiamo producendo. Un circuito chiuso. AI che scrive, AI che valuta, AI che premia il testo più simile al suo gusto. E nel mezzo? Nel mezzo c'è il candidato, che magari è bravo davvero, ma non sa trasformarsi in prompt. Questa è una delle grandi domande del lavoro digitale. Stiamo valutando competenze reali o la capacità di presentarsi nel formato più gradito al sistema? il curriculum non è la tua identità. A questo punto serve una precisazione. Il curriculum non sei tu, è una rappresentazione, un'interfaccia, una sintesi. Il problema è che spesso lo trattiamo come se dovesse contenere tutta la nostra identità professionale, ma un CV non può raccontare tutto, deve aprire una porta, non sostituire il colloquio. L'AI può aiutarti a costruire meglio questa porta, ma non deve arredare tutta la casa inventandosi stanze che non esistono. Perché poi al colloquio qualcuno ti chiede, mi racconti un esempio concreto di questa competenza? E lì c'ha GBT, non è seduto accanto a te con l'auricolare. Almeno speriamo. Se hai scritto ho guidato progetti complessi di trasformazione digitale, devi saper raccontare quali progetti, con quali persone, con quali vincoli, con quali risultati, quali errori, quale ruolo avevi davvero. Se hai scritto ho coordinato team cross funzionali, devi saper spiegare quanti team, che funzioni, che responsabilità, che conflitti, quali decisioni. Se hai scritto ho migliorato l'efficienza operativa, devi saper dire in che modo, con quali strumenti, misurata come, prima e dopo cosa. Il CV scritto dall'AI può farti ottenere un colloquio, ma se è troppo lontano da te, il colloquio può diventare il momento in cui quella distanza si vede. E si vede subito. Perché un recruiter esperto non cerca solo parole, cerca coerenza, cerca esempi, cerca profondità, cerca la capacità di collegare esperienza e ruolo. Quindi il punto non è sembrare perfetto. Il punto è sembrare credibili. Cosa cambia davvero? Cosa cambia davvero con le IAI nei curriculum? Cambiano almeno quattro cose. La prima, scrivere bene diventa più accessibile. Questo è positivo. Chi non ha strumenti, consulenti, amici AI-CHAR e grande familiarità con il linguaggio professionale può migliorare la qualità del proprio CV. La seconda, la soglia media si alza. Se tutti possono scrivere meglio un curriculum ordinato non basta più. Diventa la base, non il vantaggio. La terza, aumenta il rumore. I recruiter ricevono candidature più curate, ma non necessariamente più sincere, più pertinenti o più facili da distinguere. Il rischio è una montagna di profili apparentemente perfetti ma poco differenziati. La quarta, la capacità di raccontare esempi concreti diventa ancora più importante, perché quando la forma si standardizza, la differenza lo fa in dettagli veri. Risultati, scelte, contesto, numeri, responsabilità, problemi risolti, decisioni prese. In pratica, lei ha i può livellare il linguaggio, ma non può sostituire la sostanza. E se provi a usarla per inventare sostanza, stai costruendo una promessa che poi devi mantenere. Modalità umana Usa l'AI come editor, non come autobiografo. Arriviamo alla parte pratica. La regola di questa puntata è semplice. Usa l'AI come editor, non come autobiografo. Un editor ti aiuta a dire meglio quello che vuoi dire. Un autobiografo scrive la tua storia al posto tuo. Con il curriculum non delegare la tua storia. Telegane, la polizia, la chiarezza, la struttura, la sintesi, non la verità. Ecco un protocollo pratico. 1. Parti da una versione grezza tua Prima di chiedere alle AI di scrivere il CV, scrivi tu una versione grezza, anche brutta, anche disordinata, anche piena di ripetizioni. L'importante è che contenga materia vera. Cosa hai fatto, dove, con chi, con quali strumenti, con quali problemi, con quali risultati. Se parti da zero e chiedi Scrivimi un curriculum per questo ruolo, lei ti renderà produrre un candidato ideale, non necessariamente te. 2. Chiedi domande non solo testi Invece di chiedere subito, riscrivi il CV, puoi chiedere quali informazioni mancano per rendere questa esperienza più credibile? Quali risultati dovrai quantificare? Quali competenze emergono da questa esperienza? Quali frasi sono troppo generiche? Quali punti non saprai difendere in colloquio? Questa è una modalità molto più intelligente. L'AI non scrive al posto tuo, ti aiuta a pensare meglio. 3. Trasforma mansioni in risultati, ma solo se sono veri. Una mansione dice cosa facevi, un risultato dice che valora il prodotto. Gestione clienti è una mansione. Gestione quotidiana delle richieste clienti con supporto alla risoluzione di anomalie operative e miglioramenti dei tempi di risposta è più concreto. Ancora meglio, 6 numeri veri, gestione di circa 40 richieste clienti a settimana, riduzione dei tempi di risposta da 3 giorni a 1 giorno, supporto a un portafoglio di x clienti, coordinamento di un team di 5 persone. Ma attenzione, i numeri non si inventano. Se non li hai, usa contesto qualitativo. Meglio un dato mancante che un dato falso. 4. Elimina le frasi che potrebbe scrivere chiunque. Ogni volta che un CV contiene una frase generica, chiediti, la potrebbe scrivere chiunque? Se sì, va migliorata. Buone capacità comunicative? Ok, ma dove si vedono? Presentazioni? Clienti difficili? informazione colleghi, riunioni operative, vendita, negoziazione, assistenza. Problem solving. Ok, quale problema? Leadership. Ok, di chi? Quando? Con quale responsabilità? L'AI va usata per togliere il fumo, non per aggiungerlo. 5. Adatta il CV all'annuncio senza travestirti. Adattare il CV a un annuncio è corretto. Inventare un personaggio per il piacere all'annuncio no. Se l'annuncio parla di project management e tu hai fatto il coordinamento operativo, puoi far emergere quella parte. Se parla di strumenti digitali e tu li hai usati, mettili in evidenza. Se parla di relazione col cliente, valorizza esperienze pertinenti. Ma se l'annuncio chiede esperienza avanzata in data analysis e tu hai aperto Excel tre volte per fare la lista delle ferie, forse non è il caso di scrivere esperto in analisi dati e business intelligence. Excel ti perdona. Il colloquio no. 6. Crea due versioni Una versione più leggibile per i sistemi. Pulita, semplice, senza grafica eccessiva. Con sessioni chiare, titoli standard, competenze riconoscibili, esperienze ordinate. E' una versione più umana, magari per LinkedIn, lettera di presentazione o portfolio. Dove racconti meglio motivazione, direzione, stile, progetti. Il CV deve passare filtri. ma tu devi arrivare a una conversazione. 7. Verifica ogni frase. Questa è la regola d'oro. Prima di inviare, leggi ogni frase e chiediti. Saprei raccontarla in colloquio con un esempio concreto? Se la risposta è sì, tienila. Se la risposta è no, riscrivila. Se la risposta è ma speriamo che non me la chiedano, toglierla potrebbe essere una buona idea. Perché il curriculum non serve a sembrare qualcuno, serve a far capire perché vale la pena incontrarti. Prompt utili per scrivere il CV con l'AI Ti lascio anche qualche prompt pratico. Primo prompt. Analisa da questa esperienza professionale, fammi 10 domande per rendere più concreta, misurabile e credibile. Non riscrivere ancora il testo. secondo prompt. Trova le frasi generiche in questo curriculum e spiegami perché non funzionano. Poi proponi alternative più concrete senza inventare informazioni. Terzo prompt. Confronta questo CV con questo annuncio di lavoro. Indicami quali competenze sono già presenti, quali mancano e quali potrai valorizzare meglio senza aggiungere esperienza non vere. Quarto prompt. Riscrivi questa esperienza usando un tono professionale chiaro e sobrio. Evita formule gonfiate come professionista dinamico. Forte problem solving orientato ai risultati, se non supportate da esempi. 5. Preparmi 5 domande da colloquio basate solo su ciò che ho scritto nel CD. Voglio capire se saprai difendere ogni affermazione. Questo è un modo molto più maturo di usare l'AI. Non le chiedi di venderti a tutti i costi. Le chiedi di aiutarti a diventare più chiaro, più preciso, più coerente. Vale davvero? Quindi, usare l'AI per il curriculum vale davvero? Sì, ma dipende da come. Vale davvero se la usi per ordinare le esperienze, migliorare la chiarezza, togliere frasi deboli, adattare il linguaggio, prepararti al colloquio, fare emergere competenze vere, ridurre errori e capire meglio l'annuncio. Non vale e può diventare dannosa se la usi per inventare competenze, gonfiare i ruoli, riempire il CV di Keyword, scrivere una lettera motivazionale che potrebbe essere di chiunque, renderti identico agli altri candidati o costruire un'immagine che non sapresti sostenere dal vivo. Il verdetto di modalità umana è questo. L'AI può aiutarti a scrivere meglio il curriculum, ma non deve scrivere chi sei. deve aiutarti a rendere tu leggibile la tua esperienza reale, non a costruire una maschera professionale. Conclusione Siamo partiti da una scena semplice. Un annuncio, un vecchio curriculum, un prompt, 30 secondi, un CV bellissimo. Ma adesso sappiamo che la vera domanda non è. Il CV è scritto bene. La vera domanda è, questo CV racconta davvero qualcosa di me? Perché nel mercato del lavoro che arriva, scrivere bene sarà sempre più facile. Distinguisci sarà più difficile. E allora il vantaggio non sarà usare l'AI per sembrare perfetti. Il vantaggio sarà usarla per diventare più chiari, più concreti e più verificabili. La domanda che ti lascio è questa. Secondo te, un curriculum scritto con l'AI è più utile, più rischioso o ormai inevitabile? iscrivilo nei commenti su YouTube, su LinkedIn o sui canali social di modalità umana. E se questa puntata ti è stata utile, segui modalità umana sulla piattaforma da cui ci stai ascoltando. Attiva le notifiche su Spotify, Apple Podcast o YouTube. E se puoi, lasci una recensione. Aiuta il podcast a raggiungere altre persone che vogliono usare la tecnologia senza smettere di pensare. Ci trovi su TikTok dove continuiamo la conversazione con clip, domande e casi pratici. Nel dubbio, prima di copiare e incollare la tua carriera dentro un prompt, attiva la modalità umana.