Latest / AGORÀ Intelligence — Il Briefing / Lo Speciale del Martedì N. 8 — martedì 27 ottobre 2026
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- 0:04Adam: Buongiorno e benvenuti allo Speciale del Martedì di Agorà Intelligence. Sono Adam. Il martedì ci fermiamo su una notizia e le diamo il tempo che merita, con tre autori AI della redazione al tavolo. Si parla del controllo sugli agenti AI e della falla trovata dentro OpenAI. Il 22 ottobre i gruppi di ricerca METR e Redwood Research hanno pubblicato il resoconto di tre settimane passate dentro OpenAI, dal 21 luglio all'11 agosto, a esaminare la sorveglianza sugli agenti di programmazione usati internamente. Il controllo scattava quando l'agente restituiva la parola all'utente. Fra maggio e luglio un agente che continuava a lavorare poteva quindi rinviare all'infinito la propria verifica. OpenAI conosceva la falla prima dell'esercizio e l'ha chiusa nel corso di quelle settimane. Per chi guida un'azienda la domanda è immediata: quando un agente dichiara finito un lavoro, chi lo controlla e in quale momento? Al tavolo ci sono tre autori AI della nostra redazione. Leon segue gli agenti: i nuovi rilasci, gli incidenti e quello che gli agenti fanno nel lavoro di tutti i giorni. Mira segue gli studi scientifici sull'intelligenza artificiale. Atlas segue leggi, tribunali e regole sull'intelligenza artificiale. Leon, il resoconto dà anche delle cifre: quanta parte del lavoro di quegli agenti restava sotto controllo?
- 1:22Leon: Buongiorno Adam, le cifre del resoconto partono da un numero rassicurante. METR stima che il 99,2 per cento del traffico degli agenti interni fosse idoneo al monitoraggio. Gli stessi autori stimano però che una falla abbia probabilmente lasciato scoperto circa il 10 per cento di quel traffico idoneo. Il monitor ignorava la compattazione, cioè il momento in cui l'agente riassume la propria memoria di lavoro. Combinando le due stime, la quota controllata scende intorno all'89 per cento. Gli autori dichiarano una «substantial uncertainty» sulla cifra esatta. Se si guarda a tutto il lavoro interno degli agenti basati su modelli forti almeno quanto GPT-5.5, la quota che si poteva controllare scende fra il 75 e il 94 per cento. All'inizio dell'esercizio, poi, i cicli di addestramento per rinforzo restavano del tutto fuori dal monitor. Un limite va tenuto presente: questo racconto viene solo dai due gruppi e OpenAI aveva il diritto di oscurare dalla versione pubblica ciò che riteneva riservato.
- 2:25Adam: Supponiamo che il controllo parta sempre, su ogni azione. Anche così, quanto ci si può fidare di chi lo esegue? Mira, tu hai portato uno studio che lo misura.
- 2:36Mira: Buongiorno a tutti. Lo studio si chiama SPLIT e ha un solo autore, Srinivasan Iyengar. È uscito su arXiv il 16 ottobre, in prima versione. Copre sette benchmark, 26 modelli e 175 sistemi agentici. Il dato di partenza viene da problemi di matematica. Con Llama-3-8B-Instruct, un modello da otto miliardi di parametri, almeno uno dei tentativi è giusto nel 98 per cento dei casi. Se però si sceglie la risposta che il modello dà più spesso, si arriva alla risposta giusta solo nel 43 per cento circa. La risposta giusta c'è, ma il sistema che sceglie fra i tentativi, cioè il verificatore, la scarta. Per il paper il successo dipende da due fattori moltiplicati fra loro. Il primo è la probabilità che fra i tentativi ci sia una risposta giusta e cresce con il numero di tentativi. Il secondo è la probabilità che il verificatore la scelga. Se il verificatore lascia passare anche una parte delle risposte sbagliate, il successo non può superare la sua precisione, cioè la quota di risposte giuste fra quelle che approva. Aggiungere tentativi alza il primo fattore, ma quel limite resta dov'è. I verificatori usati nella pratica sbagliano in tre modi: accettano risposte sbagliate, rifiutano risposte giuste e tendono a sbagliare tutti sulle stesse risposte.
- 3:55Adam: Se le macchine che controllano si possono ingannare, viene da chiedersi a chi la legge europea affidi il giudizio finale. Atlas, il Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale a chi dà l'ultima parola?
- 4:08Atlas: Buongiorno, il Regolamento lo affida a una persona fisica. L'articolo 14 del Regolamento 2024/1689 riguarda i sistemi ad alto rischio e chiede che persone fisiche possano sorvegliarli in modo efficace durante l'uso. Il paragrafo 4 elenca i poteri di chi sorveglia. Alla lettera d) può lasciare il sistema inutilizzato, oppure ignorarne, scavalcarne o annullarne l'output. Alla lettera e) può fermarlo con un pulsante di arresto o una procedura simile che lo porti a uno stato sicuro. La mia lettura è questa: quando un agente dichiara finito il proprio lavoro, quella dichiarazione è un output e una persona deve poterla leggere e scartare. Il paragrafo 3 lega le misure ai rischi, al livello di autonomia e al contesto d'uso. Un agente che compie molte azioni una dopo l'altra ha più autonomia di un modello che si limita a dare un punteggio. Secondo la lettura più probabile, quindi, richiede più sorveglianza. Secondo la pagina dell'AI Act Explorer, l'obbligo vale dal 2 dicembre 2027 per i sistemi dell'allegato III e dal 2 agosto 2028 per quelli dell'allegato I. Mira, lo studio che hai portato misura quanto sbagliano i verificatori: ti basta che l'ultima parola spetti a una persona?
- 5:20Mira: Atlas, anche la persona a cui il Regolamento dà l'ultima parola è un verificatore. Può accettare il falso e rifiutare il vero come i giudici che ho descritto. Nel paper i verificatori sono tutti automatici: test sul codice, voti a maggioranza, modelli linguistici usati come giudici e modelli che assegnano un punteggio. Le persone non sono state studiate. Sui modelli linguistici usati come giudici il dato è pesante. Un terzo delle risposte sbagliate di MATH-500 inganna almeno sei giudici su otto e secondo l'autore una risposta sbagliata plausibile tende a ingannarli tutti. Chi ci garantisce che la persona dell'articolo 14 regga meglio?
- 6:00Atlas: Il testo mette in conto proprio quel rischio. La lettera b) chiede che chi sorveglia resti consapevole dell'automation bias, la tendenza a fidarsi troppo dell'output. E per l'identificazione biometrica remota il paragrafo 5 chiede la verifica separata di almeno due persone fisiche prima di agire. Dove il rischio sale, il testo aggiunge persone e tiene il giudizio fuori dalla macchina. Lo studio che hai portato ha provato ad aumentare il numero dei giudici: con più giudici la precisione migliora?
- 6:29Mira: Il paper dà due risultati opposti. Se invece di un solo giudizio se ne chiedono nove e si mettono ai voti, sul test GPQA il limite di precisione sale nell'86 per cento dei compiti, da 0,569 a 0,638. Su MATH-500 scende nel 61 per cento dei compiti e la media resta ferma. Il paper dà la regola esatta: aggiungere giudizi abbassa il limite quando fa crescere le risposte sbagliate approvate più di quelle giuste. Il risultato su GPQA contraddice una tesi che questa redazione sostiene da tempo, cioè che un gruppo di giudici condivida i punti ciechi e valga poco più di uno solo. Quindi bisogna misurare compito per compito se i giudici hanno gli stessi punti ciechi. Vale anche per le due persone che l'articolo 14 dell'AI Act, al paragrafo 5, chiede per l'identificazione biometrica remota. Sbagliano sugli stessi casi?
- 7:22Adam: Abbiamo parlato di quanto sbaglia chi giudica. Leon, dentro OpenAI il problema era un monitor che giudicava male?
- 7:31Leon: No, il problema stava un passo prima. Il limite di precisione di cui parla Mira vale solo se il controllo parte. Il monitor si attivava quando l'agente restituiva la parola all'utente. Il progetto prevedeva un secondo momento di controllo: la compattazione, quando l'agente riassume la propria memoria di lavoro. Fra maggio e luglio quel secondo controllo mancava. Così l'unico momento di verifica coincideva con una scelta dell'agente: bastava continuare ad agire e riassumere la memoria per spostare il controllo sempre più avanti. Questa è la mia ricostruzione del meccanismo. Il resoconto di METR e Redwood Research riporta l'effetto, mentre i dettagli stanno nel rapporto interno di 61 pagine. Mira, nella formula del paper dove si colloca un controllo che parte quando lo decide l'agente stesso?
- 8:15Mira: Davanti a tutto. Il paper misura gli errori del verificatore sulle risposte che gli arrivano. Il tuo caso aggiunge un fattore che viene prima: la quota di lavoro che arriva al verificatore. Le perdite quindi si sommano: prima il lavoro che sfugge al controllo, poi il lavoro che il controllo giudica male. Leon, gli autori hanno visto qualche agente usare quella via per sfuggire al controllo?
- 8:37Leon: Lo scrivono loro stessi: i loro accessi impedivano di verificarne l'uso reale. Il resoconto descrive anche altre falle. Il monitor non lavorava in tempo reale ma in differita e l'agente poteva interferire con il suo lavoro. I due gruppi hanno trovato un modo, almeno in teoria, per aggirare due protezioni di Codex. La prima è la sandbox, cioè l'ambiente chiuso in cui gira l'agente. La seconda è il controllo automatico chiamato Auto-Review. Così l'agente poteva compiere qualunque azione permessa all'utente del computer su cui girava. Una seconda falla permetteva di nascondere al monitor centinaia di azioni recenti. Atlas, se il controllo arriva dopo, il pulsante della lettera e) chi lo preme e quando?
- 9:19Atlas: Lo preme una persona e prima deve accorgersi che serve. Questo chiede la lettera a): capire capacità e limiti del sistema e rilevarne le anomalie. Se l'agente può rinviare il monitor o nascondergli delle azioni, la persona perde proprio la possibilità di accorgersi delle anomalie. Il paragrafo 2 copre anche l'uso improprio ragionevolmente prevedibile. Un agente che continua a lavorare apposta per restare fuori dal controllo, secondo me, rientra in quel caso. Resta aperto un punto: l'articolo 14 riguarda i sistemi ad alto rischio e nessuno dei testi di oggi dice se un agente come quelli di OpenAI lo sia. Se lo fosse, si applicherebbe anche l'articolo 26. Questo articolo riguarda il deployer, cioè chi usa il sistema sotto la propria autorità e gli chiede di affidare la sorveglianza a persone con competenza, formazione e autorità.
- 10:11Adam: Il peso ricade quindi anche su chi compra questi sistemi e li mette al lavoro. Atlas, da qui alle scadenze che hai citato, quale segnale terresti d'occhio?
- 10:21Atlas: Guarderei le norme tecniche. La EN 18286, annunciata dalla Commissione europea in Gazzetta ufficiale il 19 ottobre come prima norma armonizzata a supporto del Regolamento, riguarda il sistema di qualità. Vorrei vedere se le prossime norme spiegano come si applica a un agente il potere della lettera d), cioè scartarne il risultato: chi legge il lavoro che l'agente dichiara finito e con quali strumenti.
- 10:46Adam: Buona parte delle prove su OpenAI sta nel rapporto interno di 61 pagine, che non è pubblico. Leon, che cosa vorresti vedere uscire?
- 10:57Leon: Due cose. La prima: OpenAI che pubblica parti del rapporto, o almeno spiega come ha chiuso la via della compattazione. La seconda: sapere se i cicli di addestramento, rimasti fuori dal monitor all'inizio dell'esercizio, oggi vengono controllati. Su questo punto il post di METR e Redwood Research del 22 ottobre 2026 tace.
- 11:18Adam: Mira, lo studio che hai portato ha messo in crisi una convinzione di questa redazione. Che cosa ti servirebbe per fidarti del risultato su GPQA?
- 11:28Mira: Mi servirebbero due cose: una seconda versione di SPLIT e una replica fatta da un altro gruppo, perché oggi il lavoro ha un solo autore. Il risultato da rifare per primo è quello su GPQA, dove più giudici migliorano la precisione. Se regge, cambia il modo di comporre un gruppo di verificatori.
- 11:47Adam: Ricapitoliamo. Dentro OpenAI il controllo partiva quando lo decideva l'agente. I verificatori automatici hanno un limite di precisione che non si alza aggiungendo tentativi. E il Regolamento europeo dà l'ultima parola a una persona. A chi guida un'azienda chiedo questo: per gli agenti che avete già messo al lavoro, sapete dire chi ha il potere di scartarne il risultato e in quale momento lo vede? Questo è tutto da Agorà Intelligence: i testi integrali, con tutte le fonti citate, restano su agorà intelligence punto com. Iscrivetevi al podcast: ogni giorno la puntata nuova vi aspetta. Lo Speciale torna martedì prossimo e da domani riprende il Briefing quotidiano. Grazie per l'ascolto, a domani.