Latest / Modalità Umana / EP.15 | Siamo ancora capaci di annoiarci?
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- Tristan Maz: Sei in ascensore. Il viaggio dura 20 secondi. Tiri fuori il telefono. Aspetti che arrivi il caffè. Telefono. Il sermafio era rosso. Telefono. Un amico si alza dal tavolo per andare in bagno. Telefono. Non perché ci sia qualcosa di urgente. Non perché stiamo aspettando una notizia. Ma perché davanti a noi si è aperto un piccolo spazio vuoto. e ormai 20 secondi senza uno stimolo sembrano un problema da risolvere. Forse non abbiamo eliminato la noia, forse abbiamo soltanto perso un allenamento necessario per attraversarla. Se anche tu hai sbloccato il telefono senza sapere bene perché, segui modalità umana e prova a contare quante volte succede oggi. Questa è modalità umana. Io sono Tristan Maz, e oggi parliamo di una cosa che fino a pochi anni fa faceva parte della vita quotidiana. Aspettare senza far niente. Infila le poste alla fermata dell'autobus durante un viaggio prima che iniziasse un programma, mentre qualcuno arrivava in ritardo. Erano momenti spesso noiosi, non necessariamente profondi. non necessariamente creativi, a volte erano soltanto noiosi. Non ogni attesa davanti allo sportello ha prodotto un romanzo, qualcuno ha prodotto soprattutto pensieri o stili verso il sistema di prodottazione. Oggi però abbiamo in tasca una macchina capace di riempire qualsiasi qualunque intervallo. un messaggio, un video, una notizia, una partita, una mail, un podcast, perfino questo podcast. La domanda non è solo se lo smartphone sia cattivo. È troppo utile per raccontarci la così. La domanda è che cosa succede quando smettiamo di distinguere tra usare il telefono perché ci serve e usarlo perché non sappiamo che cosa fare per trenta secondi e soprattutto Che cosa perdiamo quando ogni spazio vuoto viene immediatamente riempito? Che cos'è davvero la noia? Cominciamo da una precisazione. La noia non è riposo, non è calma, non è meditazione e non è nemmeno semplicemente non avere niente da fare. Gli psicologi la descrivono come uno stato spiacevole in cui vorremmo essere coinvolti in qualcosa ma non riusciamo a trovare un'attività che ci sembra abbastanza interessante o significativa. In pratica vuoi agganciarti a qualcosa, ma niente in quel momento riesce davvero ad agganciarti. La noia può nascere perché un compito è troppo facile, oppure troppo difficile, perché non ne capiamo il senso, perché non abbiamo controllo, perché siamo stanchi o perché le alternative sembrano tutte più interessanti. è un segnale un po' come la fame. La fame ci dice che manca energia, la noia ci dice che manca un coinvolgimento soddisfacente. Ma il segnale non ci dice automaticamente quale sia la soluzione migliore. Quando hai fame, puoi preparare una cena oppure mangiare biscotti direttamente dalla confezione. cambiare attività, creare, uscire, chiamare qualcuno, riposare. Oppure puoi aprire un feed. Il feed è il biscotto dell'attenzione, disponibile subito, non richiede preparazione e la confezione curiosamente non finisce mai e soprattutto non sporchi sul divano, per terra o da qualsiasi altra parte. Il riflesso del telefono. Molte volte non decidiamo nemmeno consapevolemente di usarlo. La mano arriva al telefono prima della domanda. Lo sblocchiamo, apriamo un'app, scorriamo. Poi dopo pochi minuti ci accorgiamo che non ricordiamo più che cosa volevamo controllare. Non serve parlare subito di dipendenza. È una parola clinica, era usata con prudenza. Per molte persone si tratta prima di tutto di un'abitudine ben allenata. segnale, gesto, ricompensa. Il segnale può essere una notifica, ma può essere anche qualcosa di interno. Un momento di noia, una difficoltà, un pensiero scomodo, l'attesa di una risposta. La ricompensa è immediata, qualcosa di nuovo appare sullo schermo. E qui nasce il paradosso. Usiamo il telefono per non annoiarci, ma non è detto che dopo averlo usato ci sentiamo davvero meno annoiati. una rassegna pubblicata su Communication Psychology ha raccolto ricerche secondo cui la noia percepita è aumentata negli ultimi anni insieme alla diffusione dei media digitali. Gli autori non dicono che esista una causa unica e non possiamo concludere che ogni minuto di smartphone produca noia, ma descrivono un circuito interessante. Le persone prendono il telefono quando si annoiano. In alcuni studi, dopo averlo usato, riferiscono ancora più noia. Perché? Una spiegazione possibile è la frammentazione. Cambiamo video, cambiamo app, cambiamo conversazione. Ogni contenuto promette di essere più interessante del precedente, così poco tempo che nessuno riesce davvero a coinvolgerci. E come entrare in una biblioteca? leggere soltanto la prima frase di 100 libri e poi lamentarsi che nessuno ci ha appassionato. Non sempre usiamo lo smartphone perché abbiamo trovato qualcosa di interessante. A volte lo usiamo perché abbiamo perso la pazienza necessaria per trovare qualcosa di interessante. Noia e mente che vaga. A questo punto bisogna evitare un altro equivoco. Noia e mente che vaga non sono sempre la stessa cosa. La noia è una sensazione spiacevole di mancato coinvolgimento. Il mind wandering, la mente che vaga è quando la tensione si stacca da ciò che abbiamo davanti e produce pensieri non legati al compito. Può succedere mentre camminiamo, sotto la doccia. guardando dal finestrino, durante una riunione che avrebbe potuto essere una mela. In questo caso, a volte, è una forma spontanea di controllo qualità aziendale. la mente può avere costi. Peggiora la prestazione se il compito richida a tensione continua. Non è una buona idea durante la guida e non rende automaticamente più intelligente. Ma alcuni esperimenti mostrano anche possibili benefici. Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha trovato che il mind wandering è associato a reazioni più lente nel compito in corso, ma anche ai migliori risultati successivi in attività di soluzione creativa e pianificazione. Il punto è proprio questo. La mente che vaga può costarci precisione nel presente e, in alcune condizioni, aiutarci a collegare idee e pianificare o incubare un problema. Non è magia. Non basta annoiarsi per diventare creativi. La ricerca più recente continua a mostrare risultati complessi e dipendenti dal compito, dalla persona e dal tipo di pensiero spontaneo. Quindi evitiamo la frase da poster. La noia genera creatività. Più correttamente possiamo dire, alcuni momenti con poche richieste esterne possono lasciare spazio al pensiero interno. E quel pensiero qualche volta aiuta la creatività. La noia non produce automaticamente idee, se copriamo in silenzio con un contenuto, alle idee lasciamo meno spazio per arrivare. Il problema non è solo il tempo. Quando parliamo di smartphone discutiamo quasi sempre di ore. Due ore, quattro ore, sei ore di schermo. Il tempo conta, ma conta anche la distribuzione. Tre ore concentrate per lavorare, vedere un film o parlare con qualcuno non equivagano necessariamente a tre ore sparsi in centinaia di controlli. La frammentazione interrompe ciò che stavamo facendo e soprattutto impedisce ad alcune esperienze di superare la fase iniziale, quella meno gratificante. Un libro ha bisogno di qualche pagina, una passeggiata ha bisogno di qualche minuto, una conversazione non offre sempre un recompense ogni sette secondi. Imparare qualcosa richiede di attraversare confusione, ripetizione e perfino un po' di noia. Se ci abituiamo a cambiare stimolo appena l'interesse scende, il problema non resta dentro il telefono. Cominciamo a confrontare ogni attività con la migliore alternativa disponibile in quell'istante. Il video è più brillante del libro. La notifica è più immediata del progetto. Il feed più imprevedibile della conversazione. Non significa che perdiamo per sempre la capacità di concentrarci. Il cervello non è una batteria rotta dentro tre rille. Significa che l'ambiente rende molto più facile cambiare strada prima che un'attività diventi coinvolgente. Che cosa dice l'esperimento sull'internet mobile? pubblicato su PNAS Nexus ha condotto un esperimento randomizzato con 467 partecipanti. Per due settimane un'appa ha bloccato sui loro smartphone l'accesso all'internet mobile, lasciando disponibili chiamate e messaggi e permettendo comunque internet da altri dispositivi. Nel gruppo sottoposto al blocco sono migliorati in media il benessere soggettivo, alcun indicatore di salute mentale e una misura oggettiva dell'attenzione sostenuta. Il 90,7 % dei partecipanti ha mostrato un miglioramento in almeno 1,3 % risultati. È un dato interessante, va raccontato bene. Non dimostra che tutti debbano trasformare lo smartphone in un telefono degli anni 90. Non dimostra che Internet mobile sia la causa di ogni problema psicologico. Il campione, l'intervento e la durata hanno limiti precisi. e gli stessi autori conoscono che servono altre ricerche. Lo studio suggerisce però qualcosa di concreto. Quando l'accesso continuo diventa meno immediato, cambiamo il modo in cui usiamo il tempo. I partecipanti hanno riferito più attività nel mondo offline, più socialità in presenza, maggiori assenso di autocontrollo e un po' più di sonno. Forse non è lo smartphone a sottrarci direttamente benessere. forse almeno in parte, quando è sempre la scelta più comoda. Il costo di uno stimolo non è soltanto il tempo che gli dedichi, è anche ciò che in quel tempo non hai iniziato. Quando il design non vuole farti uscire. Finora abbiamo parlato delle nostre abitudini, ma non siamo soli davanti allo schermo. Le piattaforme scegono come costruire l'esperienza. Auto play, scroll infinito, notifiche, contenuti personalizzati, il compenso è variabile. Non tutte le funzioni nascono con la stessa intenzione e non ogni uso prolungato è manipolazione, ma molte piattaforme guadagnano quando restiamo più a lungo. Il nostro impulso a evitare la noia incontra quindi un sistema economico molto motivato a offrirci il prossimo stimolo. Nell'ullo 2025 la Commissione Europea ha pubblicato Linea e Guida sulla protezione dei minori nel quadro del Digital Services Act. tra le ricomandazioni ci sono la disattivazione per definita di funzioni che possono favorire un uso eccessivo come AutoPlay, notifiche push e contenuti efineri. Nel febbraio 2026 la Commissione ha inoltre comunicato una valutazione preliminare secondo cui alcune caratteristiche di T-TOP, tra cui scroll infinito, autoplay, notifiche push e sistema di raccomandazione, potrebbero violare il Digital Services Act per i rischi legati al design che favorisce l'uso compulsivo. Preliminare significa preliminare, non è una decisione definitiva. Ti tocca il diritto di esaminare gli atti e rispondere. Il passaggio importante però è culturale. L'Europa sta trattando il design dell'attenzione non soltanto come una scelta estetica o commerciale, ma come una responsabilità della piattaforma. Cosa cambia davvero? Che cosa cambia quindi quando non ci agnoiamo quasi mai? Primo, cambiano le attesi. Ogni pausa sembra tempo perso, ogni rallentamento sembra un difetto, ogni contenuto deve conquistarci subito. Secondo, cambia la solida di ingresso. Le attività lente devono competere con alternative progettate per essere immediatamente stimolanti, non perché siano peggiori. perché chiedono un investimento iniziale. Terzo, cambia il rapporto con i pensieri scomodi. Il telefono può diventare un modo per non ascoltare, preoccupazione, solitudine, incertezza o semplice stanchezza. Non sempre è sbagliato distrarsi. A volte abbiamo davvero bisogno di una pausa, ma se la distrazione è automatica, rischiamo di non capire più quale bisogno stiamo coprendo. Quarto. Cambia la memoria delle giornate. I minuti riempiti da decili di frammenti possono passare senza lasciare una traccia precisa. Abbiamo visto moltissimo, ma ricordiamo pochissimo. E infine cambia la libertà di scegliere. Non perché il telefono controlli la mente, ma perché una scelta disponibile in un secondo tende a vincere contro una scelta che richiede energia, preparazione o pazienza. La parte scomoda Ed eccoci la parte scomoda. Forse non riempiamo ogni vuoto soltanto perché le piattaforme ci manipolano. Lo facciamo anche perché il vuoto può essere sgradevole. Nel silenzio arrivano pensieri, domande, cose rimandate, la sensazione di non sapere che cosa vogliamo fare. Lo smartphone non inventa questo disagio. Ci offre un modo rapidissimo per non sentirlo. E c'è anche un'altra responsabilità. abbiamo trasformato il tempo vuoto in qualcosa di cui vergognarsi. Se non produciamo, dobbiamo informarci. Se non ci informiamo, dobbiamo intrattenerci. Se non ci intratteniamo, dovremmo almeno ottimizzare il riposo con un'app. Ormai per fine rilassarsi sembra un progetto con indicatori di performance, ma non ogni minuto deve istituire un risultato. Un momento vuoto può restare vuoto, non perché la noia sia nobile, perché non siamo obbligati a monetizzare, migliorare o documentare ogni frammento della giornata. non è la produttività, è la presenza. Come possiamo recuperare un po' di spazio senza fare guerra alla tecnologia? Primo, riconosci momenti automatici. Per un giorno nota quando prendi il telefono senza un obiettivo preciso. Non giudicarti, osservo soltanto il segnale. Era noia? Attesa? Ansia? Fatica? Secondo, crea piccole zone senza inzio. L'ascensore, la fila breve, i primi 5 minuti di una passeggiata, il caffè. Non serve iniziare con un ritiro spirituale di 7 giorni. 30 secondi sono già un buon esperimento. Terzo, riduci gli inviti, non soltanto la forza di volontà. Disattiva le notifiche non necessarie. Togli dalla schermata principale le app che apre automaticamente. Disabilita AutoPlay quando possibile. Metti un piccolo ostacolo tra l'impulso e il gesto. 4. Scegli stimoli che finiscono. Un articolo, un episodio del podcast, un capitolo, una playlist. I contenuti con una fine ti restituiscono il momento in cui decidere che cosa fare dopo. Il feed infinito cerca di eliminare proprio questo momento. 5. Non usare la noia come diagnosi. Se sei costantemente svuotato, apatico o in difficoltà, il problema può essere diverso emerta attenzione professionale. Questo episodio parla di abitudini quotidiane, non sostituisci una votazione clinica. 6. Quando arriva la noia, chiediti cosa sta segnalando. Il comporto è troppo facile? Troppo difficile? Privo di senso? Hai bisogno di riposo? o stai soltanto traversando la fase iniziale prima che l'attività diventi interessante? Facciamo l'esperimento della settimana. Per sette giorni scegli un momento da 15 minuti. Sempre lo stesso se possibile. Niente telefono, niente musica, niente podcast, niente video, niente compito da completare. Puoi camminare, guardare fuori dalla finestra. bere un caffè, sederti, lasciare che la mente faccia quello che vuole. All'inizio potresti sentirti a disagio, potresti aver voglia di controllare qualcosa. Non devi resistere per dimostrare forza, devi osservare l'impulso. Alla fine dei 15 minuti scrivi una sola frase. La mia mente è andata qui. Non cercare un diagegnale, non valutare il risultato. Alla fine della settimana, Guarda se quei 15 minuti sono diventati più facili, più difficili o semplicemente diversi. Verdetto. Quindi, siamo ancora capaci di annoiarci? Sì, forse siamo diventati soltanto molto più veloci a interrompere la noia. Non dobbiamo celebrarla. La noia prolungata può essere spiacevole e associarsi a problemi reali. Non è una medicina. Non è uno scorciatoio verso la creatività. Ma nemmeno ogni momento vuoto è un guasto da riparare. Se lo riembiamo sempre prima di capire che cosa ci sta dicendo, rinunciamo una parte importante della scelta. Il telefono è bravissimo a offrirci qualcosa da fare. Molto meno bravo a dirci che cosa vale davvero la pena fare. La domanda da portarci a casa. La prossima volta che sblochi il telefono, chiediti, sto cercando qualcosa? oppure sto saltando scappando da 10 secondi di vuoto. Se questa puntata ti ha fatto guardare diversamente quei piccoli gesti automatici segui in modalità umana e condividila con una persona che prende il telefono anche durante il conto alla rovescia del microonde. E raccontami nei commenti qual è il momento della giornata in cui ti più difficile non controllare lo schermo? Io sono Tristan Maz, questa è modalità umana. Tecnologia AI e vita digitale. Cosa cambia davvero? Nel dubbio, prima di riempire il prossimo momento vuoto, attiva la modalità umana.