Latest / Milly Podcast – Italiano vero • Storie vere / Dove raccontare è un rischio - Giornalismo in zone di conflitto e responsabilità umana – In dialogo con Paola Nurnberg
Transcript
- 0:00Ci sono mestieri che si scelgono e mestieri che ti scelgono.
- 0:04Il giornalismo di frontiera appartiene a questa seconda
- 0:07categoria. Non è una professione che
- 0:09semplicemente si esercita. È un richiamo, un'urgenza, una
- 0:13forma di responsabilità che cresce dentro negli anni, mentre
- 0:16il mondo cambia e sembra volerci mettere alla prova.
- 0:19Il giornalista che lavora in prima linea porta con sé una
- 0:22domanda che non lo abbandona mai, che cosa significa davvero
- 0:25raccontare la verità quando tutto intorno la verità sembra
- 0:29frantumarsi? Dare da luoghi instabili
- 0:32politicamente, emotivamente e umanamente, significa camminare
- 0:36su un confine invisibile. È un equilibrio costante tra il
- 0:39bisogno di informare con precisione e la necessità di
- 0:42proteggere se stessi, la propria sensibilità, il proprio sguardo
- 0:46sul mondo. Il giornalista in prima linea
- 0:48non è un eroe, è un essere umano che sceglie di essere presente
- 0:52dove molti preferirebbero voltare.
- 0:54Lo sguardo è un ponte tra chi vive il conflitto sulla pelle e
- 0:57chi invece lo osserva da lontano.
- 1:00E quel ponte sì, a volte trema, vibra e scricchiola, ma resta
- 1:04essenziale. Tra queste voci c'è quello di
- 1:06Paola Nurberg, giornalista italiana, con un percorso ricco,
- 1:11articolato, internazionale. Ha respirato la tensione di New
- 1:15York nell'epoca dell'undici settembre, ha raccontato
- 1:18l'Italia attraverso le sue redazioni televisive, ha vissuto
- 1:21l'esperienza europea di Euronews a Lione, ha collaborato con
- 1:25agenzie, testate nazionali e oggi è corrispondente da una
- 1:28delle aree più sensibili del pianeta, Gerusalemme.
- 1:32Lì. La storia non è un concetto
- 1:35astratto, è una presenza quotidiana.
- 1:36È un rumore di un posto di blocco che si apre, di un razzo
- 1:40che sfreccia nel cielo, di un'intervista interrotta da una
- 1:42sirena, di un silenzio improvviso che ti fa capire che
- 1:45qualcosa sta cambiando. Fare giornalismo in questi
- 1:48luoghi significa ascoltare con gli occhi e guardare con il
- 1:51cuore, perché l'informazione non è solo un fatto, è un contatto
- 1:55umano, la distanza professionale necessaria, ma non deve mai
- 2:00diventare indifferenza l'ampatia.
- 2:02È fondamentale, ma non deve mai trasformarsi in vulnerabilità
- 2:06paralizzante. In mezzo c'è il lavoro, quello
- 2:09vero. Per addentrarci davvero nel
- 2:12significato di questa professione vissuta sul campo,
- 2:15ho rivolto quattro domande a Paola.
- 2:17Domande che cercano non solo risposte, ma anche un frammento
- 2:21della sua esperienza, del suo sguardo, della sua etica.
- 2:25Io prima di tutto do un grandissimo benvenuto a Paola.
- 2:27Per me è veramente un grande piacere e io la ringrazio di
- 2:30vero cuore per aver accettato di partecipare a mio podcast.
- 2:35La la sua testimonianza per me è veramente un.
- 2:39Grande emozione insomma, è una grande emozione oggi averla qui
- 2:44con me. Allora Ciao Paola, prima di
- 2:48tutto grazie per essere qui oggi.
- 2:51Iniziamo con la prima domanda, hai attraversato luoghi e
- 2:55momenti storici molto diversi, dall'America dell'undici
- 2:59settembre alla complessità quotidiana di Gerusalemme.
- 3:02C'è un'immagine, un attimo preciso che secondo te racconta
- 3:07cosa significa essere giornalista in un luogo dove la
- 3:09sicurezza non è mai garantita? Pensandoci, bisognerebbe
- 3:14veramente ripercorrere e avere il tempo di ripercorrere le
- 3:18tante cose. Fatte le tante persone
- 3:21incontrate le situazioni ce ne sono tantissime.
- 3:27E devo dire che. In quello che mi viene più in
- 3:30mente è stata un'esperienza. Nel 2007, quando sono andata a
- 3:35Baghdad, ero in Iraq, sono andata embedded con gli
- 3:38americani da freelance, il lavoro del freelance, che spesso
- 3:44in alcuni paesi l'Italia è uno di questi, dove è un lavoro che
- 3:47viene pagato anche molto meno, soprattutto per chi fa.
- 3:52Collaborazioni occasionali. Mi ricordo, io ero andata lì a
- 3:56spese mie e mi ero. Sono voluta andare a tutti i
- 4:01costi. E il lavoro del freelance è un
- 4:04lavoro che racchiude in sé. Ce l'ha già il giornalista,
- 4:07soprattutto l'inviato in zone di guerra, questa sorta di follia
- 4:12che lo spinge. Verso l'ignoto quindi c'è c'è un
- 4:17misto di tutto, ci sono sicuramente motivazioni nobili,
- 4:22ci sono anche motivazioni che si basano forse su un senso di un
- 4:27orgoglio personale. Non deve necessariamente essere
- 4:31visto il giornalista che va in guerra come un eroe.
- 4:34Tu l'avevi premesso, non ci sono eroismi in queste cose, c'è
- 4:38anche una buona dose di follia che spinge delle persone a fare
- 4:42questi lavori. E si va anche perché.
- 4:46Dopo che si è fatto una volta la l'esplosione di adrenalina,
- 4:50anche sentire di conoscere, sembra di poter gestire
- 4:54situazioni, luoghi, posti e quindi si tende a rifarlo ancora
- 5:00in un certo senso. Anche così, perché bisogna
- 5:01considerare che le guerre hanno i loro lati di normalità.
- 5:07Questo l'ho visto in Siria, l'ho visto a Baghdad, diciamo un po
- 5:11meno perché era all'epoca quando sono andata io c'era la famosa.
- 5:15Green zone, che era. La zona delle ambasciate e delle
- 5:20basi militari americane che erano coperte da questi
- 5:23altissimi muri per evitare gli attentati e tutto quindi era una
- 5:27città anche abbastanza da quel punto di vista, invivibile.
- 5:31Per il resto abbastanza. Una città fantasma per quello
- 5:34che avevo visto e ricordo io però ci sono delle sacche di
- 5:37normalità, questo io l'avevo visto in Siria, dove ci sono
- 5:41città semidistrutte e poi però ci sono comunque bar, locali,
- 5:45discoteche, gente che. Esce a cena, va a fumarsi una
- 5:49sigaretta con con amici, va a ballare e questo c'è anche in
- 5:53Ucraina. Non bisogna pensare che le
- 5:56guerre abbiano solo il fronte e poi tutto il resto e non vita.
- 6:02Era così. Era così anche quando c'era la
- 6:03guerra in Italia. La Seconda guerra mondiale per
- 6:08non divagare troppo. Mi ricordo quindi questa
- 6:10esperienza. Ero partita, era stata una.
- 6:13Una mia iniziativa, mi sono sobbarcata i costi di tutto e
- 6:17ricordo che quando sono atterrata ho volato da Londra
- 6:20fino a Kuwait City, poi da lì avrei preso un volo militare e.
- 6:25Quando sono atterrata e l'aereo stava andando al parcheggio,
- 6:29sono passata davanti a un volo commerciale che era un charter.
- 6:36Noleggiato dagli Stati Uniti, che stava imbarcando una
- 6:40quantità di bare con sopra il la bandiera a Stelle e strisce, la
- 6:45bandiera americana veramente infinita.
- 6:47Io mi sono detta, ma cosa sono venuta a fare qui?
- 6:50Quindi c'è stato un momento di lucidità, poi però ero lì.
- 6:55Mi sono fatta coraggio, mi sono detta, vabbè, te la sei, te la
- 6:58sei voluta, adesso vai fino in fondo e.
- 7:03Quella è stata la prima cosa, poi.
- 7:06Mi ricordo anche che all'epoca, per essere embedded con gli
- 7:10americani, mi ero dovuta procurare io il giubbotto
- 7:12antiproiettile e l'elmetto e. E l'avevo chiesto a Reporter,
- 7:18Sanfrontier la sede di Parigi che per darmelo.
- 7:23Mi aveva chiesto in in deposito una cauzione.
- 7:30Di 1.250 € che avevo lasciato con con compilando un assegno e
- 7:36mi ricordo che io ho firmato un assegno che però non non era
- 7:39coperto, non avevo neanche 1.250 € in banca all'epoca e.
- 7:45Però ho pensato, se. Devo restituirgli questi soldi,
- 7:49le cose sono andate male e direi che a quel punto, cioè è andata
- 7:53peggio. A me e 1.250 € sono l'ultimo dei
- 7:56problemi, anche se non li incasseranno mai.
- 7:59Se invece non dovranno incassare questo assegno vuol dire che è
- 8:02andato tutto bene e nessuno saprà che quei soldi in banca
- 8:05non ci sarebbero mai stati. E quindi sono andata.
- 8:09Sono rimasta più di due settimane.
- 8:11È stato molto intenso, molto particolare.
- 8:14Era un periodo in cui ogni giorno venivano uccisi in tutto
- 8:17l'Iraq diversi soldati americani, quindi ho potuto
- 8:20vedere e parlare con tanti di loro.
- 8:24Vedere anche molti civili che lavoravano nelle basi militari
- 8:30americane, come facevano tanti lavori, si occupavano di
- 8:33logistica, delle cucine, i meccanici, tutta gente che
- 8:39usciva anche da una crisi economica, quella che poi
- 8:41sarebbe scoppiata nel 2008 e andava a civili che vanno in
- 8:45guerra perché non sanno più come pagare i conti.
- 8:48Quindi c'è veramente tutta una. Un'ampia gamma di persone che si
- 8:54incontrano facendo questi lavori, che restituisce forse
- 8:57quel senso di umanità. Che quando noi siamo circondati
- 9:00da tante comodità a volte perdiamo.
- 9:03Poi non significa che quando si torna a casa uno è trasformato,
- 9:07uno quando torna a casa come le molle, ritorna nella sua
- 9:10posizione d'origine, ritorna quello che era quando è partito.
- 9:13Fondamentalmente però credo che vedere queste cose mi abbia dato
- 9:17veramente tanto. Mi sento ricca di di tutto
- 9:21quello che ho potuto vedere e. E comprendere.
- 9:25Raccontare un conflitto richiede un equilibrio delicatissimo.
- 9:29Proteggere la propria emotività senza spegnerla, restare lucidi
- 9:32senza diventare freddi. Qual è la tua strategia
- 9:35personale per non lasciarti schiacciare dal coinvolgimento
- 9:38emotivo? Pur continuando a sentire
- 9:40profondamente ciò che vivi. Non.
- 9:44C'è una strategia e almeno io non ce l'ho.
- 9:47Prima ero più fredda. Credo che all'inizio, nelle
- 9:52prime esperienze che ho fatto nei posti in crisi.
- 9:59Critici ci fosse. Ci fosse anche un senso di
- 10:02esaltazione, non bisogna avere vergogna di dirlo, di.
- 10:07Ma anche di sfida verso la vita, verso le proprie capacità, le
- 10:11proprie possibilità, quel senso, quel bisogno di sentire
- 10:15l'adrenalina che dicevo anche prima.
- 10:20Quindi prima mi sentivo quando avevo iniziato, mi sentivo più
- 10:23cinica, credo che fosse un meccanismo di difesa anche
- 10:27abbastanza automatico, quindi non ragionato.
- 10:31Perlomeno non in me, perché non non non mi rappresenta.
- 10:36Un modo di essere del genere man mano.
- 10:41Ho sviluppato invece il contrario, adesso mi.
- 10:46Mi emoziono di più, mi commuovo molto più facilmente.
- 10:51Mi indigno a un po di più, non che prima non mi indignassi,
- 10:55però sentivo di dover controllare comunque delle
- 11:00sensazioni. L'emotività come dici è
- 11:03importante, è giusto sentirla, perché sennò uno si perde la big
- 11:07Picture, come si suol dire, uno deve avere lo sguardo ampio,
- 11:11andare anche contro le prove. I propri pregiudizi quando ci
- 11:17si, o meglio quando si incontrano delle realtà così
- 11:21diverse da quelle a cui siamo abituati noi quando siamo
- 11:24comodamente a casa. Non che non ci siano tragedie
- 11:29umane, anche anche a casa, però quando ci si incontrano queste
- 11:36realtà così diverse. L'unica, l'unica salvezza è
- 11:40mantenere lo sguardo ampio, perché ci si rende conto di
- 11:44quanti pregiudizi si aveva prima di partire o magari quante cose
- 11:50si ignoravano. E nel momento in cui si viene a
- 11:53contatto con esse e le si conosce, si sviluppa
- 11:57immediatamente anche un pregiudizio, perché noi
- 11:59arriviamo col nostro bagaglio culturale di aspettative, di.
- 12:04Compito che dobbiamo portare a termine, poi invece le cose non
- 12:07vanno sempre come ce le siamo immaginate.
- 12:10E al di là degli imprevisti, si viene proprio a contatto con
- 12:14qualcosa che non non si può conoscere sempre, per esempio.
- 12:18Adesso io sono a Gerusalemme, non è un posto sconosciuto per
- 12:22me, né Israele nei territori palestinesi e nel conflitto
- 12:28israelo-palestinese, ma ogni volta scopro qualcosa di nuovo.
- 12:33Non si finisce mai di imparare. Mi è capitato di stupirmi per
- 12:37sentire dire che esistono gli ebrei che si definiscono atei,
- 12:41cioè ci sono degli ebrei che sono ebrei perché culturalmente
- 12:45etnicamente sono ebrei, ma si definiscono ati, non sono
- 12:48credenti. Per noi è quasi un controsenso,
- 12:51perché l'ebraismo è una religione, cioè.
- 12:54Quindi è un controsenso non solo per noi.
- 12:56Eppure è così. Proprio ieri, in un bar dove
- 13:00vado spesso a bere il caffè, ho visto una signora con la chippa,
- 13:04la chippa, il classico copricapo maschile.
- 13:10Che si usa in Israele, che usano gli ebrei e.
- 13:15Poi mi è stato spiegato che solitamente le donne non lo
- 13:17portano, è una forma di femminismo.
- 13:21Religioso. Di donne che.
- 13:26Vorrebbero poter accedere ai ruoli maschili nella, nella,
- 13:34nella, nelle funzioni della, della religione ebraica.
- 13:38Quindi ci sono veramente delle complessità incredibili, ma
- 13:42tornando perché divago molto? Tornando alla questione
- 13:47d'origine, non c'è una strategia.
- 13:49Mi rendo conto che oggi mi commuovo di più, ho in mente
- 13:52tante persone che ho incontrato, quelle che.
- 13:56Mi hanno colpito di più, sono state soprattutto in Siria e.
- 14:02Anche in Libano e poi in Ucraina, che è la guerra più più
- 14:05recente, diciamo più vicina a noi anche per.
- 14:12Similitudine, no, di di di cultura, diciamo.
- 14:16Mi ha colpito tantissimo la dignità di tante persone povero,
- 14:21che avevano perso tutto e mi è capitato di arrivare nelle loro
- 14:26case dove spesso questo era successo, in Siria, alla
- 14:29periferia di Damasco, non c'erano le finestre.
- 14:33E perché? Erano una casa distrutta che
- 14:37cercavano di di ricostruire. Però mancavano le finestre,
- 14:42vivevano con poche cose e io arrivavo con queste borse con
- 14:46tantissimi contanti, perché dovevo pagare il fixer che poi è
- 14:51una figura locale che aiuta i giornalisti.
- 14:54Come? Facendo da interprete, trovando
- 14:57anche delle storie, dei contatti e cose di questo tipo.
- 15:01Quindi hanno vengono pagati abbastanza, soprattutto quando
- 15:05ci sono le guerre questi fixer. E allora?
- 15:07E in contanti avevo tanti contanti.
- 15:09Mi è successo anche in Ucraina. Bene, persone che magari vedono
- 15:12in borsa buste con molti soldi non guardano neanche.
- 15:16Non c'è neanche quel tentativo di di pensare di poter.
- 15:22Prendere dei soldi, quindi la dignità di tanta gente che ha
- 15:25poco. L'avevo visto anche nei
- 15:26rifugiati siriani in Libano. Veramente grandissima dignità e.
- 15:33Quindi niente, si cerca di essere sempre molto rispettosi,
- 15:37soprattutto quando i conflitti sono spinti da guerre.
- 15:43Civili, questioni interetniche e religiose.
- 15:46E si cerca di avere tanta pazienza, tanta pazienza e
- 15:51soprattutto di portare a casa la notizia, anche rifacendo tante
- 15:57volte la stessa domanda, anche quando si ha il cuore spezzato,
- 16:00anche quando si si deve andare avanti.
- 16:03A me è capitato di intervistare e in quel caso ero con la
- 16:07telecamera. Dovevamo riprendere una
- 16:09famiglia. Dove?
- 16:12Sempre in Siria, sempre vicino a Damasco.
- 16:15Una donna era rimasta vedova, il marito era stato ucciso perché
- 16:19giudicato e. 1 1 ribelle. Un terrorista veniva chiamato
- 16:25così dalla dagli uomini dell'esercito siriano quando
- 16:30c'era ancora il Presidente Assad e aveva in braccio i figli.
- 16:34E sono stati colpiti e rapiti, soprattutto il bambino più
- 16:37piccolo che era un bambino bellissimo con degli occhi
- 16:39azzurri veramente molto belli. Siccome i bambini poi sono stati
- 16:43portati via, sono stati rapiti senza essere curati.
- 16:48Il figlio, la la figlia non parlava più, non non era
- 16:53diventata muta, ma si rifiutava di parlare.
- 16:56La bambina più grande. Lui invece aveva.
- 17:00Non aveva l'uso delle gambe, ma era ancora piccolo, quindi era
- 17:02inconsapevole. Ma presto sarebbe diventato
- 17:06consapevole. Ecco, io in quel caso ho dovuto
- 17:08comunque filmarlo, sorridendo, rispondendo ai sorrisi di questo
- 17:13bambino, sapendo la tragedia che aveva davanti a sé, di vivere
- 17:18una vita non solo in un paese in guerra, in un paese diviso
- 17:22proprio, strappato, senza +1 padre e soprattutto con questa,
- 17:27con questa. Impossibilità di di avere le
- 17:35gambe, erano completamente, non aveva più le gambe fino a metà
- 17:40coscia, una cosa devastante. Devastante da da vedere e non.
- 17:46C'è, come detto, una strategia, uno deve deve farlo, credo che
- 17:52ci siano lavori dove sia. Molto più difficile, per
- 17:57esempio, i medici. Chi cura queste persone?
- 18:00Chi si occupa di queste persone quotidianamente credo che debba
- 18:04avere veramente la pelle molto dura.
- 18:08Molti giovani immaginano il giornalismo internazionale come
- 18:11un mondo affascinante, dinamico, quasi romantico.
- 18:14Tu invece ne conosci il peso reale, quale qualità tecniche,
- 18:18soprattutto umane. Ritieni indispensabile per chi
- 18:21vuole raccontare il mondo da scenari difficili?
- 18:23Allora bella questa domanda. Sì, il giornalismo visto come
- 18:30qualcosa anche di di romantico. Il giornalismo internazionale è
- 18:33molto romantico, anche il giornalismo nazionale secondo
- 18:36me. Il peso reale certo, il peso è
- 18:40intanto la la fatica, la l'assenza di orari.
- 18:45L'assenza di di tante cose, non anche di di di un calendario di
- 18:52di di festività. Non non ci sono giorni festivi.
- 18:55Io però ho scelto questo lavoro anche per quello non non mi è
- 18:59mai pesato dover lavorare a Natale, a Pasqua, a Capodanno,
- 19:04essere magari via, anzi mi mi fa sentire di.
- 19:10Di fare qualcosa di importante. Quindi questo sono.
- 19:14Ci sono anche delle scelte alla base, poi sono tantissimi
- 19:16lavori. Che richiedono la presenza sui
- 19:20365 giorni dell'anno e di giorni e di notte.
- 19:24Quindi non non ne farei un dramma.
- 19:28Resta comunque un lavoro, quello del giornalista Blasonato.
- 19:33Privilegiato che apre anche molte porte quando viene fatto a
- 19:36certi livelli la vita del corrispondente, specialmente che
- 19:40quella che sto facendo io ti mette a contatto con più
- 19:44facilità, anche con. Le istituzioni e personalità di
- 19:50livello più alto, perché si passa spesso tramite le
- 19:52ambasciate, a volte ci sono eventi, si viene invitati, cose
- 19:56di questo tipo, quindi c'è il lato romantico, c'è sempre poi
- 20:00ovviamente la fatica, il fatto di dover essere in ogni momento.
- 20:05Bisogna anche avere il fiuto delle intuizioni per non
- 20:09aspettare la notizia che arrivi. Spesso bisogna andarla anche a
- 20:14cercare, bisogna rimanere curiosi senza la curiosità.
- 20:20Un lavoro così non si può fare la curiosità e poi, come dicevo
- 20:24prima, mi riallacciavo lasciare. Da parte i pregiudizi o comunque
- 20:30essere pronti a mettersi in discussione e capire che bisogna
- 20:34abbandonare delle convinzioni preesistenti che uno per forza
- 20:39di cose ha, perché siamo già abbastanza formati, siamo un po
- 20:44le persone. Nell'età adulta o nell'età,
- 20:47insomma, di giovani adulti sono un po come il cibo precotto, no,
- 20:52c'è già qualcosa di formato, poi si si può insaporire e cuocere
- 20:56ancora e dare qualcosa di più però, e quindi è normale da quel
- 21:00punto di vista arrivare con delle convinzioni che dopo si
- 21:05possono anche modificare. Però possono capitare anche
- 21:09delle delle cose molto molto carine e simpatiche.
- 21:12Le storie si cercano. A me capita di parlare veramente
- 21:15con tutti, ma anche coi muri. E proprio qui a Gerusalemme
- 21:19recentemente mi è successo parlando nel nel bar dove bevo
- 21:24il caffè. Siccome sanno che sono italiana,
- 21:27mi hanno detto, Ah, queste, questi due miei amici sanno
- 21:30l'italiano? E allora ho chiesto perché?
- 21:33Per come. Insomma era una.
- 21:34Coppia, poi ho fatto 111 piccolo reportage, un reportageino corto
- 21:41su di loro. Appassionati di formaggi
- 21:44italiani, sono andati in Italia a studiare in Piemonte come si
- 21:47fanno alcuni tipi di formaggio e poi hanno aperto un caseificio
- 21:50qua. Quindi ecco, questa è una storia
- 21:54che è venuta fuori chiacchierando.
- 21:55Poi possono essere storie curiose di costume, di folklore,
- 21:59di. Di di cronaca bianca.
- 22:02Ma ci possono essere anche inchieste e interviste notevoli.
- 22:06Uno può anche fare obiettivamente degli scoop.
- 22:09Bisogna essere sempre molto, molto incessantemente curiosi e
- 22:14sentirsi sempre. Sentirsi sempre alla prima
- 22:19esperienza, secondo me anche questa è una cosa molto
- 22:22importante, non darsi. Mai per.
- 22:28Per scontati anche questo potrebbe essere 1 1
- 22:32suggerimento? In questi anni hai raccontato
- 22:35storie, persone, testimonianze che probabilmente ti resteranno
- 22:38dentro per sempre, c'è qualcosa che questo lavoro fatto a
- 22:42contatto con la fragilità e il coraggio umano TI ha insegnato
- 22:45su di te e sul mondo e che oggi vuoi condividere con noi anche.
- 22:52Questa è una domanda molto bella, mi piacerebbe.
- 22:56Poter rispondere con dei ricordi li.
- 23:02Eti. Ma invece, purtroppo, non è
- 23:06così. Mi ha insegnato purtroppo non è
- 23:09così perché sicuramente ci sono stati dei momenti molto belli,
- 23:13molto particolari. Intensità a livello di di
- 23:19racconti, perché in certe situazioni, magari anche
- 23:22trovandosi in una base militare o in mezzo a una tempesta di
- 23:26sabbia o durante 1 1 attacco. Coi missili ci si sente in
- 23:33qualche modo spinti a esprimersi con una con maggiore facilità,
- 23:38no, anche a livello più intimo. Però, come dicevo prima, siamo
- 23:42un po come delle molle. Alla fine quando si ritorna si
- 23:45ritorna nella nella posizione di partenza, si ritorna a quelli
- 23:48che si era. Quindi di di tutte queste
- 23:52esperienze anche piacevoli delle risate che comunque ci sono
- 23:56anche in contesti strani. E difficili, purtroppo mi rimane
- 24:03sempre quest'idea della grande solitudine.
- 24:08Delle persone che soffrono non non c'è nulla da fare e.
- 24:14E ci sono dei momenti in cui veramente a volte mi chiedo, ma
- 24:17se potessi lavorare finché campo e dovessi campare a lungo,
- 24:22potrei continuare a fare questo lavoro?
- 24:24Alla fine credo di sì, perché poi è è un innamoramento che non
- 24:28passa. Quello per per il giornalismo e
- 24:31soprattutto per i conflitti. Allo stesso tempo, però mi
- 24:35ricordo veramente tante, tante sofferenze, tante cose magari
- 24:40anche non vissuto in prima persona, ma viste attraverso
- 24:43foto, immagini. Che che abbiamo visto anche noi
- 24:49con la con la cronaca negli anni di cui credo non non mi libererò
- 24:53mai e sono immagini molto di di di grande sofferenza.
- 25:00E soprattutto quello che ho imparato, che molto spesso la
- 25:03sofferenza in guerra non è una sofferenza fatta di grido di di
- 25:08un grido disperato. Urla incessanti, spesso è fatti,
- 25:12è fatta di pianti molto silenziosi, piante son messi,
- 25:16pianti che non si devono nascondere.
- 25:19Noi spesso abbiamo. Molto pudore quando c'è.
- 25:25Per esempio la morte da noi, funerali di parenti, amici, cose
- 25:29di questo tipo. Si abbassa la voce, ci si
- 25:33comporta in un certo modo, si spengono i telefonini, si ci si
- 25:37comporta così, si tiene anche un po, ci si raccoglie per restare
- 25:41un po nascosti. E qui spesso non si può
- 25:44nascondere quello che che succede.
- 25:46Quindi ci sono persone che ti guardano dritto negli occhi e
- 25:49gli occhi possono essere pieni di lacrime e.
- 25:53E raccontano, a volte basta fare una domanda e scoppiano a
- 25:56piangere lì. E viene da piangere.
- 25:59Però poi capisci che veramente ti stanno dando, ti stanno
- 26:05aprendo proprio il cuore, tutta tutta la loro esperienza e tutta
- 26:09la loro sofferenza. Quindi ecco, questo è quello che
- 26:12mi ricordo di +1 ricordo particolare.
- 26:15Era stato a Lampedusa nel 2011, in un periodo molto critico di
- 26:18sbarchi. Dalla dall'Africa di migranti
- 26:24dall'Africa, mi ricordo ancora, era arrivata una barca, non
- 26:29tanto carica, ma erano stati erano già sulla motovedetta
- 26:33della guardia costiera, erano stati prelevati al largo sono
- 26:37scesi diversi giovani uomini e non ne dimenticherò mai uno
- 26:42perché era uscito, era un ragazzo con la pelle molto
- 26:46scura, nera e. Dev'essere stata era mese di
- 26:49Marzo, una traversata difficilissima, col mare mosso
- 26:53su una barca che non oso pensare in che condizioni fosse.
- 26:57Ebbene, quando è sceso aveva questa faccia stralunata, gli
- 27:02occhi sbarratissimi, ma soprattutto il viso.
- 27:05Aveva il viso che era bianco, come se avesse avuto la brina
- 27:09addosso, era il sale che gli era rimasto.
- 27:14Delle onde che si era preso durante la traversata, una cosa
- 27:18impressionante. Sembrava così smarrito, ma lo
- 27:21era perché poi da lì era salvo, ma non sapeva ancora che cosa lo
- 27:25avrebbe aspettato. E non sapremo che che fine ha
- 27:29fatto lui, come tanti altri rimpatriati o rimasti in un
- 27:33centro di identificazione o chissà dove.
- 27:36A fare questa vita difficilissima, quindi, ecco,
- 27:40questi sono II ricordi. Che mi hanno insegnato tanto e
- 27:48mi hanno insegnato che. Che si soffra, che non si può
- 27:52anche vivere? Di continue sofferenze per tutta
- 27:56la vita può non passare mai, però questo mi ha ricordato
- 28:01anche il privilegio che abbiamo noi di essere nati nel posto
- 28:04giusto, senza guerre, ed è un privilegio che molto spesso non
- 28:09è. Molto spesso dimentichiamo di
- 28:13avere. Lo dimentichiamo proprio.
- 28:16Desidero nuovamente ringraziare di vero cuore Paola per aver
- 28:19condiviso la sua presenza. La sua voce, il suo tempo, la
- 28:22sua disponibilità e la sua sincerità sono un dono raro e,
- 28:26permettetemi una nota personale, nutro una profonda stima per chi
- 28:30decide, o accetta di svolgere un lavoro così complesso, dove il
- 28:33confine tra il coraggio, responsabilità e vulnerabilità è
- 28:36veramente sottile. Raccontare il mondo da luoghi
- 28:39più fragili richiede una forza interiore che non può essere
- 28:43improvvisata. Chi sceglie questo mestiere ci
- 28:45permette di capire. Che altrimenti rimarrebbe
- 28:48invisibile. In conclusione, il giornalismo
- 28:51in prima linea ci ricorda una verità semplice e scomoda, la
- 28:55conoscenza ha un prezzo e qualcuno lo paga per tutti noi.
- 28:59Raccontare significa accendere una luce anche quando tutto
- 29:02intorno sembra esserci un'ombra. E chi lo fa da luoghi difficili
- 29:06ci offre ogni giorno un dono invisibile, la possibilità di
- 29:10capire, di non restare spettatori passivi, di restare
- 29:14umani. Grazie per aver condiviso questo
- 29:17viaggio, ci ritroviamo presto con nuove voci, nuove
- 29:20prospettive e soprattutto con nuove storie che meritano di
- 29:23essere ascoltate.