Latest / La Verità - Dimmi la Verità / Dimmi La Verità - Sabrina Molinaro (Cnr): «Allarmante correlazione tra adolescenti e violenza»
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- 0:00Speaker 2: Buonasera, buonasera agli ascoltatori di Dimmi la Verità. Chiudiamo questa
- 0:05Speaker 2: settimana con una nuova ospite davvero d'eccezione, la professoressa Sabrina Molinaro,
- 0:12Speaker 2: ricercatrice del CNR. Buonasera professoressa.
- 0:17Speaker 3: Buonasera a voi e a tutti gli ascoltatori.
- 0:21Speaker 2: C'è un studio molto interessante che riguarda la violenza tra
- 0:25Speaker 2: gli adolescenti. Il 43,4% del campione riferisce di aver agito
- 0:32Speaker 2: o subito comportamenti violenti nel 2025 e in più questo studio
- 0:37Speaker 2: ha anche tanti altri spunti. Ci volete dare un po'
- 0:39Speaker 2: una sintesi prof?
- 0:42Speaker 3: Sì, questo studio ci racconta in realtà molti comportamenti che
- 0:46Speaker 3: gli adolescenti mettono a rischio. Come correttamente diceva, sono tanti,
- 0:53Speaker 3: sono circa la metà di studenti che comunque nella loro
- 0:59Speaker 3: esperienza nell'ultimo anno hanno messo in atto almeno un comportamento
- 1:03Speaker 3: violento che è una percentuale abbastanza scioccante. Questo più fra
- 1:07Speaker 3: i ragazzi che fra le ragazze, però diciamo che anche
- 1:11Speaker 3: le ragazze si difendono perché oltre il 35% ci dice
- 1:16Speaker 3: di aver messo in atto dei comportamenti violenti. Chiaramente diminuisce
- 1:21Speaker 3: questa percentuale quando chiediamo la frequenza, quelli che ci dicono
- 1:25Speaker 3: di averne fatti più di uno sono un po' meno,
- 1:28Speaker 3: per fortuna sono solo il 15%. Poi abbiamo chiesto che
- 1:32Speaker 3: tipo di azioni mettessero in atto e diciamo che la
- 1:37Speaker 3: maggior parte ha preso parte a risse. Quindi questo è
- 1:44Speaker 3: un qualcosa di molto diffuso, il 38% dei ragazzi ci
- 1:48Speaker 3: dice di farlo e visto che siamo in campagna diciamo
- 1:53Speaker 3: che su questo la campagna si distingue per eccellenza, sono
- 1:57Speaker 3: più bassi. Le percentuali dei ragazzi che dicono di aver
- 2:01Speaker 3: preso parte a Zufferisi sono il 36%, quindi un pochino
- 2:04Speaker 3: più basso. Differente invece la situazione quando chiediamo loro se
- 2:09Speaker 3: hanno colpito un insegnante volontariamente. Se a livello nazionale il 3,6%
- 2:15Speaker 3: ci dice di aver fatto questa azione, in Campania siamo
- 2:18Speaker 3: quasi al 5% degli studenti che ci hanno risposto« sì,
- 2:21Speaker 3: mi è capitato di colpire l'insegnante». Questa è una di
- 2:25Speaker 3: quelle azioni più maschili che non femminili, quindi più del
- 2:29Speaker 3: doppio i ragazzi rispetto alle ragazze.
- 2:31Speaker 2: Invece quali sono le zone, le regioni più a rischio
- 2:35Speaker 2: da questo punto di vista
- 2:38Speaker 3: Abbiamo evidenziato un rischio non per tutti i comportamenti, però
- 2:44Speaker 3: per un buon numero di comportamenti in Italia. Regione Umbria, Molise, Basilicata,
- 2:52Speaker 3: regioni che apparentemente non si capisce, sono più piccoline e
- 2:57Speaker 3: lì sembra che la violenza sia più alla portata dei giovanissimi.
- 3:02Speaker 3: Chiaramente poi sono molto alte anche le prevalenze in regione Lombardia.
- 3:07Speaker 3: È un po' differenziato perché a seconda del tipo di
- 3:11Speaker 3: comportamento ci sono aree differenti. Per esempio un dato che
- 3:18Speaker 3: per me è abbastanza scioccante è quello del
- 3:22Speaker 2: detenere
- 3:23Speaker 3: un'arma, utilizzare un'arma di qualunque tipo per ottenere qualcosa. a
- 3:28Speaker 3: livello nazionale la media è del 3,5% quindi fortunatamente sono
- 3:34Speaker 3: pochi i ragazzi che lo fanno però 3,5% 5% dei
- 3:38Speaker 3: maschi 2% delle femmine quindi
- 3:40Speaker 2: un
- 3:40Speaker 3: comportamento molto maschile ecco in questo caso La regione dove
- 3:45Speaker 3: abbiamo trovato il dato più alto, e questa è una sorpresa,
- 3:52Speaker 3: sono regioni che di solito hanno prevalenze molto basse, quindi
- 3:56Speaker 3: come per esempio la Lombardia, il Trentino Alto Adige, il
- 4:00Speaker 2: Friuli
- 4:00Speaker 3: Venezia Giulia, ma in particolare la regione dove più ragazzi
- 4:05Speaker 3: ci hanno detto sì, mi è capitato di utilizzare un'arma
- 4:09Speaker 3: è proprio il Friuli. Ora a me viene in mente
- 4:11Speaker 3: che magari tanti ragazzi lì si portano dietro un coltellino
- 4:14Speaker 3: anche per questioni logistiche, magari vanno in montagna, ce l'hanno
- 4:19Speaker 3: più di abitudine. Però è particolare perché sono regioni dove
- 4:22Speaker 3: magari sembra esserci meno violenza, però in realtà c'è più
- 4:28Speaker 3: abitudine ad andare in giro con un'arma. Da questo punto
- 4:31Speaker 3: di vista Campania è intorno al 4%, quindi... più alta
- 4:38Speaker 3: della media però più bassa di
- 4:42Speaker 2: altre regioni. Il suo studio mette a fuoco anche un
- 4:45Speaker 2: altro elemento, l'abitudine purtroppo alla quale ormai siamo tristemente abituati
- 4:52Speaker 2: di filmarsi mentre si compiono atti di violenza, di pubblicarli
- 4:56Speaker 2: sui social come se fosse quasi una cosa di cui vantarsi,
- 4:59Speaker 2: è vero che è un fenomeno molto diffuso?
- 5:05Speaker 3: È un fenomeno molto diffuso ed è un fenomeno sempre
- 5:08Speaker 3: più diffuso. Una delle forze di questo studio è il
- 5:11Speaker 3: fatto che è uno studio che ripetiamo da molti anni
- 5:14Speaker 3: e rileviamo i dati sulla violenza ormai da una decina d'anni.
- 5:18Speaker 3: Quello che abbiamo visto è crescere nel tempo proprio l'abitudine
- 5:22Speaker 3: sia a filmare che a guardare scene di violenza filmate
- 5:27Speaker 3: da qualcun altro, assistere a scene di violenza filmate da
- 5:30Speaker 3: qualcun altro. Parliamo del circa il 13% degli studenti, sono
- 5:35Speaker 3: tanti gli studenti che davanti a una scena di violenza
- 5:39Speaker 3: non cercano di fermarla ma la riprendono e la condividono.
- 5:42Speaker 3: Questo è un dato che ci deve far molto riflettere
- 5:47Speaker 3: anche rispetto a quelli che sono gli stigma legati alla violenza,
- 5:51Speaker 3: all'abitudine che c'è alla violenza e probabilmente a tutta la
- 5:55Speaker 3: violenza che già respiriamo e i giovani respirano quotidianamente.
- 6:00Speaker 2: Ecco, è proprio questa la curiosità che mi veniva, cioè
- 6:04Speaker 2: siamo di fronte secondo lei a un fenomeno di emulazione
- 6:08Speaker 2: anche rispetto ai contenuti violentissimi che purtroppo si trovano ogni
- 6:12Speaker 2: giorno sui social?
- 6:15Speaker 3: Siamo sicuramente di fronte a un cambiamento culturale. Quello che
- 6:22Speaker 3: abbiamo visto negli anni è non solo crescere una violenza fisica,
- 6:27Speaker 3: ma raddoppiare e triplicare in alcuni casi le parole d'odio
- 6:33Speaker 3: che si leggono in rete. In questo siamo tutti responsabili,
- 6:38Speaker 3: sono responsabili anche i media, anche la stampa, perché di
- 6:42Speaker 3: fatto ci si racconta con molta violenza e anche a
- 6:49Speaker 3: livello dei dibattiti pubblici è normale, è diventato quotidiano sentire
- 6:53Speaker 3: persone che si aggrediscono l'un l'altra. Quindi in una società
- 6:57Speaker 3: dove già questi giovanissimi diciamo che non hanno una buona
- 7:04Speaker 3: tolleranza alla frustrazione, non hanno una capacità di gestione della
- 7:08Speaker 3: frustrazione e qui apriremo tutta un'altra serie di parentesi. La
- 7:13Speaker 3: violenza è una soluzione veloce per risolvere il conflitto. Davanti
- 7:17Speaker 3: alla frustrazione di un no o di un conflitto io
- 7:21Speaker 3: ti rispondo agendo fisicamente. Questo è culturale, lo stiamo insegnando noi,
- 7:29Speaker 3: lo sta insegnando la società tutta ai giovani che crescono.
- 7:33Speaker 2: Non c'è la consapevolezza del rischio? Io questo mi chiedo.
- 7:39Speaker 2: Perché poi commettere un'azione violenta è rischioso, pubblicarla poi addirittura
- 7:43Speaker 2: sui social lo è molto di più. C'è una sottovalutazione
- 7:47Speaker 2: o non c'è proprio coscienza del rischio di poi incorrere
- 7:50Speaker 2: in problemi, in guai?
- 7:52Speaker 3: Allora, diciamo che sicuramente la consapevolezza del rischio non è completa,
- 7:58Speaker 3: ma questo in fase adolescenziale è anche normale. Devo dire
- 8:05Speaker 3: che è un dato che ci ha colpito analizzando i
- 8:08Speaker 3: risultati dello studio. Lo studio si fa nelle scuole superiori,
- 8:11Speaker 3: quindi abbiamo i 15-17 anni e i 18-19 anni. Ecco,
- 8:15Speaker 3: la cosa che ci ha colpito è che quando abbiamo
- 8:17Speaker 3: analizzato i dati separati fra minorenni e maggiorenni, uno si
- 8:20Speaker 3: aspetta che le azioni violenti siano più dei maggiorenni, invece no,
- 8:24Speaker 3: sono i minorenni che agiscono più facilmente violenza. Quindi vuol
- 8:29Speaker 3: dire che un po' di consapevolezza del rischio, cioè del
- 8:31Speaker 3: rischio penale in cui si incorre, c'è tutto sommato, perché
- 8:36Speaker 3: nel momento in cui divento maggiorenne magari può anche essere
- 8:40Speaker 3: che maturo e imparo a tollerare meglio certe situazioni, però
- 8:44Speaker 3: può anche essere che ho più paura delle conseguenze delle
- 8:46Speaker 3: mie azioni. quindi la consapevolezza anche lì dobbiamo essere noi
- 8:52Speaker 3: ad insegnare loro quali sono i rischi reali collegati a
- 8:56Speaker 3: un'azione violenta che possono essere anche banalmente farsi male perché
- 9:03Speaker 3: poi dietro un'azione violenta ci può essere una risposta altrettanto
- 9:07Speaker 3: violenta
- 9:07Speaker 2: un'ultimissima domanda chiaro non compete a lei che ha fatto
- 9:13Speaker 2: questo studio così interessante ma quale può essere se c'è
- 9:17Speaker 2: una soluzione a questa deriva, chiamiamola così
- 9:23Speaker 3: Sicuramente dobbiamo lavorare in rete, dobbiamo mettere in rete tutti
- 9:28Speaker 3: quelli che sono gli elementi educativi che stanno intorno ai giovani,
- 9:34Speaker 3: quindi da una parte la scuola, ma non può fare
- 9:36Speaker 3: tutta la scuola. Da un'altra parte la famiglia, perché abbiamo
- 9:39Speaker 3: visto che i ragazzi che agiscono comportamenti violenti più facilmente
- 9:43Speaker 3: sono ragazzi che sono insoddisfatti dei rapporti con la famiglia,
- 9:46Speaker 3: che non si sentono accolti, interessati all'interno delle proprie famiglie.
- 9:51Speaker 3: Quindi dobbiamo lavorare su famiglia, su scuola, ma dobbiamo dare
- 9:54Speaker 3: anche ai ragazzi delle alternative gratuite e interessanti che permettono
- 10:00Speaker 3: loro di rimparare a stare fisicamente insieme. perché questa è
- 10:05Speaker 3: comunque una generazione che ha avuto il trauma della pandemia
- 10:11Speaker 3: e quindi
- 10:12Speaker 2: nella
- 10:12Speaker 3: fase della pubertà si sono trovati rinchiusi in casa, hanno
- 10:16Speaker 3: imparato ad agire virtualmente attraverso i social, poi quando sono
- 10:21Speaker 3: riusciti per strada e quindi si sono rincontrati è come
- 10:25Speaker 3: se avessero perso un po' il contatto con quella che
- 10:28Speaker 3: è la fisicità della relazione hanno disimparato a stare tutti
- 10:33Speaker 3: quanti insieme noi dobbiamo reinsegnare loro a lavorare uniti a
- 10:38Speaker 3: lavorare in squadra a fare delle cose belle insieme con
- 10:42Speaker 3: la gioia di avere un obiettivo comune su questo dobbiamo
- 10:45Speaker 3: lavorare e ci dobbiamo lavorare noi Oggi purtroppo le uniche
- 10:49Speaker 3: possibilità che i giovani hanno di stare insieme sono a scuola,
- 10:54Speaker 3: e comunque eterodeterminati da quella che è la situazione scolastica,
- 10:59Speaker 3: o facendo sport che spesso
- 11:01Speaker 2: sono
- 11:01Speaker 3: sport competitivi e allo stesso tempo rischiano di scatenare altre
- 11:06Speaker 3: tipologie di violenza legata alla competizione. Quindi insegniamogli a dare,
- 11:12Speaker 3: diamo loro degli spazi per fare anche delle cose non
- 11:15Speaker 3: necessariamente competitive e che permettono loro di entrare in relazione.
- 11:21Speaker 2: Quando lei parlava di gestione della frustrazione, concetto interessantissimo, che
- 11:28Speaker 2: voleva dire?
- 11:30Speaker 3: È un concetto che diciamo che nelle neuroscienze è qualcosa
- 11:34Speaker 3: che oggi studiamo molto grazie anche all'avvento di tutto il
- 11:40Speaker 3: mondo tecnologico. Oggi i bambini crescono continuamente stimolati da tutto
- 11:48Speaker 3: quello che è il mondo virtuale. Molti bambini li vediamo crescere,
- 11:53Speaker 3: magari quando piangono, si annoiano, danno fastidio al ristorante, li
- 11:57Speaker 3: mettono davanti a uno schermo, no? Perché lo schermo in
- 12:00Speaker 3: qualche maniera li seda e quindi dà loro una risposta,
- 12:04Speaker 3: gli permette di rilassarsi perché ci sono degli stimoli semplici, precostituiti, premanzati,
- 12:12Speaker 3: che permette loro di stare tranquilli. Ecco, questo non permette...
- 12:19Speaker 3: la gestione della frustrazione basta pensare quando ero piccolina io
- 12:25Speaker 3: se andavo al ristorante con i genitori mi mettevano lì
- 12:27Speaker 3: a sedere se non arrivava da mangiare zitta, aspetta e
- 12:31Speaker 3: con la fantasia inventa come impegnare il tempo e non
- 12:35Speaker 3: potevi metterti a piangere perché dovevi restare buono a aspettare
- 12:40Speaker 3: che arrivasse il momento di mangiare. Oggi questa cosa non
- 12:44Speaker 3: succede più, ma noi abbiamo imparato a gestire la frustrazione dell'attesa,
- 12:49Speaker 3: del no, della difficoltà, del non essere in una situazione
- 12:54Speaker 3: di comfort. I ragazzi oggi invece hanno molta più facilità
- 12:59Speaker 3: nell'appagare tutte quelle che sono le loro frustrazioni, questo fa
- 13:03Speaker 3: sì che poi quando si trovano davanti a delle situazioni
- 13:07Speaker 3: in cui non possono vincere, non possono ottenere subito tutto,
- 13:11Speaker 3: non possono avere un sì come risposta, si arrabbiano, non
- 13:16Speaker 3: riescono a gestire questo sentimento e magari possono diventare violenti
- 13:20Speaker 3: o verbalmente o fisicamente.
- 13:23Speaker 2: Benissimo, o meglio malissimo, ma la fotografia di una ricercatrice
- 13:30Speaker 2: così importante, di un centro così importante non va giudicata
- 13:36Speaker 2: se sia buona o cattiva, ma va presa per quello
- 13:40Speaker 2: che è e anche per poter eventualmente valutare quali comportamenti,
- 13:46Speaker 2: quali atteggiamenti. si possono mettere in campo per arginare questo fenomeno.
- 13:51Speaker 2: Grazie di cuore alla professoressa Sabrina Molinaro del CNR per
- 13:55Speaker 2: essere stata con noi, grazie prof.
- 13:59Speaker 3: Grazie a tutti, grazie alla
- 14:00Speaker 2: felicità. E agli amici di Dimmi la Verità, appuntamento come
- 14:03Speaker 2: di consueto domani in edicola col nostro giornale, con gli
- 14:06Speaker 2: approfondimenti su tutti i temi di attualità, mentre col nostro
- 14:11Speaker 2: podcast ci sentiamo lunedì sera.