Latest / Vinyl Sound Radio's interviews / Intervista a Vera Gheno, sociolinguista, che racconta la sua ultima pubblicazione Nessunə è normale
Transcript
- 0:00Speaker 2: Ciao ragazzi di Vinison Radio, bentornati alle nostre interviste. Stasera
- 0:03Speaker 2: mi trovo in un posto speciale all'Anfiteatro Lavantina perché siamo qui,
- 0:08Speaker 2: perché qui c'è un festival tutte le estati tenuto dalla
- 0:11Speaker 2: libreria Mardi Libri di Portoferraio dove c'è una serie di
- 0:15Speaker 2: incontri con diversi autori e autrici della scena italiana. Stasera
- 0:19Speaker 2: sono in compagnia di Vera Geno e sono molto contenta
- 0:22Speaker 2: di essere con lei perché lei è un sociolinguista e
- 0:27Speaker 2: si occupa di linguaggio e perché a noi interessa particolarmente,
- 0:31Speaker 2: perché lo sapete bene, con All Women noi parliamo sempre
- 0:34Speaker 2: di disparità di genere, di violenza di genere anche e
- 0:37Speaker 2: di figure femminili abbandonate nel passato e nel dimenticatoio. Stasera
- 0:42Speaker 2: parliamo con lei perché è qui per presentare la sua
- 0:44Speaker 2: ultima pubblicazione, Nessuno è normale, e... Raccontami che cos'è questo testo,
- 0:54Speaker 2: questa ultima pubblicazione e poi parliamo anche delle altre cose.
- 0:58Speaker 3: In realtà è più di un anno che è uscita
- 1:00Speaker 3: Nessuno è normale, infatti ci sono già i classi di
- 1:03Speaker 3: libri in cottura, il prossimo esce l'11 settembre, si chiama Genere,
- 1:09Speaker 3: uscirà per la terza, io sono notoriamente una poliamorosa delle
- 1:12Speaker 3: case mitrici, quindi esco sempre con case mitrici diverse. Nessuno
- 1:15Speaker 3: è normale è un volume uniteta che fa parte di
- 1:18Speaker 3: una collana che si chiama alfabeto. Ogni volume analizza una
- 1:23Speaker 3: parola e nel mio caso la parola ovviamente è normale.
- 1:28Speaker 3: L'idea era quella di analizzare come la parola normale ha
- 1:33Speaker 3: cambiato significato, ha visto un'evoluzione del significato nel corso del tempo,
- 1:37Speaker 3: della storia, arrivando a diventare quella clavo sociale che è oggi,
- 1:42Speaker 3: nel senso che molto spesso si abusa del termine normale
- 1:47Speaker 3: per classificare chi sarebbe normale e chi non lo è.
- 1:51Speaker 3: E quello che è davvero interessante non è solo i
- 1:53Speaker 3: parametri in base ai quali abbastanza in maniera aleatoria si
- 1:56Speaker 3: decide che cosa è normale e che cosa non lo è,
- 1:58Speaker 3: ma soprattutto cosa facciamo nella nostra società con le persone
- 2:02Speaker 3: che vengono identificate come non normali, che solito subiscono dei
- 2:06Speaker 3: processi di marginamentazione, di discriminazione, di baiti
- 2:10Speaker 2: Sì, è un calverone in cui vengono inserite diverse figure
- 2:13Speaker 2: per diversi motivi. Ed è una cosa molto pericolosa, no? Dividere,
- 2:17Speaker 2: penso io, la società in questo modo. Allora
- 2:20Speaker 3: pericolosa non per forza, perché una società di massa ha
- 2:26Speaker 3: bisogno di medie, di mediane. E quindi in realtà ci
- 2:30Speaker 3: serve il concetto di normalità in senso statistico. Cioè per dire, banalmente,
- 2:35Speaker 3: scegliere di che dimensioni devono essere le sedie. È chiaro
- 2:39Speaker 3: che ci fa comodo avere un'idea della taglia media, cioè
- 2:41Speaker 3: delle chiappe medie. Il problema non è tanto che si
- 2:46Speaker 3: usi normale statisticamente, quanto che spesso lo si usa anche
- 2:51Speaker 3: in maniera migliorativa o peggiorativa. Cioè se normale vuol dire
- 2:55Speaker 3: quello che rappresenta il grosso di una qualsiasi misura, va bene?
- 3:01Speaker 3: Cioè le persone che rientrano nel percentile più attorno alla media.
- 3:05Speaker 3: Quello non è un problema di per sé. Il problema
- 3:07Speaker 3: è che cosa facciamo con le codine,
- 3:09Speaker 2: con quelli che sono fuori
- 3:11Speaker 3: sotto la media o sopra la media. E' sempre quella
- 3:15Speaker 3: la domanda. E riconoscendo noi per forza la differenza, perché
- 3:20Speaker 3: siamo tarati a riconoscerla da esseri umani, quello che davvero
- 3:24Speaker 3: rimane interessante è che cosa facciamo poi con quelli che
- 3:27Speaker 3: riconosciamo come diversi. Non è semplicemente un riconoscimento di A
- 3:30Speaker 3: diverso da B. Normalmente A viene anche considerato migliore. Ed
- 3:35Speaker 3: è lì, è su questo discriminare che poi si possono
- 3:39Speaker 3: fare delle osservazioni.
- 3:41Speaker 2: Senti, tu hai appunto un'attenzione per il linguaggio notevole. quanto
- 3:47Speaker 2: davvero è discriminatorio appunto il linguaggio oppure quanto è un'esagerazione
- 3:53Speaker 2: ultimamente tanti dicono ma quando si parla magari di avvocata
- 3:59Speaker 2: architetta no questa che cerchiamo noi stesse donne di declinare
- 4:05Speaker 2: il nostro favore tra virgolette cioè al femminile tante terminologie
- 4:09Speaker 2: tanti termini per fare in modo che ci venga riconosciuto
- 4:12Speaker 2: qualcosa Che cos'è questo qualcosa che vogliamo farci riconoscere?
- 4:19Speaker 3: Allora, al di là della cosa specifica dei femminili, c'è
- 4:23Speaker 3: una affermazione che sanno tanti, ma fa presente Michela Murgia
- 4:28Speaker 3: alla fine di Stai Zitta. Lei dice il modo in
- 4:33Speaker 3: cui nominiamo le cose finisce per essere il modo in
- 4:35Speaker 3: cui noi trattiamo quelle cose. E questa è una questione
- 4:39Speaker 3: molto importante, cioè le parole non sono neutre, le parole
- 4:42Speaker 3: rappresentano dei punti di vista, E a volte però noi
- 4:45Speaker 3: non siamo completamente consapevoli del fatto che rappresentino un punto
- 4:49Speaker 3: di vista, che non siano la soltezza. E quindi riconoscere
- 4:53Speaker 3: per esempio quando una parola convoglia un certo significato, una
- 4:56Speaker 3: certa visione delle cose rispetto a un'altra, io lo reputo
- 4:59Speaker 3: molto importante per capire per esempio che se una persona
- 5:02Speaker 3: ti dice gestazione per altre persone o ti dice un
- 5:04Speaker 3: utolo in affisto... in un caso sta usando un'espressione neutrale,
- 5:09Speaker 3: destrazione per altre persone o per altri, insomma, non volevo
- 5:12Speaker 3: usare la maschera sovraesteso
- 5:13Speaker 3: se io uso utero in affitto è chiaro che ne
- 5:15Speaker 3: penso male. Ecco, io ti ho già dato anche uno voglione.
- 5:19Speaker 3: E questo succede infinite volte, cioè le parole vengono manipolate
- 5:22Speaker 3: per farci pensare delle cose, per farci andare in una
- 5:25Speaker 3: certa direzione, per farci accettare delle cose che magari sarebbero inaccettabili,
- 5:29Speaker 3: per esempio tutto quello che riguarda la deumanizzazione del diverso,
- 5:33Speaker 3: che poi serve per rendere accettabile che il diverso venga
- 5:36Speaker 3: trattato peggio o venga addirittura ammazzato. C'è uno studio molto bello,
- 5:41Speaker 3: molto tragico, che richiama per esempio Federico Faloppa in un
- 5:44Speaker 3: libro che lui ha presentato qui in questa stessa piazzetta
- 5:47Speaker 3: due settimane fa, si chiama Disammare il discorso, in cui
- 5:53Speaker 3: questo studio viene mostrato come? Un giornale come New York Times,
- 5:58Speaker 3: quindi non esattamente l'isimo... Praticamente... parlavano di morti quando si
- 6:03Speaker 3: parla di palestinesi e di uccisi quando si parla di
- 6:06Speaker 3: israeliani e era stata fatta proprio una visualizzazione statistica per
- 6:09Speaker 3: far vedere quante volte questo accadeva tantissime cioè è tutta
- 6:13Speaker 3: una costante io nel momento in cui diciamo ci è
- 6:18Speaker 3: stata portata l'attenzione da questo studio mi sono resa conto
- 6:23Speaker 3: che anche in Italia tantissimi giornali fanno differenza
- 6:26Speaker 2: Quindi è vero che il linguaggio incide sulla realtà, non
- 6:29Speaker 2: è il contrario? No, è anche il contrario. Quando
- 6:35Speaker 3: la realtà muta, per qualche motivo, muta anche il linguaggio,
- 6:37Speaker 3: perché il linguaggio è una sorta di intercapedine cognitiva fra
- 6:41Speaker 3: teoria e realtà. Quindi noi conosciamo nominando... L'importante è sapere,
- 6:45Speaker 3: per esempio, che non nominiamo tutto, ma nominiamo quello che
- 6:49Speaker 3: una certa cultura in un certo qui e ora ritiene
- 6:51Speaker 3: rilevante da mrenare, no? E quindi riconoscere la parzialità del
- 6:56Speaker 3: proprio punto di vista, per esempio, è una questione molto importante, no?
- 6:59Speaker 3: Anche quando ci viene l'arrata con me assoluta, a punto
- 7:03Speaker 3: di vista assonnevole, no? Non c'è mai. Cioè, per dire,
- 7:06Speaker 3: un'esperienza che abbiamo fatto tutti, soprattutto all'età che abbiamo noi,
- 7:10Speaker 3: figli e figlie degli anni settanta, che noi abbiamo studiato
- 7:13Speaker 3: la scoperta dell'America. Mai nessuno ci ha detto, io ti
- 7:17Speaker 3: dico nei panni degli scoperti.
- 7:19Speaker 2: No, se per loro è stata
- 7:20Speaker 3: è stata una grande fortuna. Cioè addirittura adesso vivono in
- 7:24Speaker 3: un continente che non hanno nominato loro, che si chiama America, no?
- 7:27Speaker 3: L'Amerigo Vespucci, per cui che non hanno neanche avuto la
- 7:31Speaker 3: possibilità di nominare il proprio continente come chiamavano loro. Allora
- 7:34Speaker 3: fate a terra. L'anno scorso mia figlia era in quarta superiore.
- 7:41Speaker 3: e per la prima volta la loro prof dopo aver
- 7:43Speaker 3: spiegato la scoperta dell'America si è fermata e ha detto
- 7:46Speaker 3: ma potete mai chiesti cos'è stata la scoperta dell'America per
- 7:50Speaker 3: le popolazioni negative sostituzione etnica sostituzione culturale eccetera e quella
- 7:57Speaker 3: roba tu non la studi ecco questo è un esempio
- 7:59Speaker 3: di punto di vista che da relativo viene elevato assoluto
- 8:04Speaker 3: così vista Eurocene è l'unico che diventa la misura del
- 8:06Speaker 3: mondo ed è quello il problema cioè quando tu e
- 8:10Speaker 3: si è portato a pensare che un punto di vista
- 8:12Speaker 3: relativo diventa poi invece qualcosa di oggettivo e di neutrale,
- 8:17Speaker 3: mentre la neutralità nel campo della conoscenza di fatto esiste
- 8:20Speaker 3: molto poco.
- 8:22Speaker 2: Mi sembra che ultimamente però si sia inasprita una sorta
- 8:26Speaker 2: di lotta tra le persone che vorrebbero operare dei cambiamenti
- 8:32Speaker 2: anche nella società, anche attraverso il linguaggio, prima dicevano avvocata, architetta,
- 8:36Speaker 2: ma ci sono tante altre cose e modifiche, e coloro
- 8:40Speaker 2: che invece tentano di tirare indietro. E volevo capire anche
- 8:44Speaker 2: da te se è una paura, che la paura del
- 8:46Speaker 2: cambiamento può colpire tutti, o è un tentativo appunto di
- 8:51Speaker 2: imporre una visione di realtà che si vuole che sia universale.
- 8:59Speaker 3: Chi è che impone cosa su chi? C'è sempre quella
- 9:03Speaker 3: la domanda. Se pensi che in woke, qualunque cosa esso sia,
- 9:07Speaker 3: viene accusato di imporre, per esempio, una vita linguistica, ma
- 9:10Speaker 3: di fatto c'è una relazione molto forte fra potere e
- 9:13Speaker 3: uso della lingua. e normalmente ti può agire di più
- 9:16Speaker 3: a livello linguistico è chi se ti ha nel potere.
- 9:19Speaker 3: Quindi chi è in una posizione di potere e di
- 9:21Speaker 3: vantaggio ha anche un vantaggio cosiddetto epistemico, cioè di conoscenza.
- 9:27Speaker 3: Cioè le cose che dice una persona che ha il
- 9:29Speaker 3: potere vengono risentite più autorevoli di qualcosa che magari invece
- 9:34Speaker 3: arriva dai margini. Rispetto alla questione del woke è facile
- 9:37Speaker 3: venire che le istanze che vengono dai margini sono considerate appazzate,
- 9:41Speaker 3: una rottura di scatole
- 9:42Speaker 2: così.
- 9:43Speaker 3: Quando invece delle imposizioni linguistiche arrivano dai centri di potere,
- 9:47Speaker 3: allora tutto bene. Cioè, Milei che brandendo la motosega dice
- 9:52Speaker 3: possiamo tornare a dire, a dare del mongoloide alle persone,
- 9:55Speaker 3: scusa per aver usato un parolonna parola brutta però sto
- 9:58Speaker 3: citando cioè davvero era questa la libertà che ci mancava?
- 10:03Speaker 3: cioè è chiaro che è il punto di vista di
- 10:05Speaker 3: persone senza disabilità che non hanno mai considerato disdicevole offendere
- 10:11Speaker 3: le persone con le disabilità cioè pensa quante volte le
- 10:14Speaker 3: persone dicono ah quello si merita la 104 no? cioè
- 10:17Speaker 3: queste battute così allora Per me è abbastanza chiaro che
- 10:22Speaker 3: molte persone non vedono questa relazione molto forte che c'è
- 10:26Speaker 3: tra lingua e potere. Così quindi tutte le volte che
- 10:29Speaker 3: si cerca di cambiare la lingua pensano che stiamo manipolando
- 10:31Speaker 3: qualcosa o succeda qualcosa di pericoloso. C'è una questione alla
- 10:36Speaker 3: base secondo me che è a scuola noi fra tutto
- 10:40Speaker 3: quello che impariamo di lingua, il modo in cui impariamo
- 10:43Speaker 3: l'italiano diciamo così, non passa quasi mai da insegnamenti che
- 10:46Speaker 3: riguardano le competenze meta linguistiche. Cioè, a scuola non ci
- 10:50Speaker 3: fanno spesso domande come che cos'è una lingua, a cosa serve,
- 10:54Speaker 3: a cosa servono le parole, perché la lingua cambia, come
- 10:57Speaker 3: nascono i neologismi, eccetera. Se questo si facesse di più
- 11:00Speaker 3: a scuola, secondo me tireremmo anche su generazioni di persone
- 11:04Speaker 3: più in grado di capire il senso del cambiamento linguistico,
- 11:07Speaker 3: invece di arroccarsi e di dire, oh mio Dio, chissà
- 11:09Speaker 3: cosa c'è.
- 11:10Speaker 2: No, altri farebbe un modo per insegnare le differenze tra
- 11:13Speaker 2: i popoli attraverso la lingua. Tu sei anche una traduttrice.
- 11:19Speaker 2: Questa differenza di genere, questa diversità anche nell'usare il linguaggio,
- 11:25Speaker 2: lo noti anche in altre lingue? Non ti chiedo di tutto, ovviamente. Allora,
- 11:29Speaker 2: con lingua lungherese... Sì,
- 11:31Speaker 3: diciamo che in tutte le lingue, indipendentemente dalla forma che hanno,
- 11:35Speaker 3: che dietro hanno società abbastanza propossiste, rispetto alla diversity, no?
- 11:45Speaker 3: simili processi di attenzione confronti della lingua, soprattutto quando la
- 11:49Speaker 3: lingua riguarda gruppi minoritari. Quindi è un movimento abbastanza internazionale
- 11:56Speaker 3: e non dipende tanto dalla forma della lingua quanto dalla
- 11:58Speaker 3: forma della società. Cioè l'ungherese è una lingua prima di genere,
- 12:02Speaker 3: potrebbe essere il paradiso delle persone queer e invece in Ungheria,
- 12:06Speaker 3: almeno che c'era Orban, era un bell'inserno, adesso è meglio.
- 12:11Speaker 3: Però è evidente che una lingua senza genere non garantisce
- 12:14Speaker 3: una visione progressista del genere. Però è vero che in
- 12:18Speaker 3: tutti i paesi in cui c'è una visione progressista del genere,
- 12:20Speaker 3: poi di tre altre differenze, si stanno facendo dei ragionamenti simili,
- 12:24Speaker 3: magari poi con prodotti linguitici differenti, cioè il risultato finale
- 12:27Speaker 3: è differente, o il modo per arrivare a una lingua
- 12:30Speaker 3: più inclusiva è differente, però la direzione
- 12:34Speaker 2: c'è
- 12:36Speaker 2: Bellissimo, questa visione dell'ungherese mi è piaciuta molto. No, perché
- 12:40Speaker 2: il fatto che appunto sia priva di genere ma comunque
- 12:42Speaker 2: ci siano delle difficoltà relative poi alla forma della società
- 12:47Speaker 2: vuol dire che... Allora, solo
- 12:50Speaker 3: i cretini direbbero che basta la lingua per cretare le bosi.
- 12:54Speaker 3: Cioè la lingua non ha un valore magico, però può
- 12:59Speaker 3: fare da volano e cretire la società. Ha comunque un
- 13:01Speaker 3: potere
- 13:01Speaker 2: forte. Sì, sì. Va bene, grazie tanto. Ti lascio alla
- 13:05Speaker 2: tua presentazione. Grazie infinite. che non è una presentazione, è
- 13:08Speaker 2: un monologo. Ah, ok. Va bene, va bene. Allora ci
- 13:09Speaker 2: fermiamo a ascoltare il monologo. Adesso ti tocca.
- 13:11Speaker 3: Grazie, è
- 13:11Speaker 2: vero. Prego.