Latest / Allora! News Podcast / Allora! Crepe d'Italia- Portella della Ginestra
Transcript
- 0:24Speaker 2: C'è un posto in Sicilia dove il primo maggio non
- 0:28Speaker 2: comincia in una piazza. Comincia in una valle, pietre chiare, erba, montagne.
- 0:39Speaker 2: Si chiama Portella della Ginestra. Primo maggio 1947 arrivano famiglie intere, contadini, braccianti, donne, bambini.
- 0:52Speaker 2: Non stanno andando a una guerra, stanno andando a una festa.
- 0:57Speaker 2: La prima festa del lavoro dopo il fascismo, dopo la guerra.
- 1:01Speaker 2: dopo la fame, poi all'improvviso gli spari, la folla corre, cade,
- 1:08Speaker 2: cerca riparo, in pochi minuti Portella diventa una ferita. 11 morti,
- 1:16Speaker 2: molti feriti, è una domanda destinata a restare aperta, chi
- 1:21Speaker 2: ha sparato e soprattutto per conto di chi? Queste crepe d'Italia,
- 1:29Speaker 2: terza puntata, Portella della Ginestra, la Repubblica sotto il fuoco.
- 1:35Speaker 2: Continuiamo il nostro viaggio nelle crepe d'Italia. Per capire il
- 1:53Speaker 2: portello della ginestra non basta immaginare una sparatoria in montagna.
- 1:58Speaker 2: Bisogna tornare all'Italia del 1947. Un paese uscito, distrutto dalla guerra,
- 2:05Speaker 2: attraversato da macerie materiali e morali. Le città portano ancora
- 2:11Speaker 2: i segni dei bombardamenti. Le campagne portano i segni più antichi. Disuguaglianze, latifondo, fame.
- 2:20Speaker 2: Rapporto di potere che non sono crollati con Mussolini. Il
- 2:25Speaker 2: fascismo è caduto, ma non tutto ciò che lo aveva
- 2:29Speaker 2: reso possibile è scomparso. Ci sono prefetti, poliziotti, proprietari, notabili locali,
- 2:36Speaker 2: gruppi di interesse che cercano di capire come sopravvivere nel
- 2:40Speaker 2: nuovo ordine. C'è la democrazia cristiana che cresce come partito centrale,
- 2:46Speaker 2: ci sono il partito comunista, il partito socialista, forse. per
- 2:50Speaker 2: il ruolo avuto nella resistenza, per la speranza che accendono
- 2:54Speaker 2: tra lavoratori e contadini. E soprattutto questo, c'è la guerra
- 2:59Speaker 2: fredda che inizia a dividere il mondo. Nel 1947 la politica
- 3:05Speaker 2: italiana non è soltanto italiana. Ogni volto, ogni alleanza, ogni
- 3:11Speaker 2: sciopero viene eletto dentro un conflitto più grande. Occidente contro
- 3:15Speaker 2: mondo sovietico, capitalismo contro comunismo, ordine contro rivoluzione, paura contro speranza.
- 3:26Speaker 2: Le parole diventano armi, comunista non è solo un'appartenenza per
- 3:31Speaker 2: alcuni a un nemico interno, anticomunismo non è solo una
- 3:35Speaker 2: posizione politica, per altri diventa un linguaggio di mobilitazione, un
- 3:40Speaker 2: modo per proteggere proprietà, poteri e soprattutto privilegi. Il governo
- 3:47Speaker 2: di Unità antifascista, quella della collaborazione tra le grandi forze
- 3:52Speaker 2: che avevano sconfitto il fascismo, è già fragile. La convivenza
- 3:59Speaker 2: tra democristiani, comunisti e socialisti regge sempre meno. La pressione
- 4:04Speaker 2: internazionale aumenta. Gli Stati Uniti guardano l'Italia come un paese
- 4:09Speaker 2: decisivo nel Mediterraneo. L'Unione Sovietica osserva il peso dei partiti
- 4:15Speaker 2: comunisti occidentali in questo clima. Anche una manifestazione contadina in
- 4:21Speaker 2: Sicilia può essere letta come un pezzo della specchiera mondiale.
- 4:27Speaker 2: Questa è una cosa che dobbiamo tenere presente per tutta
- 4:31Speaker 2: la puntata. Portella è locale e globale. È tutto uno.
- 4:38Speaker 2: È locale perché riguarda contadini, paesi, famiglie, montagne, proprietari, mafiosi
- 4:44Speaker 2: e banditi in una zona precisa e globale. Perché cade
- 4:50Speaker 2: dentro il primo grande gelo della guerra fredda. La politica
- 4:54Speaker 2: internazionale non spara direttamente su quella folla, ma rende più duro,
- 4:59Speaker 2: più feroce, più ideologico il modo in cui quella folla
- 5:04Speaker 2: viene guardata. Poi c'è la Sicilia. Una Sicilia dove lo
- 5:13Speaker 2: Stato è spesso lontano, o arriva con il volto dei carabinieri,
- 5:18Speaker 2: nelle tasse dei tribunali, una Sicilia dove la mafia non
- 5:22Speaker 2: è ancora raccontata come la racconteremo dopo, ma esiste già
- 5:28Speaker 2: come potere di territorio. Mediazione, intimidazione, controllo del lavoro, rapporto
- 5:36Speaker 2: con la terra, protezione dei notabili. Portella nasce qui, non
- 5:43Speaker 2: in un vuoto, ma nel punto in cui la questione
- 5:46Speaker 2: sociale la questione mafiosa e la questione politica si toccano.
- 5:53Speaker 2: Nella Sicilia interna la terra è tutto, non è solo economia,
- 5:57Speaker 2: è potere. Chi controlla la terra controlla il lavoro, il pane,
- 6:02Speaker 2: i debiti, i favori, il futuro delle famiglie. Il latifondo
- 6:06Speaker 2: non è soltanto una grande proprietà, è una forma di
- 6:09Speaker 2: mondo sopra pochi proprietari, in mezzo a belotti intermediari uomini
- 6:17Speaker 2: capaci di far funzionare o bloccare la vita quotidiana, sotto
- 6:22Speaker 2: braccianti e condadini che lavorano e aspettano, ma soprattutto dipendono.
- 6:30Speaker 2: Dopo la guerra la fame rende tutto più urgente, le
- 6:34Speaker 2: lotte contadine chiedono terre incolte da coltivare, contatti più giusti,
- 6:43Speaker 2: Le camere del lavoro diventano luogo di organizzazione, la sinistra
- 6:46Speaker 2: parla a quel mondo con le parole semplici e potentissime. Terra, lavoro, diritto.
- 6:54Speaker 2: Non bisogna immaginare questi contadini come comparse passive, persone che
- 7:00Speaker 2: aspettano qualcuno da Roma. Sono uomini e donne che si organizzano, discutono,
- 7:06Speaker 2: partecipano alle riunioni, entrano nei sindacati, sfidano notabili e campieri.
- 7:12Speaker 2: La politica Per loro non è un dibattito da giornale,
- 7:16Speaker 2: è la differenza tra avere e non avere un pezzo
- 7:19Speaker 2: di pane, tra piegare la testa o trattare un salario,
- 7:23Speaker 2: tra chiedere un favore e pretendere un diritto. Il portale
- 7:29Speaker 2: della Ginessa, prima ancora della strage, è un luogo simbolo.
- 7:33Speaker 2: Gli aveva parlato Nicola Barbato, figura dei fasci siciliani, e
- 7:37Speaker 2: per molte persone quel pianolo non era soltanto un punto geografico.
- 7:42Speaker 2: Era una memoria di lotta. Era il posto dove i
- 7:45Speaker 2: contadini non si sentivano solo. I fasci siciliani di fine
- 7:50Speaker 2: Ottocento erano stati una delle prime grandi mobilizzazioni popolari dell'Italia Unita.
- 7:55Speaker 2: Erano stati i repressi, ma non cancellati dalla memoria. In
- 8:00Speaker 2: certe famiglie, in certi paesi, la parola giustizia sociale non
- 8:05Speaker 2: nasce nel 1947. Ha radici più lunghe. Passa da padre ai figli,
- 8:11Speaker 2: resta come un racconto sottovoce. Portella raccoglie anche quella memoria.
- 8:19Speaker 2: Il 20 aprile 1947 si vota per l'Assemblea regionale siciliana. Il blocco
- 8:25Speaker 2: del popolo, alleanza tra comunisti e socialisti, ottiene un risultato
- 8:29Speaker 2: molto forte. Per i contadini e per i lavoratori è
- 8:33Speaker 2: una vittoria. Per chi tiene una trasformazione sociale è un allarme.
- 8:38Speaker 2: Il voto siciliano arriva prima delle elezioni politiche nazionali del 1948,
- 8:44Speaker 2: che saranno uno spattiacco della Repubblica. Per questo risultato pesa moltissimo.
- 8:49Speaker 2: Dice che in Sicilia, proprio dove molti pensavano che la
- 8:54Speaker 2: forza dei vecchi equilibri fosse intoccabile, la sinistra può vincere.
- 8:59Speaker 2: E se può vincere Sicilia, allora può vincere altrove. Questo
- 9:03Speaker 2: è il fantasma che si aggira attorno al portello. Il fantasma.
- 9:08Speaker 2: di un popolo che non chiede più soltanto assistenza ma
- 9:11Speaker 2: potere e qui bisogna fermarsi un secondo perché la storia
- 9:17Speaker 2: delle stragi italiane spesso comincia proprio così non solo con
- 9:21Speaker 2: una bomba o con un fucile ma con una paura
- 9:26Speaker 2: la paura che il voto cambi davvero qualcosa la paura
- 9:30Speaker 2: che masse considerate marginali entrano nella storia da protagoniste la
- 9:36Speaker 2: paura che una promessa democratica smette di essere retorica e
- 9:42Speaker 2: diventa redistribuzione di potere. A Portella il primo maggio 1947 si
- 9:51Speaker 2: celebra la festa del lavoro e anche quella vittoria elettorale,
- 9:55Speaker 2: soprattutto elettorale. Non è una cerimonia neutra, è un messaggio.
- 10:01Speaker 2: Una folla di poveri che si riunisce, parla, canta, ascolta,
- 10:05Speaker 2: cominci e dice Ci siamo anche noi. La mattina del
- 10:11Speaker 2: primo maggio la gente arriva presto. C'è chi porta da mangiare,
- 10:15Speaker 2: chi cammina con i figli, chi aggiunge il pianone insieme
- 10:18Speaker 2: ai compagni della propria camera del lavoro. È una scena che,
- 10:23Speaker 2: vista da lontano, potrebbe sembrare quasi semplice. Persone in festa
- 10:27Speaker 2: in mezzo a una campagna. È importante immaginare anche la
- 10:32Speaker 2: normalità dei gesti. le madri sistemano gli investiti dei bambini,
- 10:37Speaker 2: qualcuno scherza, qualcuno parla del racconto, del prezzo del pane,
- 10:43Speaker 2: del buono di pochi giorni prima. Per molti è anche
- 10:47Speaker 2: una giornata di sollievo, non si lavora, si sta insieme,
- 10:50Speaker 2: si ascolta da parole che danno un senso alla fatica quotidiana.
- 10:55Speaker 2: La tragedia colpisce proprio per questo, perché entra in una
- 10:59Speaker 2: scena ordinaria e la spezza. Verso le dieci è importante
- 11:05Speaker 2: Mentre il comizio sta iniziando, dalle alture partono gli spari.
- 11:10Speaker 2: I colpi arrivano dall'alto e questo rende tutto più terribile.
- 11:14Speaker 2: La folla non ha riparo. Non è preparata, non c'è
- 11:18Speaker 2: da dove correre. Il paesaggio che fino a un attimo
- 11:23Speaker 2: prima sembrava aperto e familiare diventa una trappola. Chi spare
- 11:29Speaker 2: non entra nella folla. Non guarda negli occhi le persone
- 11:32Speaker 2: che colpisce. Spara da una posizione di dominio, da una
- 11:36Speaker 2: distanza che trasforma i corpi in bersagli. Questo dettaglio conta.
- 11:42Speaker 2: La strage è anche una forma di potere visivo. Dall'altro
- 11:47Speaker 2: si controlla, si decide, si punisce, dal basso si subisce,
- 11:52Speaker 2: si fugge, si cerca di capire da dove arriva la morte.
- 11:57Speaker 2: E Simonianze raccontano L'equivoco dei primi istanti. Qualcuno pensa ai fuochi,
- 12:03Speaker 2: ai mortaletti, ma è un pensiero che dura pochissimo. Poi
- 12:07Speaker 2: il corpo capisce prima della mente. Le persone si gettono
- 12:13Speaker 2: a terra, le madri cercano i figli, gli uomini cercano
- 12:17Speaker 2: la pietra, un dosso, qualunque cosa dietro in cui potersi nascondere.
- 12:23Speaker 2: Ma a portella è una conca. Chi spada vede, chi
- 12:27Speaker 2: subisce è esposto. Alla fine restano corpi a terra, restano
- 12:34Speaker 2: feriti che chiedono aiuto, restano scarpe, coperte, cibo, bandiere. Cosa normale,
- 12:40Speaker 2: diventate prove di una violenza normale. Undici morti vengono ricordati
- 12:46Speaker 2: come le vittime della strage. I feriti sono molti e
- 12:49Speaker 2: alcuni porteranno addosso quella mattina per il resto della loro vita.
- 12:55Speaker 2: La cosa più difficile, quando raccontiamo Portella, E non è
- 13:01Speaker 2: trasformare i numeri in una formula. 11 morti, 27 ferite gravi
- 13:05Speaker 2: e il secondo morto di costruzione. Ma quei numeri erano persone.
- 13:11Speaker 2: E in una puntata come questa non dobbiamo nominarle tutte
- 13:16Speaker 2: per fare un elenco. Dobbiamo ricordare che la strage colpisce
- 13:21Speaker 2: proprio perché sceglie una folla popolare e familiare. Non una caserma,
- 13:26Speaker 2: non un palazzo, una festa. Il messaggio è brutale, la
- 13:31Speaker 2: politica poliziana della vita dei poveri non solo come promessa,
- 13:35Speaker 2: ma come punizione. La responsabilità giudiziale della strage viene attribuita
- 13:42Speaker 2: all'abbandono di Salvatore Giuliano, Giuliano è una figura che l'Italia
- 13:46Speaker 2: del dopoguerra trasforma quasi subito in leggenda, bandito, separatista, latitante,
- 13:52Speaker 2: uomo armato capace di muoversi tra montagne, paesi, protezioni, paure
- 13:58Speaker 2: e racconti popolari. Ma le leggende sono pericolose, perché possono
- 14:03Speaker 2: rendere romantica una violenza che romantica non è. Giuliani non
- 14:07Speaker 2: è un eroe popolare, è il capo di una banda
- 14:11Speaker 2: armata che agisce dentro un territorio dove il banditismo, separatismo,
- 14:17Speaker 2: mafia e politica si spionano continuamente. Prima di Portella Giuliani
- 14:25Speaker 2: era già noto. la sua storia attraverso il mercato nero,
- 14:28Speaker 2: la latitanza, il separatismo siciliano, i rapporti amicoli con pezzi
- 14:32Speaker 2: di società locale, in un dopoguerra pieno di fame e disordine,
- 14:37Speaker 2: il maldito può apparire a qualcuno come un ribelle, a
- 14:40Speaker 2: qualcun altro come uno strumento utile, a qualcun altro ancora
- 14:43Speaker 2: come un problema da eliminare al momento opportuno. Ed è
- 14:48Speaker 2: proprio questa ambiguità a rendere Giuliano una figura centrale e insufficiente,
- 14:54Speaker 2: centrale perché senza la banda Non si capisce l'esecuzione maggiore
- 14:58Speaker 2: di quella strage. Insufficienza perché un abbandono vive nel vuoto.
- 15:03Speaker 2: Ha bisogno di informazioni, protezioni, canali, silenzi, mercati, armi e rifugi.
- 15:10Speaker 2: Il bandinismo non è mai soltanto un uomo armato in montagna.
- 15:15Speaker 2: È una rete di convivenze. Dopo Portella, Italia cerca un
- 15:22Speaker 2: colpevole riconoscibile. La banda Giuliano offre un vuoto, un nome,
- 15:27Speaker 2: una pista, ma la domanda sui mandanti, sulle coperture e
- 15:31Speaker 2: sulle convenienze politiche non si spegne, anzi, cresce man mano
- 15:37Speaker 2: che va davanti la giustizia. Giuliano muore nel 1950, in circostanze
- 15:43Speaker 2: che alimentano altri dubbi, altre narrazioni. Il processo per portare
- 15:48Speaker 2: a Sicilia il bravo Viterbo, tra gli imputati c'è il
- 15:52Speaker 2: gas per la pisciotta, logotanente di Giuliano, Pisciotta parlerà, accuserà, risalterà,
- 16:00Speaker 2: cambierà versione, queste storie le conosciamo, nel corso di queste
- 16:06Speaker 2: puntate di Le Crepe d'Italia, quante volte, quanti testimoni sentiremo
- 16:15Speaker 2: e quante volte vengono trattate le dichiarazioni. Più sotto morirà
- 16:22Speaker 2: nel 1954 avvelenato in carcere con una tazzina di caffè. E
- 16:27Speaker 2: anche questo ci ricorda qualcosa che poi più avanti, nelle
- 16:31Speaker 2: prossime puntate, racconteremo. E anche quella morte diventerà parte del buio.
- 16:40Speaker 2: La sentenza di Viterbo condanna componenti della banda e attribuisce
- 16:44Speaker 2: alla banda Giuliano la responsabilità dell'esilio. ma il processo non
- 16:49Speaker 2: chiude la questione mandanti esterni e questo punto è fondamentale
- 16:55Speaker 2: per la nostra serie un processo può stabilire responsabilità penale
- 17:02Speaker 2: ma non sempre riesce a illuminare l'intero ambiente che rende
- 17:08Speaker 2: possibile un crimine nel caso Portella questa distanza è decisiva
- 17:14Speaker 2: da una parte ci sono imputati armi, testimonianze, sentenze. Dall'altro
- 17:20Speaker 2: c'è un sistema di interessi che non entra completamente nell'aula
- 17:24Speaker 2: di tribunale, proprietari spaventati dalle occupazioni delle terre, ambienti mafiosi
- 17:30Speaker 2: contrari alle organizzazioni contadine, forze politiche terrorizzate dall'avanzata comunista, parati
- 17:38Speaker 2: dello Stato preoccupati dall'ordine pubblico più che della trasformazione sociale.
- 17:45Speaker 2: E ogni volta che la storia italiana incontra una strage,
- 17:48Speaker 2: ritroviamo uno schema. Esecutori, depistaggi, ipotesi, pezzi di verità. Silenzi, silenzi.
- 18:00Speaker 2: Non sempre il mistero significa complotto, e a volte significa
- 18:04Speaker 2: insufficienza delle prove. A volte significa paura, a volte significa
- 18:09Speaker 2: che il potere lascia impronte leggere, o le cancella in trance.
- 18:16Speaker 2: qui la puntata deve essere molto un po' più diciamo
- 18:23Speaker 2: abbiamo nel dettaglio dire che la banda di Giuliano spara
- 18:29Speaker 2: non basta spiegare il portella ma dire con certezza chi
- 18:33Speaker 2: ordina la strage se non c'è una prova definitiva sarebbe
- 18:38Speaker 2: un altro modo di tradire la storia e allora cercherò
- 18:44Speaker 2: almeno ci provo A distinguere, primo livello, la responsabilità giudiziaria.
- 18:53Speaker 2: A Banda Giuliana viene indicato come responsabile del decidio. Secondo livello,
- 18:58Speaker 2: il contesto politico. La strage avviene pochi giorni dopo la
- 19:02Speaker 2: vittoria del blocco del popolo in Sicilia, dentro un clima
- 19:06Speaker 2: di scontro violentissimo tra movimento contadino, forze conservatrici, mafia, separatismo
- 19:14Speaker 2: e anticomunismo. Poi c'è un terzo livello, i mandanti, quindi
- 19:19Speaker 2: la ricerca storica e simoneanza di ipotesi hanno aperto scenari,
- 19:24Speaker 2: ma la verità processuale non ha prodotto una conclusione definitiva
- 19:29Speaker 2: e condivisa. Treccani sintetizza il punto con una formula importante.
- 19:36Speaker 2: La ricerca dei mandanti non approda a conclusioni certe, ma
- 19:40Speaker 2: i risultati di evidenza delle responsabilità degli ambienti politici siciliani
- 19:45Speaker 2: interessate a intimidire le masse contadine. Ecco il cuore del problema.
- 19:52Speaker 2: La certezza penale è una cosa, la responsabilità storica e
- 19:56Speaker 2: politica è ben altro. Nell'immediato il ministro dell'Interno, Mario Scerba,
- 20:04Speaker 2: tende a ridimensionare l'interpretazione politica dell'attacco. La sinistra, al contrario,
- 20:10Speaker 2: legge la strage come una risposta violenta alla vittoria contadina.
- 20:15Speaker 2: La CGL programma lo sciopero generale. Nei giorni e le
- 20:19Speaker 2: settimane successivi, gli assalti alle sedi sinistre e carme del lavoro,
- 20:25Speaker 2: l'afforzo di derche e portella, non sia un gesto isolato,
- 20:29Speaker 2: ma parte di un clima. Pochi giorni dopo, la vita
- 20:32Speaker 2: politica nazionale cambia ancora. Il governo che aveva tenuto insieme
- 20:36Speaker 2: le grandi forze antifasciste si rompe. Comunisti e socialisti vengono
- 20:42Speaker 2: esclusi dall'esecutivo. Non possiamo dire che Portella causa da solo
- 20:49Speaker 2: tutto questo passaggio politico di quel momento, sarebbe troppo semplice,
- 20:53Speaker 2: ma possiamo dire che Portella accade in quel momento esatto
- 20:59Speaker 2: quando l'Italia sta passando dall'unità antifascista alla controposizione frontale alla
- 21:05Speaker 2: guerra fredda. Questo rende la strage un segnale di confine.
- 21:13Speaker 2: qui bisogna sottolineare questa cosa, a strage un segnale di confine.
- 21:19Speaker 2: Prima c'è l'idea, almeno teorica, con le forze della resistenza
- 21:24Speaker 2: possono costruire insieme la nuova democrazia. Dopo c'è un paese
- 21:29Speaker 2: diviso in blocchi, dove la sinistra è sempre più trattata
- 21:32Speaker 2: come un pericolo interno e la destra sociale, economica e criminale,
- 21:38Speaker 2: trova spazio per riorganizzarsi. Poi c'è la mafia. E non
- 21:46Speaker 2: sempre la mafia ha bisogno di firme per un delitto
- 21:50Speaker 2: per capire da che parte sta. In quella Sicilia l'organizzazione
- 21:55Speaker 2: mafiosa è spesso una cannera tra proprietari, controllo sociale e
- 22:02Speaker 2: politico locale. Non è ancora la mafia delle strage degli anni 90,
- 22:06Speaker 2: ma è già potere capace di decidere chi lavora, chi parla,
- 22:11Speaker 2: chi si espone e chi deve avere paura. Portella mostra
- 22:16Speaker 2: una cosa che tornerà molte volte nella storia d'Italia. La
- 22:21Speaker 2: violenza non arriva solo contro lo Stato, a volte arriva
- 22:25Speaker 2: accanto allo Stato, dentro le sue omissioni, nelle sue lentezze,
- 22:30Speaker 2: nei suoi imbarazzi. E quando lo Stato non riesce a
- 22:33Speaker 2: dire tutta la verità, la ferita resta aperta. Portella della
- 22:41Speaker 2: Ginestra viene spesso definita la Prima strage dell'Italia repubblicana. Non
- 22:46Speaker 2: è solo una formula. Significa che la Repubblica, prima ancora
- 22:50Speaker 2: di avere una Costituzione pienamente in vigore, deve già fare
- 22:53Speaker 2: i conti con il sangue versato in nome della politica.
- 22:58Speaker 2: La Costituzione entrerà in vigore il primo gennaio del 1948. Il
- 23:01Speaker 2: portello accadde otto mesi prima. E questo dato è una
- 23:08Speaker 2: forza simbolica enorme. La Repubblica sta ancora imparando a parlare
- 23:13Speaker 2: il linguaggio dei diritti e qualcuno usa già il linguaggio
- 23:17Speaker 2: delle armi per eliminarle. La Costituzione dura con tutti i cittadini,
- 23:29Speaker 2: dirà che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, che
- 23:34Speaker 2: il lavoro è fondamento della Repubblica, che l'organizzazione sindacale è libera,
- 23:40Speaker 2: Portella arriva prima di quelle parole e diventa un legge
- 23:43Speaker 2: fondamentale dello Stato, della nostra Costituzione, pure come se ne
- 23:47Speaker 2: mettesse già la prova. Che valore ha dire che la
- 23:51Speaker 2: Repubblica è fondata sul lavoro se una folla di lavoratori
- 23:55Speaker 2: può essere colpita mentre festeggia? C'è un altro elemento. Portella
- 24:02Speaker 2: non colpisce un leader nazionale come nel caso Matteotti, non
- 24:07Speaker 2: colpisce un palazzo del potere, colpisce una comunità. Questo rende
- 24:12Speaker 2: la strage diversa e in un certo senso ancora più moderna,
- 24:17Speaker 2: perché anticipa una logica che ritroveremo nelle stragi successive, colpire
- 24:22Speaker 2: i cittadini comuni per mandare un messaggio politico. Matteo era
- 24:29Speaker 2: un volto, un nome, una voce parlamentare, Portella è una moltitudine.
- 24:37Speaker 2: E questo cambia il tipo di dolore. Quando si colpisce
- 24:41Speaker 2: un leader, si tende a dispegnare la denuncia. Quando si
- 24:45Speaker 2: colpisce una folla, si tende a riducare con la paura.
- 24:49Speaker 2: Si dice a tutti gli altri, guardate che cosa può
- 24:53Speaker 2: succedere se vi organizzate, se votate, se pretendete. Piazza Fontana,
- 25:01Speaker 2: Piazza della Loggia, Italicus, Bologna. Ogni volta cambieranno gli anni,
- 25:05Speaker 2: i gruppi apparati, le indagini, ma restano a questa idea terribile.
- 25:10Speaker 2: Una folla innocente può diventare superficie su cui scrivere un avvenimento.
- 25:16Speaker 2: La Repubblica italiana non nasce innocente, nasce migliore nel regime
- 25:21Speaker 2: che la preceduta, certo, nasce con una promessa democratica vera,
- 25:26Speaker 2: ma nasce anche dentro continuità difficili, poteri locali opachi, apparati
- 25:32Speaker 2: non sempre libidi, limpidi, guerre ideologiche, paura internazionale e portella
- 25:40Speaker 2: è una delle prime crepe visibili raccontarla oggi non serve
- 25:45Speaker 2: dire che nulla è cambiato serve capire quanto sia costata
- 25:50Speaker 2: la democrazia e quanto facilmente può essere ferita quando il
- 25:55Speaker 2: potere decide che alcune persone possono essere sacrificate immaginate la
- 26:02Speaker 2: valle dopo non mentre si spara. Dopo, quando il rumore finisce,
- 26:09Speaker 2: resta solo la confusione. Qualcuno chiama un nome, qualcuno cerca
- 26:14Speaker 2: un bambino, qualcuno non capisce se deve restare o scappare.
- 26:19Speaker 2: La festa è diventata lutto, ma il paese deve ancora
- 26:23Speaker 2: capire che cosa è successo davvero. Il portello della ginestra
- 26:29Speaker 2: è una strace e insieme un avvenimento, ma soprattutto Un avvertimento.
- 26:38Speaker 2: Dice Contatini che il voto può fare paura ai potenti,
- 26:41Speaker 2: dice alla Repubblica che la democrazia non si dipende da sola.
- 26:46Speaker 2: Dice a noi che la storia d'Italia non è fatta
- 26:48Speaker 2: soltanto di leggi, governi e presidenti, ma anche di luoghi
- 26:53Speaker 2: dove la verità resta incompleta. Ogni anno, a portare la
- 27:00Speaker 2: memoria torna in quel luogo, E questa è una cosa importante,
- 27:03Speaker 2: la memoria non cancella l'assenza di verità piena, ma impedisce
- 27:10Speaker 2: che l'assenza diventa un picchio. I nomi, le lapide, le commemorazioni,
- 27:14Speaker 2: le parole pronunciate davanti alla valle servono a dire che
- 27:18Speaker 2: quella folla non era un incidente del passato, era una
- 27:22Speaker 2: parte d'Italia che chiedeva cittadinanza. In questa serie che stiamo
- 27:30Speaker 2: portando avanti, Le crepe d'Italia, non per amore del mistero,
- 27:35Speaker 2: ma perché delle crepe si vede come è costruito un paese.
- 27:40Speaker 2: La banca romana ci ha mostrato il rapporto tra denaro
- 27:43Speaker 2: e politica. Matteotti ci ha mostrato il momento in cui
- 27:46Speaker 2: la violenza diventa regime. Portella ci mostra la Repubblica davanti
- 27:51Speaker 2: alla sua prima grande prova. Proteggere i cittadini più deboli
- 27:55Speaker 2: e dirgli la verità su chi li ha colpiti. È
- 28:00Speaker 2: forse qui che Portela diventa davvero attuale. Non perché ogni
- 28:05Speaker 2: epoca sia quella o l'altra, ma perché ogni democrazia si
- 28:08Speaker 2: misura sempre nello stesso punto. La capacità di proteggere chi
- 28:13Speaker 2: ha meno potere. Se lo Stato riesce a proteggere i forti,
- 28:18Speaker 2: fa il minimo. Se protegge i deboli, allora diventa davvero Repubblica.
- 28:25Speaker 2: La prossima volta ci avvicineremo a un'altra stagione, a un'Italia
- 28:29Speaker 2: più ricca, più industriale, più moderna, ma anche più inquieta,
- 28:34Speaker 2: perché a un certo punto la violenza politica non resta
- 28:37Speaker 2: più sui mondi della Sicilia, entrerà nelle banche, nelle stazioni,
- 28:42Speaker 2: nelle piazze, e il nome che aprirà quella stazione sarà
- 28:46Speaker 2: Piazza Fontana. Per questo stiamo portando questo discorso avanti, per
- 28:56Speaker 2: far capire ai più giovani da dove siamo venuti, cosa
- 29:04Speaker 2: vuol dire Repubblica, la carta costituzionale. Io vi auguro veramente
- 29:14Speaker 2: che questi podcast vengano portati avanti, portati alla luce, portati
- 29:22Speaker 2: entrati anche nelle scuole, perché queste vicende qui sono vicende importantissime,
- 29:33Speaker 2: Per questo vi dico, andate avanti, fateli vedere nelle scuole,
- 29:41Speaker 2: fateli ascoltare, parlate nelle scuole, soprattutto nelle scuole medie, scuole superiori. Bene.
- 29:51Speaker 2: Questa terza puntata finisce qui. Io sono Emanuele Sposito e
- 29:55Speaker 2: questo è Le Crepe d'Italia che allora ha voluto e
- 29:59Speaker 2: sta portando avanti questa serie. Se questa puntata ti ha
- 30:04Speaker 2: aiutato a guardare la storia con gli occhi diversi, condividela, seguici.
- 30:10Speaker 2: Le crepe non sono solo il segno di ciò che
- 30:12Speaker 2: si rompe, sono anche il punto in cui possiamo finalmente
- 30:15Speaker 2: vedere dentro. Ogni puntata segue una finita nella nostra storia,
- 30:22Speaker 2: per capire non solo che cosa è successo, ma cosa
- 30:26Speaker 2: rivela il paese che siamo diventati. se il podcast ti interessa, seguici,
- 30:32Speaker 2: condividi gli episodi, lascia una recensione, aiuta questa storia ad
- 30:35Speaker 2: arrivare a chi vuole capire l'Italia senza accontentarsi di televisioni facili. Bene,
- 30:42Speaker 2: io vi lascio oggi con una bellissima canzone di un
- 30:49Speaker 2: maestro musicale, di un musicista, di un grande che vive
- 30:54Speaker 2: nella mia terra. È un canto popolare, è un canto
- 30:59Speaker 2: che poi è la storia di noi tutti italiani, soprattutto
- 31:04Speaker 2: quelli che sono all'estero, la ballata dell'emigrante, e guardate che
- 31:09Speaker 2: è un filologico, anche per portare la ginessa, perché poi
- 31:14Speaker 2: da lì tanti sono andati via dall'Italia. Bene, questa è
- 31:20Speaker 2: la crepe d'Italia, questa è la terza puntata, io vi
- 31:23Speaker 2: auguro una buona domenica, vi ricordo che domani abbiamo lo
- 31:29Speaker 2: speciale come sempre la domenica di allora, la prossima puntata
- 31:38Speaker 2: sarà Piazza Fontana, la Repubblica sotto il fuoco, io vi ringrazio,
- 31:46Speaker 2: grazie ancora e vi lascio con questa bellissima canzone, la
- 31:50Speaker 2: ballata dell'emigrante. La Shailama
- 32:29Speaker 3: La sora è luvrata, luvrata, vecchia e disoccupata. L'Urdama abbraccia
- 32:41Speaker 3: le gombe, l'Urdama vista le care montagne. Il mondo è
- 32:55Speaker 3: nato in questo vagone, faccia voluta da disperazione. Vanno all'unora
- 33:08Speaker 3: a cercare un lavoro, sperando di fare un migliore avventura.
- 33:21Speaker 3: Dali baracca ogni coda spietta, dinda li fabbrica non trova riscietta,
- 33:33Speaker 3: dice o paesana non lo va venuto, cali padrona sott'anda curvuto.
- 33:48Speaker 3: Pensa famiglia oscilenta lontana, si aggira e fatica avanzando di mano.
- 34:00Speaker 3: Spera e si fa una casarella al paese, mandando tre
- 34:08Speaker 3: soldi alla fine del mese. Passare e misa lontana da casa,
- 34:22Speaker 3: s'accire e fatica non esce d'ultrasi, mentre o padrona se
- 34:31Speaker 3: fa il sacrore, magnana so sangue sti lavoratori. S'ormai due
- 34:46Speaker 3: anni da quando è partita, si sente stanca, distrutta, voluta,
- 34:57Speaker 3: una distrazione, ma nonna è morta. Trovare una capa staccata
- 35:08Speaker 3: dal cuore, Lascia la famiglia da disperazione, costretta a partire
- 35:23Speaker 3: per disoccupazione. E se sparava e se fa casarelle, e
- 35:33Speaker 3: invece o padrona l'ha fatta la pelle. Non c'è giustizia
- 35:45Speaker 3: nel fribù barrièl, capo a faticare non ce la lasciano più.
- 35:53Speaker 3: E allora, mannamba, affangula, o padrona, e sto schifo è
- 36:01Speaker 3: sistema assassino e ladrone.
- 36:29Speaker 4: grazie per l'ascolto potete ascoltare su tutte le piattaforme online
- 36:33Speaker 4: oppure su allora news. com o sui nostri social questo podcast
- 36:38Speaker 4: è stato curato dalla redazione di allora