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- La Zucca che mangiava i bambini Favole dell'Unicorno La Zucca che mangiava i bambini. Nel villaggio di Zuccaluna c’era una regola che tutti conoscevano: dopo il tramonto, nessun bambino doveva avvicinarsi al vecchio campo di zucche. Nessuno. Mai. Perché tra quelle enormi foglie verdi viveva una creatura terrificante. Una creatura arancione, gigantesca, con due occhi luminosi, denti appuntiti e una bocca talmente grande da poter inghiottire un’automobile intera. La chiamavano... LA ZUCCA MANGIABAMBINI! Almeno, questo era quello che raccontavano gli abitanti del villaggio. Tutto era cominciato qualche settimana prima, quando il piccolo Federico era scomparso per quasi tre ore durante una passeggiata nei pressi del campo. Quando finalmente era tornato a casa, aveva i capelli completamente spettinati, le scarpe sporche di terra e un’enorme macchia di cioccolato sulla maglietta. Aveva raccontato di essere entrato nella bocca di una zucca gigantesca, ma nessuno gli aveva creduto. Poi era successa la stessa cosa a Beatrice, che era tornata con le tasche piene di caramelle e i capelli coperti di zucchero filato. Infine, una sera, erano scomparsi contemporaneamente quattro bambini che stavano giocando vicino al campo e che erano ricomparsi soltanto quando le campane del villaggio avevano suonato le nove. Da quel momento, a Zuccaluna si era scatenato il panico. Il sindaco aveva ordinato di costruire un recinto intorno al campo, il fornaio aveva cominciato a vendere biscotti a forma di zucca per proteggersi dagli spiriti maligni e la signora Gertrude, che sosteneva di sapere sempre tutto, aveva raccontato che la creatura possedeva almeno quarantasette denti, tre lingue e un appetito spaventoso. Nessuno sapeva dove avesse trovato tutte quelle informazioni, ma Gertrude continuava a ripetere che le era stato riferito da una fonte assolutamente attendibile. La fonte, naturalmente, era suo marito, che aveva sentito la storia dal barbiere, che l’aveva ascoltata dal macellaio, che a sua volta l’aveva inventata mentre aspettava che cuocessero le salsicce. Una mattina di ottobre, tre bambini decisero che era arrivato il momento di risolvere definitivamente il mistero. Si chiamavano Matilde, Riccardo e Olivia e frequentavano la stessa scuola del villaggio. Matilde era la più curiosa del gruppo, Riccardo era convinto di essere un investigatore eccezionale e Olivia aveva una caratteristica particolarmente utile: non si lasciava impressionare facilmente. I tre si incontrarono nella soffitta della casa di Riccardo, dove avevano allestito il quartier generale della loro agenzia investigativa. Sulla porta avevano appeso un cartello con scritto AGENZIA MISTERI IMPOSSIBILI, anche se fino a quel momento l’unico mistero che erano riusciti a risolvere riguardava la scomparsa di una crostata, successivamente ritrovata nello stomaco del fratello maggiore di Riccardo. Matilde arrivò con una mappa del campo, Olivia portò una torcia e una corda, mentre Riccardo si presentò con una lente d’ingrandimento, un cappello da investigatore e un panino lungo quasi quanto il suo braccio. Quando Matilde gli chiese perché avesse portato un panino tanto grande, Riccardo spiegò che le indagini richiedevano moltissima energia e che un vero investigatore non poteva permettersi di avere fame. Dopo aver studiato la mappa, i tre elaborarono un piano semplicissimo: sarebbero entrati nel campo durante il pomeriggio, avrebbero cercato le tracce della zucca e sarebbero tornati prima del tramonto. Naturalmente il piano cominciò ad andare storto quasi immediatamente. Il campo era molto più grande di quanto immaginassero, le piante erano alte quasi quanto loro e dopo appena dieci minuti Riccardo aveva già perso il cappello, Olivia era finita con un piede dentro una pozzanghera e Matilde aveva scoperto delle impronte gigantesche che attraversavano il sentiero. Le impronte erano rotonde, profonde e decisamente strane. Sembrava che qualcuno avesse trascinato una gigantesca palla di pietra attraverso il terreno. I bambini le seguirono finché raggiunsero una piccola radura. Al centro si trovava una zucca enorme, alta quasi tre metri, con una superficie perfettamente arancione, un picciolo verde grande come un tronco e due occhi chiusi che sembravano finestre. I tre bambini si avvicinarono lentamente e si accorsero che la zucca stava russando. Non era un russare normale: ogni volta che inspirava, le foglie degli alberi si piegavano verso di lei e quando espirava partiva una folata d’aria che faceva rotolare le zucche più piccole. Riccardo tentò immediatamente di nascondersi dietro Olivia, Matilde cercò di osservare meglio la creatura e proprio in quel momento successe qualcosa di terribile. Dalla gigantesca bocca della zucca uscì un rumore profondissimo, seguito da uno sbadiglio talmente potente che il panino di Riccardo gli volò dalle mani e scomparve direttamente tra i suoi denti. La zucca aveva appena mangiato il panino! E non era finita. La creatura aprì lentamente gli occhi, guardò i bambini e domandò con voce cavernosa chi avesse avuto il coraggio di disturbare il riposo del grande Guglielmone. Riccardo cominciò a tremare così tanto che la lente d’ingrandimento gli cadde per terra. Matilde fece un piccolo passo avanti e spiegò che stavano indagando sulla misteriosa scomparsa di alcuni bambini del villaggio. Guglielmone spalancò la bocca, mostrando una fila interminabile di denti bianchi, e scoppiò a ridere. La sua risata fu così potente che Riccardo perse nuovamente il cappello, Olivia dovette aggrapparsi a una pianta e tre corvi abbandonarono immediatamente un albero vicino. La zucca dichiarò di essere effettivamente il responsabile di molte cose strane che accadevano nel campo, ma che se avessero voluto scoprire la verità avrebbero dovuto superare tre prove. Riccardo protestò immediatamente, sostenendo che gli investigatori professionisti non partecipavano a giochi organizzati dai sospettati, ma Guglielmone rispose che in alternativa avrebbero potuto tornare a casa senza sapere nulla. Matilde accettò e Olivia annuì, mentre Riccardo guardava tristemente il punto in cui era scomparso il suo panino. La prima prova consisteva nell’attraversare il Labirinto delle Zucche Ridacchianti, un intreccio di sentieri dove ogni zucca scoppiava a ridere quando qualcuno prendeva la direzione sbagliata. La seconda prova richiedeva di recuperare una chiave d’oro nascosta dentro una montagna di foglie. La terza, secondo Guglielmone, sarebbe stata talmente difficile che nessuno l’aveva mai superata. Naturalmente, quando pronunciò queste parole, uno dei suoi denti si staccò e cadde per terra facendo un rumore simile a quello di un mestolo dentro una pentola. I bambini partirono immediatamente. Nel Labirinto delle Zucche Ridacchianti scoprirono che tutte le zucche erano dotate di occhi, bocca e un pessimo senso dell’umorismo. Ogni volta che imboccavano un sentiero sbagliato, decine di zucche cominciavano a ridere contemporaneamente, provocando un rumore talmente fastidioso che Riccardo minacciò di trasformarle tutte in vellutata. Dopo quasi mezz’ora, Matilde si accorse che alcune foglie indicavano sempre la direzione corretta e riuscì finalmente a trovare l’uscita. La seconda prova fu ancora più complicata, perché la montagna di foglie dentro cui dovevano cercare la chiave era gigantesca. Olivia propose di dividersi il lavoro, Matilde cominciò a scavare e Riccardo, naturalmente, si fermò per mangiare un biscotto che aveva miracolosamente conservato in tasca. Dopo alcuni minuti, però, accadde qualcosa di inaspettato. Da sotto la montagna di foglie arrivò una voce che chiedeva aiuto. I bambini cominciarono a scavare velocemente e scoprirono una piccola zucca con gli occhiali, completamente ricoperta di foglie, che continuava a lamentarsi. Si chiamava Zucchetta e aveva perso la chiave d’oro mentre cercava di preparare il percorso per le prove del giorno successivo. I tre bambini la aiutarono a ritrovarla e Zucchetta, per ringraziarli, rivelò un particolare importantissimo. Guglielmone non aveva mai mangiato nessun bambino. Anzi, la sua enorme bocca nascondeva un ingresso segreto che conduceva a un luogo misterioso. Prima che potesse spiegare altro, però, il terreno cominciò a tremare. Da lontano arrivò la voce del gigantesco Guglielmone, che annunciava l’inizio della terza prova. I bambini tornarono nella radura, dove la grande zucca li aspettava con un’espressione soddisfatta. La prova finale, spiegò, consisteva in una sola domanda: che cosa può entrare nella bocca di un mostro senza essere mangiato? Riccardo suggerì immediatamente un dentista, Olivia propose uno spazzolino e Matilde rimase in silenzio, riflettendo su quanto aveva appena raccontato Zucchetta. Alla fine sorrise e rispose che la soluzione era semplicissima: qualcuno che attraversava una porta. Guglielmone spalancò immediatamente gli occhi e cominciò a ridere così forte che l’intero campo sembrò tremare. Poi aprì completamente la gigantesca bocca e invitò i bambini a entrare. Riccardo dichiarò che quella era senza dubbio l’idea peggiore che avessero mai avuto, ma Matilde gli ricordò che ormai conoscevano il segreto e che avevano superato tutte le prove. Così i tre si avvicinarono e scoprirono qualcosa di incredibile. Dietro i giganteschi denti bianchi non c’erano una lingua enorme e uno stomaco affamato, ma una lunghissima scala illuminata da piccole lanterne arancioni. I bambini la percorsero lentamente finché raggiunsero una porta di legno decorata con stelle, pipistrelli e caramelle. Quando Matilde la aprì, si trovarono davanti alla sorpresa più straordinaria della loro vita. Sotto il campo di zucche esisteva un gigantesco parco divertimenti segreto, interamente dedicato ad Halloween! C’erano montagne russe a forma di scheletro, scivoli che attraversavano enormi pentoloni, giostre guidate da fantasmi sorridenti e una fabbrica di caramelle dove piccoli folletti preparavano dolci di tutti i colori. Federico, Beatrice e gli altri bambini che erano misteriosamente scomparsi nelle settimane precedenti erano tutti lì. Alcuni stavano decorando enormi biscotti a forma di pipistrello, altri partecipavano a una gara di zucche rotolanti e altri ancora erano impegnati a costruire il castello di caramelle più grande del mondo. Quando videro Matilde, Riccardo e Olivia cominciarono a raccontare tutto contemporaneamente. Guglielmone aveva costruito quel parco molto tempo prima, ma lo teneva nascosto perché voleva organizzare una sorpresa spettacolare per la notte di Halloween. I bambini entrati precedentemente avevano promesso di mantenere il segreto, anche se, a giudicare dalle macchie di cioccolato e dalle tasche piene di caramelle, non erano stati particolarmente bravi a nascondere le prove. Riccardo, naturalmente, smise immediatamente di preoccuparsi del mistero quando vide una fontana di cioccolato alta quasi due metri e si precipitò verso di essa con l’entusiasmo di un investigatore che aveva finalmente trovato il proprio vero talento. Quella sera i tre bambini tornarono al villaggio e raccontarono tutto agli abitanti di Zuccaluna. Naturalmente nessuno volle crederci. La signora Gertrude dichiarò che si trattava sicuramente di una trappola, il sindaco convocò immediatamente una riunione straordinaria e il fornaio si preoccupò soprattutto del fatto che qualcuno avesse costruito una fabbrica di dolci senza chiedergli il permesso. Ma quando arrivò la notte di Halloween, successe qualcosa che nessuno avrebbe mai dimenticato. Le zucche del villaggio cominciarono a illuminarsi una dopo l’altra, il cielo si riempì di piccole lanterne volanti e dalla direzione del vecchio campo arrivò una musica allegra accompagnata da centinaia di risate. Guglielmone comparve all’ingresso del villaggio, spalancò la propria gigantesca bocca e annunciò ufficialmente l’apertura del primo Parco Segreto di Halloween di Zuccaluna. Gli abitanti rimasero immobili per qualche secondo, poi i bambini cominciarono a correre verso di lui e nel giro di pochi minuti l’intero villaggio si ritrovò dentro il parco divertimenti più assurdo che avesse mai visto. Il sindaco rimase bloccato sopra una giostra di zucche rotanti, la signora Gertrude perse il cappello dentro una montagna di zucchero filato e il fornaio, dopo aver assaggiato i biscotti preparati dai folletti, chiese immediatamente di poter lavorare nella fabbrica di dolci. Guglielmone diventò rapidamente la creatura più amata del villaggio e nessuno lo chiamò più Zucca Mangiabambini. O meglio, quasi nessuno. Perché Riccardo continuava a chiamarlo così ogni volta che ricordava il proprio panino scomparso. Una sera, mentre tutti festeggiavano nella piazza illuminata di Zuccaluna, il bambino trovò finalmente il coraggio di chiedere a Guglielmone che fine avesse fatto quel panino. La gigantesca zucca rimase immobile, guardò a destra, poi a sinistra e infine lasciò uscire un piccolo rutto profumato di prosciutto. Riccardo spalancò gli occhi, Matilde scoppiò a ridere e Guglielmone ammise che, a dire il vero, una cosa l’aveva mangiata davvero. Il panino dell’investigatore! E da quella sera, prima di entrare nella bocca del gigantesco Guglielmone, tutti i bambini di Zuccaluna impararono una regola importantissima: mai avvicinarsi a una zucca affamata tenendo in mano la merenda!