Latest / Allora! News Podcast / Crepe d’Italia | Il caso Moro: cinquantacinque giorni
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- 0:03Speaker 1: ci sono storie che il tempo non cancella ci sono
- 0:05Speaker 1: silenzi che aspettano una voce ogni crepa nasconde una verità
- 0:35Speaker 2: Ogni pagina dimenticata, verità di tornare alla luce. Crepe d'Italia,
- 0:53Speaker 2: dove la memoria diventa verità.
- 1:15Speaker 3: Roma, giovedì 16 marzo 1978. È mattina. Aldo Moro, presidente
- 1:24Speaker 3: della democrazia cristiana, sta andando in Parlamento, dove il governo
- 1:28Speaker 3: Andreotti deve ottenere la fiducia. In via Mario Fani, Un
- 1:33Speaker 3: comando delle Brigate Rosso attacca le auto. Gli uomini della
- 1:37Speaker 3: scorta vengono colpiti. Oreste Leonardo, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera,
- 1:46Speaker 3: Francesco Zizzi. Cinque uomini uccisi mentre fanno il loro dovere.
- 1:54Speaker 3: Moro viene rapito. Sulla strada restano vetri infranti, bossoli e
- 2:02Speaker 3: una ferita destinata a segnare la storia della Repubblica Italiana.
- 2:09Speaker 3: Questa è la nona puntata di Crepa d'Italia, il caso Mono.
- 2:13Speaker 3: Per 55 giorni terrorismo, politica e ragioni di Stato si
- 2:18Speaker 3: intrecciano intorno alla vita di un uomo. L'Italia resta sospesa
- 2:22Speaker 3: davanti a una domanda drammatica. Che cosa deve fare uno
- 2:26Speaker 3: Stato quando chi la ospita tiene in ostaggio uno dei
- 2:31Speaker 3: suoi uomini più importanti? E soprattutto, uno Stato può difendersi
- 2:36Speaker 3: senza smarrire se stesso? Per capire i miei fani bisogna
- 3:00Speaker 3: capire quel giorno. Il 16 marzo 1978 non è soltanto
- 3:05Speaker 3: il giorno del rapimento di Aldo Moro, è anche il
- 3:08Speaker 3: giorno in cui il governo Andreotti deve presentarsi alle Camere
- 3:12Speaker 3: per ottenere la fiducia. Sembra un dettaglio parlamentare, ma non
- 3:16Speaker 3: lo è. In quella fiducia si concentrano delle svolte più
- 3:19Speaker 3: delicate della politica italiana del dopoguerra. L'Italia è dentro una
- 3:24Speaker 3: crisi profonda. Gli anni 70 sono anni di inflazione, conflitti sociali, terrorismo,
- 3:30Speaker 3: tensione nelle pubbliche, paura nelle strade, scontri ideologici durissimi. La
- 3:36Speaker 3: Repubblica è moderna, industriale, europea, ma allo stesso tempo vulnerabile.
- 3:42Speaker 3: Ha istituzioni democratiche solide sulla carta, ma deve fare i
- 3:46Speaker 3: conti con una violenza politica che prova a svuotarle dall'interno.
- 3:51Speaker 3: La democrazia cristiana governa da decenni. Il partito comunista italiano
- 3:55Speaker 3: è il più grande del partito comunista dell'Occidente. In piena
- 3:59Speaker 3: guerra fredda il rapporto tra questi due mondi non è
- 4:03Speaker 3: solo una questione nazionale. Tocca equilibri internazionali, alleanze, paure, fedeltà, differenze.
- 4:10Speaker 3: Per molto tempo l'ingresso dei comunisti nell'area di governo è
- 4:14Speaker 3: stato considerato impossibile. Ma alla fine degli anni 70 qualcosa cambia.
- 4:21Speaker 3: Il partito comunista non entra nel governo. ma accetto di
- 4:24Speaker 3: sostenere uno all'esterno nella forma della solidarietà nazionale non è
- 4:29Speaker 3: ancora il compromesso storico compiuto non è un governo di
- 4:33Speaker 3: unità politica piena non è la fine delle divisioni della
- 4:37Speaker 3: guerra fredda però è una frattura rispetto al passato è
- 4:42Speaker 3: una porta che si apre appena ma che abbastanza da
- 4:45Speaker 3: far paura a molti Aldo Moro è uno degli uomini
- 4:51Speaker 3: che più lavorarono a questa apertura Non lo fa con slogan,
- 4:55Speaker 3: non lo fa con gesti spettacolari. Moro è un politico
- 4:59Speaker 3: di tessitura, di tempi lunghi, di equilibri difficili. Il suo
- 5:03Speaker 3: linguaggio spesso sembra tortuoso, quasi oscuro. Ma dietro a quella
- 5:08Speaker 3: lentezza c'è un'idea. L'Italia non può essere governata ignorando una
- 5:12Speaker 3: parte enorme del paese. Deve includere, contenere, trasformare. Questo è
- 5:18Speaker 3: il punto che le Brigate Rosse colpiscono. Moro Rapire Moro
- 5:26Speaker 3: proprio in quel giorno significa attaccare la politica nel momento
- 5:29Speaker 3: in cui si sta tentando di cambiare forma, significa dire
- 5:33Speaker 3: allo Stato voi discutete di fiducia, noi vi mostriamo la
- 5:37Speaker 3: vostra impotenza. Il Parlamento quel giorno vota comunque, il governo
- 5:43Speaker 3: tiene la fiducia in un clima drammatico e già questa
- 5:47Speaker 3: immagine racconta molto, mentre uno dei protagonisti principali della politica
- 5:51Speaker 3: italiana è il prigioniero le istituzioni devono continuare a funzionare
- 5:57Speaker 3: devono mostrare che lo Stato non si ferma ma proprio
- 6:01Speaker 3: questa continuità necessaria e terribile apre una domanda che accompagnerà
- 6:06Speaker 3: tutta la vicenda continuare a funzionare significa essere forti o
- 6:11Speaker 3: significa non riuscire più ad ascoltare il dolore? il caso
- 6:15Speaker 3: Moro nasce dentro questa contraddizione da una parte la Repubblica
- 6:21Speaker 3: deve mostrare di non piegarsi dall'altra deve affrontare il fatto
- 6:26Speaker 3: che un uomo vivo, un uomo dello Stato, è nelle
- 6:29Speaker 3: mani di un'organizzazione terroristica. In questo senso, via Fani è
- 6:35Speaker 3: una soglia. Prima c'è l'Italia delle stragi, della strategia dell'attenzione,
- 6:40Speaker 3: del terrorismo diffuso. Dopo c'è un paese che scopre che
- 6:44Speaker 3: la violenza può entrare direttamente nel cuore della decisione politica.
- 6:49Speaker 3: Non più soltanto bombe nelle piazze e sui treni, Non
- 6:52Speaker 3: più soltanto paura sparsa tra i cittadini, ora il bersaglio
- 6:56Speaker 3: è il centro stesso della politica. Entra dentro la Repubblica.
- 7:03Speaker 3: Chi era Aldo Moro? La domanda sembra semplice, ma non
- 7:07Speaker 3: lo è. Perché Moro non è soltanto una vittima, non
- 7:11Speaker 3: è soltanto un nome legato a un sequestro, è una
- 7:14Speaker 3: figura politica complessa, decisiva, a tratti difficili da raccontare. Nasce
- 7:20Speaker 3: a Maglia, in Puglia, nel 1916, studia diritto, diventa docente universitario,
- 7:27Speaker 3: entra nel mondo cattolico, partecipa alla Costituzione della democrazia cristiana,
- 7:33Speaker 3: viene eletto nell'Assemblea Costituente e è uno degli uomini che
- 7:38Speaker 3: contribuiscono a dare forma alla Repubblica nata dopo il fascismo
- 7:42Speaker 3: e la guerra. Mora appartiene a una generazione che vede
- 7:46Speaker 3: nello Stato democratico non solo una macchina amministrativa, ma una
- 7:50Speaker 3: costruzione morale. Politica, per lui, non è soltanto comando, è composizione,
- 7:57Speaker 3: è pazienza, è capacità di tenere insieme interessi, culture, classi sociali,
- 8:05Speaker 3: territori e linguaggi diversi. Questa visione lo accompagna per tutta
- 8:11Speaker 3: la sua vita pubblica. Moro non è un uomo di
- 8:14Speaker 3: piazza urlata, non è capo carismatico nel senso più semplice
- 8:19Speaker 3: del termine, non cerca la frase memorabile ad ogni corso,
- 8:24Speaker 3: non cerca la prima pagina, spesso parla in modo difficile, lungo, prudente,
- 8:30Speaker 3: ma quella prudenza non è solo una tattica, è il
- 8:33Speaker 3: suo modo di abitare in una democrazia fragile. Negli anni Sessanta,
- 8:40Speaker 3: tra i protagonisti del centro- sinistra, l'apertura ai socialisti, un altro
- 8:44Speaker 3: passaggio dedicato nella storia italiana, Anche allora si tratta di
- 8:49Speaker 3: includere una forza fino a quel momento rimasta ai margini
- 8:52Speaker 3: del governo. Anche allora ci sono resistenze, paure, equilibri internazionali,
- 8:58Speaker 3: tensioni interne, anche e soprattutto nella democrazia cristiana. Moro diventa
- 9:04Speaker 3: più volte Presidente del Consiglio, guida i governi, tiene insieme
- 9:07Speaker 3: i correnti, media tra prezzi diversi del mondo cattolico, guarda
- 9:12Speaker 3: la società italiana che cambia, non è un rivoluzionario. È
- 9:16Speaker 3: un uomo delle istituzioni, ma proprio per questo capisce che
- 9:20Speaker 3: le istituzioni se non si aprono rischiano di poi dispezzarsi.
- 9:25Speaker 3: Negli anni 70 questa convinzione diventa ancora più importante. L'Italia
- 9:29Speaker 3: è attraversata da conflitti profondi, il partito comunista rappresenta milioni
- 9:34Speaker 3: di italiani, sindacati, amministrazioni locali, una cultura politica radicale. Tenerlo
- 9:40Speaker 3: per sempre fuori dalla responsabilità nazionale significa mantenere il sistema
- 9:45Speaker 3: in un'attenzione permanente. Moro non pensa che le differenze spariscono,
- 9:51Speaker 3: non pensa che DG e PC diventino la stessa cosa,
- 9:54Speaker 3: al contrario, sa benissimo quanto siano diverse, ma crede che
- 9:59Speaker 3: la una democrazia matura debba trovare il modo di far
- 10:03Speaker 3: partecipare alle grandi forze popolari alla stabilità del paese. Questo
- 10:09Speaker 3: fa di lui un uomo centrale, ma fa di lui
- 10:13Speaker 3: anche un bersaglio perfetto. Per le Brigate Rosse Moro non
- 10:19Speaker 3: è soltanto un politico da rapire, è il simbolo di
- 10:22Speaker 3: un sistema da processare, è il simbolo della democrazia cristiana,
- 10:26Speaker 3: del potere dello Stato, della mediazione che loro rifiutano. La
- 10:31Speaker 3: lotta armata ha bisogno di trasformare gli uomini in simboli,
- 10:35Speaker 3: solo così può giustificare la disumanità delle proprie azioni. Ma
- 10:42Speaker 3: Moro non è un simbolo, è un uomo, un marito,
- 10:44Speaker 3: un padre, un professore, un credente, un politico, un prigioniere,
- 10:49Speaker 3: Il dramma del caso Moro nasce anche da qui, nel
- 10:52Speaker 3: momento in cui tutto lo interpretano come simbolo, lui continua
- 10:55Speaker 3: a parlare come persona. E questa voce personale nel letto
- 11:00Speaker 3: della prigionia renderà tutto più difficile, perché Moro non resterà
- 11:05Speaker 3: muto dentro la prigione. Scriveva, chiedeva, accusava, ricorderà ai suoi
- 11:11Speaker 3: amici politici che dietro le ragioni di Stato c'è un
- 11:14Speaker 3: uomo vivo. Le Brigate Rosse non nascono con il caso Moro.
- 11:21Speaker 3: Quando rapiscono il Presidente della Democrazia Cristiana hanno già da
- 11:24Speaker 3: anni una presenza nella storia italiana. Hanno colpito dirigenti di aziende, magistrati, giornalisti,
- 11:29Speaker 3: uomini nelle forze dell'ordine. Usano un linguaggio di guerra rivoluzionare
- 11:34Speaker 3: parlando di stato imperialista, di prigionieri politici, di processo proletario.
- 11:41Speaker 3: È un linguaggio chiuso, fanatico, costruito per separare il mondo
- 11:47Speaker 3: in due, da una parte rivoluzionare dall'altra in nemico. In
- 11:52Speaker 3: mezzo non resta quasi nulla. Non resta la complessività della società.
- 11:57Speaker 3: Non restano le persone, non resta la democrazia, non le
- 12:01Speaker 3: sue lentezze, le sue mediazioni. Resta solo l'idea che la
- 12:06Speaker 3: violenza possa accelerare la storia. Con Moro Però il sacco
- 12:14Speaker 3: di scala è enorme. Le Brigate Rosse decidono di colpire
- 12:16Speaker 3: il cuore dello Stato, non una periferia del potere, non
- 12:20Speaker 3: un bersaglio intermedio, ma uno degli uomini più importanti della Repubblica.
- 12:26Speaker 3: Se questo diventa subito una messa in scena politica. Mono
- 12:30Speaker 3: viene definito prigioniero, sottoposto al processo del popolo, usato come
- 12:34Speaker 3: leva per ottenere il riconoscimento politico dell'organizzazione. Le BR non
- 12:39Speaker 3: vogliono soltanto nascondere Moro, vogliono parlare attraverso di lui, vogliono
- 12:44Speaker 3: costringere lo Stato a rispondere. Questa è una caratteristica del terrorismo.
- 12:51Speaker 3: La violenza non è mai soltanto violenza materiale, è comunicazione.
- 12:56Speaker 3: Ogni colpo, ogni comunicato, ogni scelta del luogo, ogni parola
- 13:00Speaker 3: usata serve a produrre un effetto psicologico e politico. Via
- 13:05Speaker 3: Fani comunica efficienza militare e potenza simbolica. La prigionia comunica controllo,
- 13:14Speaker 3: i comunicati comunicano sfida, le lette comunicano pressione, il corpo
- 13:18Speaker 3: di Moro alla fine comunicherà impotenza. Ma dentro questa comunicazione
- 13:25Speaker 3: c'è una cosa che non bisogna dimenticare mai. Cinque uomini
- 13:29Speaker 3: vengono uccisi. La storia del caso Morio rischia spesso di
- 13:34Speaker 3: essere raccontata solo attorno alla figura di Aldo Moro. È
- 13:38Speaker 3: comprensibile per il peso politico che aveva, ma non basta.
- 13:46Speaker 3: Oneste Leonardo, Domenico Ricci, Raffaele Giozzino, Giulio Rivera e Francesco
- 13:53Speaker 3: Zinzi sono parte centrale di questa storia. La Repubblica viene
- 13:59Speaker 3: colpita anche attraverso di loro. Erano lo Stato, nella forma
- 14:05Speaker 3: più concreta. Persone che accompagnano, proteggono, rischiano, muoiono. Ricordarvi, tutto
- 14:14Speaker 3: questo non è un dettaglio di pietà. È una correzione storica.
- 14:20Speaker 3: Perché il terrorismo ha bisogno che le vittime diventino funzione
- 14:23Speaker 3: del messaggio. La memoria, invece, deve restituire loro nome e dignità.
- 14:31Speaker 3: Il comando brigadista agisce con freddezza. E proprio questa freddezza
- 14:37Speaker 3: fa capire che non siamo davanti a uno scoppio improvviso
- 14:41Speaker 3: di violenza, ma a un progetto. Il sequestro Molo viene
- 14:45Speaker 3: preparato come un'operazione politica e militare. La scelta del giorno,
- 14:49Speaker 3: del luogo, del messaggio, tutto concorre a costruire un solo,
- 14:54Speaker 3: unico messaggio. Eppure, più il progetto terroristico appare organizzato, più
- 15:00Speaker 3: cresce la domanda che accompagnerà i decenni successivi. Come è
- 15:05Speaker 3: possibile che lo Stato non sia riuscito a impedire, intercettare, trovare, salvare?
- 15:13Speaker 3: La domanda non cancella le responsabilità delle Brigate Rosse, ma
- 15:18Speaker 3: apre il campo delle responsabilità politiche e istituzionali. Qui comincia
- 15:26Speaker 3: la parte più difficile del caso Moro. Distingue tra la
- 15:30Speaker 3: verità giudiziaria e domande storiche. Distingue la responsabilità accertata nelle
- 15:36Speaker 3: zone d'ombra. Distingue tra errori, inefficienti, omissioni, ipotesi non provate.
- 15:42Speaker 3: Senza questa distinzione il caso Moro diventa o una storia
- 15:46Speaker 3: troppo chiusa o una nebbia totale. E in entrambi i
- 15:50Speaker 3: casi perdiamo qualcosa della verità. Il 16 marzo... Fino a
- 15:58Speaker 3: 9 maggio 1978 passano 55 giorni. Ma non sono 55
- 16:07Speaker 3: giorni normali. Sono giorni che sembrano non finire mai. Ogni
- 16:12Speaker 3: mattina il paese si sveglia chiedendosi se Moro sia ancora vivo.
- 16:17Speaker 3: Ogni notizia può essere decisiva. Ogni comunicato delle Brigate Rosse
- 16:21Speaker 3: entra nelle case, nei giornali, nelle sede dei partiti e
- 16:24Speaker 3: nei palazzi dello Stato. La prigionia di Moro diventa un
- 16:28Speaker 3: tempo pubblico, non riguarda solo la famiglia, non riguarda solo
- 16:31Speaker 3: la democrazia cristiana, non riguarda solo gli investigatori, riguarda tutto
- 16:37Speaker 3: il paese. L'Italia vive con un uomo nascosto da qualche
- 16:41Speaker 3: parte con l'impressione che lo Stato stia cercando se stesso,
- 16:44Speaker 3: oltre che il prigioniero. In quei giorni Moro scrive, e
- 16:49Speaker 3: le lettere sono una delle parti più dolorose della vicenda,
- 16:53Speaker 3: Scrive alla moglie di Onore, scrive ai figli, scrive ai
- 16:56Speaker 3: dirigenti democristiani, scrive al Presidente della Repubblica, scrive al Papa,
- 17:00Speaker 3: scrive a uomini che conosce da anni, amici, colleghi, compagni
- 17:04Speaker 3: di partito. Nelle lettere chiede che si cerchi una via
- 17:08Speaker 3: per salvarlo, contesta la rigidità della linea politica, accusa la
- 17:13Speaker 3: democrazia cristiana di abbandonarlo, rivendica la propria lucidità. Quelle lettere
- 17:20Speaker 3: mettono tutti in difficoltà. Perché? Che cosa sono le parole
- 17:24Speaker 3: di un uomo prigioniero? Sono le parole libere? Sono le
- 17:28Speaker 3: parole estorte? Sono parole autentiche, ma scritte sotto ricatto? Sono
- 17:32Speaker 3: ancora parole politiche? O sono parole private? La risposta a
- 17:38Speaker 3: tutto questo non è semplice. Moro scrive in una condizione disumana, evidente,
- 17:43Speaker 3: non è libero. Non può scegliere il contesto, non può uscire,
- 17:47Speaker 3: non può parlare davanti a tutti, non può difendersi. Ma
- 17:50Speaker 3: allo stesso tempo quelle lettere hanno il suo stile, la
- 17:53Speaker 3: sua memoria, la sua conoscenza dei rapporti politici, la sua voce.
- 17:57Speaker 3: Cancellarle come se fossero solo materiali sequestratori significa cancellare anche l'uomo.
- 18:06Speaker 3: E qui il caso Moro diventa qualcosa di più profondo
- 18:09Speaker 3: di una crisi di sicurezza, diventa una crisi del linguaggio democratico.
- 18:14Speaker 3: Lo Stato deve rispondere a un ricatto senza farsi usare.
- 18:18Speaker 3: ma deve anche riconoscere che nel cuore del ricatto c'è
- 18:22Speaker 3: una persona viva. La famiglia Mono chiede ascolto, non chiede
- 18:28Speaker 3: una teoria astratta, chiede che si salvi una vita. Nelle
- 18:32Speaker 3: stanze della politica invece la questione viene subito collocata sul
- 18:35Speaker 3: terreno della tenuta dello Stato. Si tratta di un linguaggio
- 18:44Speaker 3: nuovo dentro la politica. Lo Stato è Se tratta, riconosce
- 18:50Speaker 3: le brigate rosse. Se poi non tratta, Moro rischia di morire.
- 18:56Speaker 3: Ogni opzione, ovviamente, ha un costo. E in mezzo ci
- 19:00Speaker 3: sono i comunicati delle BR. Il cosiddetto processo, le richieste
- 19:05Speaker 3: di scambio, le indiscrezioni, gli appelli, le iniziative riservate, le
- 19:09Speaker 3: mediazioni tentate o immaginate. La Santa Sede interviene. Il partito
- 19:15Speaker 3: socialista con Bettino Kark si spinge per cercare una soluzione,
- 19:19Speaker 3: altri restano fermi sulla linea del rifiuto. Ma i giorni passano.
- 19:26Speaker 3: E il tempo in un sequestro è neutro. Ogni giorno
- 19:31Speaker 3: consuma energie, speranza, lucidità. Ogni giorno restringe lo spazio della decisione.
- 19:36Speaker 3: Ogni giorno permette al sequestratore di controllare la scena, lo stato, apparati, leggi, uomini.
- 19:45Speaker 3: ma in quei 55 giorni appare spesso come un gigante
- 19:49Speaker 3: che non riesce. a trovare la porta giusta. Il punto
- 19:54Speaker 3: non è dire che non si fece nulla, sarebbe falso,
- 19:57Speaker 3: si cercano piste, si controllano appartamenti, si interrogano persone, si
- 20:02Speaker 3: eseguono indicazioni, ma l'impressione pubblica col passare dei giorni diventa
- 20:06Speaker 3: quella di uno Stato che si muove senza arrivare. e
- 20:10Speaker 3: questa impressione lascia un segno profondo Moro intanto continua a
- 20:16Speaker 3: scrivere e ogni lettera sembra aumentare la distanza tra l'uomo
- 20:21Speaker 3: prigioniero e il mondo politico libero lui chiede vita la
- 20:27Speaker 3: politica risponde con i principi i principi possono essere necessari
- 20:31Speaker 3: ma quando un principio non riesce più a vedere il
- 20:34Speaker 3: volto umano che è davanti diventa tragico la parola Che
- 20:41Speaker 3: resta è fermezza. La linea della fermezza, dice lo Stato,
- 20:46Speaker 3: che non tratta con le brigate rosse. Non riconosce un'organizzazione
- 20:51Speaker 3: terroristica come interlocutore politico. Non accetta lo scambio tra prigionieri
- 20:56Speaker 3: e ostaggi. Non permette che la violenza armata stabilisca le
- 21:01Speaker 3: regole della democrazia. Questa posizione ha una forza evidente. Una
- 21:07Speaker 3: democrazia non può diventare ostaggio permanente di chi rapisce e uccide.
- 21:12Speaker 3: Se il sequestro di un uomo politico basta ottenere concessioni,
- 21:16Speaker 3: allora ogni uomo politico, ogni magistrato, ogni funzionario, ogni cittadino
- 21:20Speaker 3: può diventare merce di scambio. Lo Stato rischia di essere ricattato,
- 21:26Speaker 3: non una volta, ma per sempre. Chi sostiene la fermezza
- 21:30Speaker 3: teme proprio questo, teme che salvare Mora attraverso una trattativa
- 21:34Speaker 3: significa mettere in pericolo molti altri. Teme che il terrorismo
- 21:38Speaker 3: possa uscire rafforzato. Teme che la Repubblica appaia debolo nel
- 21:42Speaker 3: momento in cui deve essere più salta. Ma dall'altra parte
- 21:46Speaker 3: c'è una domanda tanto forte. Si può lasciare morire un
- 21:49Speaker 3: uomo in nome della fermezza dello Stato? Si può dire
- 21:54Speaker 3: alla famiglia che non c'è nulla più da fare perché
- 21:56Speaker 3: il principio viene prima della vita? E se quell'uomo è
- 22:00Speaker 3: proprio uno di quegli uomini che hanno costruito e servito
- 22:03Speaker 3: lo Stato? Non c'è un obbligo ulteriore? Questa frattura sarà
- 22:11Speaker 3: la frattura morale del caso Moro. Non bisogna raccontare come
- 22:17Speaker 3: se fosse facile scegliere. La storia perde serietà quando trasforma
- 22:23Speaker 3: gli agenti in lezioni semplici. Chi sosteneva la fermezza non
- 22:27Speaker 3: era necessariamente cinico, chi cercava una via di trattativa non
- 22:33Speaker 3: era necessariamente cinico. arrendevole. Erano due mondi diversi di vedere
- 22:38Speaker 3: il rischio. Da una parte il rischio di cadere nella violenza,
- 22:43Speaker 3: dall'altra il rischio di trasformare lo Stato in una macchina
- 22:46Speaker 3: incapace di salvare una persona. Mentre in Ocrac si è
- 22:50Speaker 3: partito socialista, assumono una posizione diversa dalla permessa assoluta. Si
- 22:54Speaker 3: cerca una via, una possibilità, uno spazio umanitario anche nel
- 22:59Speaker 3: mondo cattolico della Santa Sede. Si muovono appelli, tentativi, La
- 23:04Speaker 3: famiglia Moro insiste per non chiudere ogni strada. La democrazia
- 23:08Speaker 3: cristiana invece resta prevalentemente sulla linea del no all'attaccativa. Il
- 23:15Speaker 3: Partito Comunista sostiene la fermezza. Per il PC cedere alle
- 23:19Speaker 3: Brigate Rosse avrebbe significato anche permettere alla lotta armata di
- 23:23Speaker 3: presentarsi come rappresentante di una parte del mondo comunista rivoluzionare.
- 23:29Speaker 3: E il PC non vuole mancare una distanza netta. vuole
- 23:35Speaker 3: dividere tutto questo, non appartiene al partito comunista italiano, e
- 23:43Speaker 3: questa posizione è politicamente comprensibile, ma nel caso Moro la
- 23:48Speaker 3: politica comprensibile non basta a togliere il dolore, perché Moro
- 23:52Speaker 3: nelle lettere sembra percepire quella fermezza come abbandono, si sente
- 23:58Speaker 3: isolato dal suo partito, Vedo negli amici di ieri uomini
- 24:02Speaker 3: che ora parlano di Stato, ma non sembrano più parlare
- 24:08Speaker 3: con lui. La fermezza allora diventa più di una linea politica,
- 24:12Speaker 3: diventa un trauma della memoria democraziana, della memoria familiare e
- 24:16Speaker 3: della memoria repubblicana. Per alcuni è stata la scelta necessaria,
- 24:21Speaker 3: per altri è stata la scelta che ha consegnato a
- 24:24Speaker 3: Moro alla morte. Anche oggi la discussione non è poi
- 24:29Speaker 3: definitivamente chiusa. E forse non può esserlo, per una ragione semplice.
- 24:35Speaker 3: Il caso Moro mette di fronte due verità che non
- 24:39Speaker 3: si allunano. È vero che lo Stato non può cedere
- 24:43Speaker 3: al terrorismo ed è vero che uno Stato esiste anche
- 24:47Speaker 3: per proteggere la vita concreta delle persone. Quando queste due
- 24:51Speaker 3: verità entrano in conflitto non c'è una formula che salva tutti.
- 24:56Speaker 3: Il caso Moro è tragico proprio per questo, non perché
- 25:00Speaker 3: nessuno capisse il problema, ma perché tutti lo capivano e
- 25:03Speaker 3: tuttavia nessuna scelta riusciva a liberarsi dalla colpa. Durante i
- 25:11Speaker 3: 55 giorni del sequestro lo Stato cerca Moro. Polizia, carabinieri, magistratura, servizi,
- 25:18Speaker 3: comitati di crisi, strutture diverse si muovono dentro un'emergenza senza precedenti.
- 25:23Speaker 3: ma la storia delle ricerche resta una delle parti più
- 25:26Speaker 3: controverse della vicenda. Ci sono piste sbagliate, ci sono ritardi,
- 25:33Speaker 3: ci sono informazioni non valorizzate, ci sono episodi che negli
- 25:37Speaker 3: anni diventano simboli di confusione o opacità. Uno dei nomi
- 25:44Speaker 3: è Via Gradoli. A Roma in Via Gradoli viene scoperto
- 25:48Speaker 3: un covo brigatista, ma la scoperta arriva in modo quasi fortuito.
- 25:52Speaker 3: dopo giorni in cui quella zona e quel nome erano
- 25:55Speaker 3: già imparati in forme diverse nell'attenzione degli inquirenti. Il dettaglio
- 26:02Speaker 3: preciso della responsabilità dell'omissione è in materia complessa, ma l'effetto
- 26:07Speaker 3: pubblico è netto. Lo Stato sembra sfiorare la verità senza afferrare.
- 26:15Speaker 3: Un altro nome è il lago della Duchessa. Una falsa
- 26:17Speaker 3: indicazione su possibile morte di Moro porta a una ricerca
- 26:21Speaker 3: inutile e dolorosa. Uomini e mezzi vengono mobilitati. Il paese
- 26:26Speaker 3: resta appeso a una notizia che si rivela falsa. Anche
- 26:30Speaker 3: questo episodio contribuisce a creare un clima di smarrimento, come
- 26:34Speaker 3: se la Repubblica inseguisse segnali, messaggi, ombre. Nel caso Moro
- 26:43Speaker 3: le responsabilità delle Brigate Rosse lo sappiamo, sono accertate e
- 26:49Speaker 3: questo è un punto fondamentale. Il sequestro e l'uccisione di
- 26:53Speaker 3: Aldo Moro non sono un mistero senza autori, sono un
- 26:57Speaker 3: crimine terroristico compiuto dalle Brigate Rosse. Ma quanto a questa
- 27:03Speaker 3: verità giudiziaria esistono domande storiche. Come furono gestite le informazioni?
- 27:10Speaker 3: Quali errori pesarono sulle ricerche? Quali apparati funzionarono male? Quali rapporti?
- 27:17Speaker 3: Quale rigidità? Quale paura è condizionata in quelle decisioni? E perché,
- 27:22Speaker 3: dopo decenni, il caso Moro continua a produrre commissioni, libri,
- 27:27Speaker 3: inchieste e discussioni? Il rischio è doppio. Da una parte
- 27:32Speaker 3: c'è il rischio di chiudere tutto troppo presto sullo stato
- 27:35Speaker 3: dei brigati rostri. Punto. Non c'è altro da chiedere. dal
- 27:41Speaker 3: rischio opposto, trasformare ogni dettaglio in prova, in un complotto totale,
- 27:47Speaker 3: dove tutto era deciso da poteri invisibili e nessuna responsabilità
- 27:52Speaker 3: concreta più resta riconoscibile. Entrambi i rischi indeboliscono la comprensione.
- 28:00Speaker 3: La storia italiana è spesso, non è fatta di una
- 28:04Speaker 3: sola stanza segreta dove qualcuno decide tutti, È fatta di reti, ambienti, omissioni, errori,
- 28:10Speaker 3: credibilità sbagliata, rivalità tra parati, paura internazionale, convenienze politiche, informazioni
- 28:16Speaker 3: incomplete e non condivise. La verità non è sempre la
- 28:20Speaker 3: forma di un unico grande piano, ma la forma più
- 28:24Speaker 3: inquietante di un sistema che non riesce, non vuole e
- 28:28Speaker 3: non sa vedere il tempo. Il caso Moro è una
- 28:31Speaker 3: crepa anche per questo. e ci obbliga a guardare il
- 28:35Speaker 3: funzionamento dello Stato nel momento dell'emergenza. Non lo Stato come
- 28:41Speaker 3: parola astratta, ma lo Stato come somma di uffici, uomini, procedure, decisioni,
- 28:46Speaker 3: catene di comando e soprattutto responsabilità. Quando diciamo lo Stato
- 28:52Speaker 3: non ha salvato Moro, rischiamo di dire una frase troppo
- 28:55Speaker 3: grande e troppo vaga. Bisogna chiedere quali uomini, quali uffici,
- 29:03Speaker 3: quali scelte quali errori, quali informazioni, quali blocchi, solo così
- 29:08Speaker 3: la memoria diventa conoscenza e non soltanto indignazione. Le commissioni parlamentari,
- 29:15Speaker 3: gli studi storici, le nuove acquisizioni documentali nascono anche da
- 29:20Speaker 3: questa esigenza, non sostituire la verità giudiziaria, ma allargare il quadro,
- 29:26Speaker 3: capire non solo chi ha rapito e ha ucciso Moro,
- 29:30Speaker 3: ma come la Repubblica ha reagito, dove ha funzionato e
- 29:33Speaker 3: dove si è spezzato, dove ha nascosto a se stesso.
- 29:41Speaker 3: proprio per questo che rende Moro una vicenda inesauribile. Non
- 29:47Speaker 3: perché manchi ogni verità, ma perché la verità che abbiamo
- 29:51Speaker 3: non basta specificare la domanda pubblica. 9 maggio 1978. Dopo
- 30:01Speaker 3: 55 giorni in prigionia, il corpo di Aldo Moro viene
- 30:04Speaker 3: ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via
- 30:07Speaker 3: Caetani a Roma. La scelta del luogo è immediatamente simbolica.
- 30:13Speaker 3: Via Caetani si trova nel centro politico della capitale, non
- 30:16Speaker 3: lontano dalle sette della democrazia cristiana e del Partito Comunista Italiano.
- 30:23Speaker 3: Anche la morte viene consegnata come messaggio. Le implicate rosse
- 30:27Speaker 3: non si limitano a uccidere Moro. lo restituiscono alla politica
- 30:31Speaker 3: italiana nel modo più crudele. La scena entra nella memoria
- 30:36Speaker 3: del paese, una macchina rossa, una strada del centro, uomini intorno,
- 30:40Speaker 3: fotografi funzionali, silenzio, il corpo di Moro chiuso nel bagagliaio.
- 30:47Speaker 3: Ci sono immagini che diventano storie non perché spiegano tutto,
- 30:51Speaker 3: ma perché condensano l'impossibile. Via Caetani è uno di questi.
- 30:57Speaker 3: In quella macchina c'è la figlia di un sequestro ma
- 31:01Speaker 3: anche alla fine di una possibilità politica. C'è la sconfitta
- 31:05Speaker 3: dei Brigati Rossi sul piano morale, perché uccidere un uomo
- 31:08Speaker 3: prigioniero rivela la nudità desumana della lotta armata, ma c'è
- 31:13Speaker 3: anche la ferita dello Stato, perché quello Stato non è
- 31:17Speaker 3: riuscito a salvarlo. Moro da quel momento non è più
- 31:24Speaker 3: soltanto l'idea di rapito, diventa il nome di una domanda
- 31:28Speaker 3: sulla Repubblica. Che cosa non ha funzionato? Che cosa non
- 31:34Speaker 3: si è voluto vedere? Che cosa è stato sacrificato? Che
- 31:38Speaker 3: cosa è stato difeso? Chi ha deciso davvero? Chi ha sbagliato?
- 31:43Speaker 3: Chi ha cresciuto? Il funerale, la memoria familiare, la frottura
- 31:48Speaker 3: con la democrazia cristiana, la solitudine dei familiari, il peso
- 31:52Speaker 3: delle lettre, tutto contribuisce a rendere il caso Moro una
- 31:56Speaker 3: ferita diversa dalle altre. Non è soltanto una ferita pubblica.
- 32:00Speaker 3: è anche una ferita intima della Repubblica perché Moro non
- 32:04Speaker 3: muore in una strage anonima muore dopo aver parlato dopo
- 32:09Speaker 3: aver scritto dopo aver chiesto dopo aver messo nero su
- 32:13Speaker 3: bianco il proprio senso di abbandono la sua morte non
- 32:17Speaker 3: cancella quelle parole anzi le rende ancora più pesanti in
- 32:22Speaker 3: via Caetani finisce la prigionia ma comincia una lunga postuma
- 32:28Speaker 3: discussione nazionale processi memoriali, commissioni, archivi, ricostruzioni, film, libri, anniversari.
- 32:38Speaker 3: Ogni generazione torna a Moro e trova un tema diverso,
- 32:42Speaker 3: il terrorismo, la guerra fredda, il ruolo dei partiti, i servizi,
- 32:46Speaker 3: le leggi, la fermezza, la trattativa, la responsabilità dello Stato.
- 32:51Speaker 3: E questa è la prova che Moro non appartiene soltanto
- 32:53Speaker 3: al passato, appartiene al modo in cui l'Italia continua a
- 32:58Speaker 3: interlocarsi su se stessa. Perché il caso Moro conta ancora?
- 33:05Speaker 3: Conta perché è il momento in cui la Repubblica viene
- 33:07Speaker 3: messa davanti al ricatto più estremo. Uno Stato democratico può
- 33:11Speaker 3: essere forte quando tutto funziona, ma la sua vera natura
- 33:15Speaker 3: si vede quando la violenza lo costringe a scegliere tra
- 33:19Speaker 3: valori che sembrano inconciliabili. Legalità e vita, fermezza e pietà,
- 33:25Speaker 3: sicurezza e verità, regione di Stato e responsabilità verso una persona.
- 33:31Speaker 3: Il caso Moro non offre una risposta semplice e proprio
- 33:34Speaker 3: in questo continuo a parlarci. Se diciamo solo che lo
- 33:37Speaker 3: Stato doveva essere fermo, dimentichiamo l'uomo nella prigione. Se diciamo
- 33:43Speaker 3: solo che lo Stato doveva trattare, dimentichiamo il pericolo di
- 33:47Speaker 3: consegnare la democrazia al recatto terroristico. La tragedia sta nel
- 33:52Speaker 3: fatto che le entrambe le paure avevano un fondamento. Moro
- 34:03Speaker 3: È una crepa centrale perché divide lo Stato da se stesso.
- 34:06Speaker 3: Da una parte la necessità di non cedere alla violenza,
- 34:10Speaker 3: dall'altra c'è la domanda su quanto lo Stato possa irridicidirsi
- 34:14Speaker 3: senza perdere l'umanità. Da una parte ci sono i processi
- 34:18Speaker 3: e le responsabilità delle Brigate Rosse, dall'altra ci sono domande
- 34:22Speaker 3: che purtroppo continuano a tornare. Non tutte le domande senza
- 34:27Speaker 3: risposta autorizzano un complotto, ma tutte le domande serie chiedono rispetto.
- 34:33Speaker 3: La memoria di Moro non ha bisogno di leggende per
- 34:36Speaker 3: essere inquietante. Basta la storia. Il dito è rapito nel
- 34:41Speaker 3: giorno della fiducia. Cinque uomini scorto uccisi, 55 giorni di
- 34:48Speaker 3: letto e comunicato, uno stato diviso, un corpo lasciato in
- 34:52Speaker 3: una macchina nel centro di Roma. E allora la domanda lesta.
- 34:57Speaker 3: Quando una democrazia viene messa sotto ricatto Riesce a difendersi
- 35:03Speaker 3: senza smarire se stessa. Alla fine restano due strade. Via Fane,
- 35:09Speaker 3: dove tutto comincia. Via Gaetano, dove tutto finisce. Casomoro non
- 35:17Speaker 3: chiude gli anni settanta, ma ne mostra il cuore buio.
- 35:22Speaker 3: Di qui in poi le crepe della Repubblica prenderanno altre forme.
- 35:27Speaker 3: cene attraversate da misteri, stazioni colpite, logge, segrete, banchi opache, mafie, corruzione,
- 35:34Speaker 3: ma la domanda di Moro resta al centro, quanto può
- 35:37Speaker 3: resistere la democrazia quando la paura prova a sostituirsi alla politica?
- 35:43Speaker 3: Nella prossima puntata saliremo nel cielo nero della Repubblica, 27
- 35:47Speaker 3: giugno 1980, Ustica, un aereo, 81 vittime, una verità arrivata
- 35:56Speaker 3: tra i silenzi, i tempistaggi e battaglie lunghissime. Io sono
- 36:00Speaker 3: Emanuele Sposito e questa è la Crepe d'Italia a cura
- 36:03Speaker 3: di allora. Se questa puntata ti ha aiutato a guardare
- 36:07Speaker 3: la storia con occhi diversi, condividela, segui il nostro podcast.
- 36:12Speaker 3: Le crepe non solo sono il segno di ciò che
- 36:14Speaker 3: si rompe, sono anche il punto da cui possiamo finalmente
- 36:19Speaker 3: vedere dentro. Alla prossima puntata.
- 36:23Speaker 4: Grazie per l'ascolto. Potete ascoltare su tutte le piattaforme online
- 36:27Speaker 4: oppure su alloranews. com o sui nostri social. Questo podcast è
- 36:32Speaker 4: stato curato dalla redazione di Allora.