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- Il Mostro dai cento sederoni Favole dell'Unicorno C’era una volta un mostro che aveva un sedere. Anzi, no... ne aveva due. No, nemmeno. Ne aveva dieci, venti, cinquanta... CENTO! Proprio così: cento sederoni, uno accanto all’altro, sistemati lungo la parte posteriore del suo enorme corpo come una fila interminabile di morbidi cuscini. Il mostro si chiamava Centoculo e viveva nel Pantano di Melmaverde, un luogo così umido che perfino le rane, ogni tanto, uscivano dall’acqua per asciugarsi. Centoculo era alto quasi quattro metri, aveva due braccia grosse come tronchi, piedi enormi e un vocione che faceva tremare le ninfee, ma la caratteristica di cui andava più fiero erano naturalmente i suoi cento sederoni. Non perdeva occasione per parlarne. Se incontrava una rana le chiedeva quanti sederi avesse e, quando quella rispondeva uno, Centoculo sorrideva soddisfatto e spiegava di averne cento. Se incontrava un cinghiale faceva la stessa domanda. Se incontrava un uccello, pure. Nessuno aveva mai capito perché possedere cento sederoni dovesse essere considerato un vantaggio, ma Centoculo era assolutamente convinto che la grandezza di un mostro si misurasse da quello. Diceva che cento sederoni significavano cento volte più potenza, cento volte più prestigio e cento volte più importanza. La verità, però, era leggermente diversa... perché avere cento sederoni significava soprattutto avere cento volte più problemi, e Centoculo lo sapeva benissimo anche se non lo avrebbe ammesso per niente al mondo. Sedersi, per esempio, era un’impresa. Una sedia normale era completamente inutile. Anche dieci sedie messe una accanto all’altra non bastavano. Una volta gli abitanti del villaggio di Pratosecco avevano costruito per lui una panca lunga quasi quanto un ponte, ma Centoculo si era seduto troppo velocemente e si era sentito un gigantesco FLOP seguito da una serie di PUF, PAF e POM che avevano fatto volare via uno stormo di anatre. La panca si era spezzata in diciassette pezzi e da allora nessun falegname del villaggio aveva più accettato lavori su misura per lui. Anche dormire era complicatissimo. Se si metteva sulla schiena, alcuni sederoni restavano schiacciati e altri no; se si girava su un fianco, quelli sotto protestavano e quelli sopra sembravano voler rotolare via; se dormiva a pancia in giù, la mattina si svegliava con cento formicolii diversi. E poi c’erano i pruriti. Un sederone che prude è fastidioso. Cento sederoni che decidono di prudere nello stesso pomeriggio possono rovinare completamente la giornata. La vera tragedia, però, erano i pantaloni. Nessun negozio vendeva pantaloni per cento sederoni e nessun sarto normale voleva cucirli. L’ultimo che aveva accettato il lavoro aveva impiegato diciotto giorni, sette rotoli di stoffa, quattrocento bottoni e così tanto filo che alla fine aveva annunciato di voler cambiare mestiere e diventare pescatore. Il risultato sembrava più una tenda da circo che un paio di pantaloni. C’erano lacci dappertutto, elastici, aperture, toppe e una quantità assurda di tasche che Centoculo non riusciva mai a ritrovare. Quando voleva vestirsi doveva svegliarsi un’ora prima, infilarsi dentro quella montagna di stoffa e sperare che ogni sederone finisse più o meno nel posto giusto. Una mattina impiegò quasi due ore e, quando finalmente uscì di casa, si accorse di avere infilato i pantaloni al contrario. Un’altra volta dimenticò diciassette sederoni fuori da un’apertura laterale e se ne accorse soltanto quando una famiglia di passeri cercò di costruirci sopra un nido. Tutti questi problemi rendevano Centoculo piuttosto nervoso, ma quando qualcuno gli chiedeva se per caso non fosse stanco di avere cento sederoni, lui gonfiava il petto e rispondeva che essere straordinari richiedeva sacrificio. Poi tornava a casa, chiudeva la porta e cercava disperatamente di grattarsi il sederone numero sessantatré senza riuscire a capire quale fosse. Nel Pantano di Melmaverde gli animali ormai conoscevano le sue abitudini e avevano imparato a tenersi a una certa distanza, soprattutto quando Centoculo decideva di sedersi. Bastava vederlo piegare le ginocchia perché le rane si tuffassero in acqua, gli uccelli spiccassero il volo e le lumache, per quanto possibile, cercassero di accelerare. Poi arrivava il grande FLOP, il terreno vibrava leggermente e Centoculo sorrideva come se avesse appena dimostrato al mondo intero quanto fosse potente. In realtà, subito dopo, di solito cominciava a lamentarsi perché tre sederoni erano finiti sopra una radice, cinque sopra un sasso e uno non si capiva bene dove fosse. Nonostante tutto, Centoculo non avrebbe mai ammesso di avere un problema. Era troppo abituato a sentirsi speciale proprio per quella caratteristica e temeva che, senza i suoi cento sederoni, nessuno avrebbe trovato nient’altro di interessante in lui. Un pomeriggio d’estate il vento soffiava fortissimo sopra Pratosecco e un bambino di nove anni di nome Tommaso stava giocando con un aquilone rosso. L’aquilone saliva sempre più in alto, finché una raffica particolarmente forte strappò il filo dalle mani del bambino e lo trascinò oltre gli alberi, proprio verso il Pantano di Melmaverde. Tommaso lo inseguì senza pensarci troppo. Attraversò un prato, superò un piccolo ruscello e finalmente vide l’aquilone impigliato sopra un vecchio salice vicino alla casa di Centoculo. Il bambino conosceva tutte le storie sul mostro. Al villaggio dicevano che fosse enorme, terribile e praticamente invincibile, così Tommaso si avvicinò con una certa prudenza. Quando arrivò davanti alla casa, però, non trovò nessun mostro terrificante. Trovò Centoculo bloccato a metà dentro una porta. La parte anteriore del corpo era già uscita, ma dietro... dietro c’era un problema. Il mostro spingeva, tirava, si girava e sbuffava, ma cento sederoni erano decisamente troppi per quella porta. Tommaso rimase a guardarlo in silenzio per qualche secondo, poi chiese se avesse bisogno di aiuto. Centoculo si voltò di scatto, cercando di mantenere la propria dignità, e disse che naturalmente non era bloccato: stava semplicemente controllando la resistenza della porta. Tommaso annuì lentamente, anche se era evidente che non gli credeva. Il mostro spinse ancora più forte e improvvisamente uscì con un gigantesco PLOP, rotolò in avanti e finì seduto sopra una cesta di vimini che si schiacciò completamente. Il rumore fu così assurdo che Tommaso dovette mettersi una mano davanti alla bocca per non ridere. Centoculo lo guardò malissimo e gli spiegò che quella era una tecnica segreta dei mostri con cento sederoni. Tommaso gli chiese quanti mostri con cento sederoni conoscesse. Centoculo rimase qualche secondo in silenzio e rispose che lui era l’unico. A quel punto Tommaso gli spiegò dell’aquilone e il mostro, felice di poter finalmente dimostrare la propria superiorità, dichiarò che recuperare un semplice aquilone sarebbe stato facilissimo per una creatura potente come lui. Centoculo raggiunse il salice, afferrò il tronco e provò ad arrampicarsi. Fece appena due metri quando si accorse che i rami erano troppo vicini tra loro. La testa passava, le braccia passavano, la pancia passava... ma dietro niente. Si girò da una parte e rimasero incastrati i sederoni dal numero uno al trenta. Si girò dall’altra e si bloccarono quelli dal settantadue al cento. Provò a salire di lato e un ramo finì esattamente tra due sederoni, costringendolo a rimanere sospeso in una posizione così ridicola che Tommaso non riuscì più a trattenersi e cominciò a ridere. Centoculo inizialmente si arrabbiò, poi provò a liberarsi e la situazione peggiorò ancora. Alla fine Tommaso salì agilmente sull’albero, recuperò l’aquilone e scese. Il mostro rimase appeso ancora qualche minuto finché, con un enorme scricchiolio, il ramo si spezzò e Centoculo cadde dentro una montagna di foglie. Quando riuscì a rialzarsi aveva ramoscelli dappertutto, foglie tra i capelli e una ghianda incastrata in un punto che preferì non specificare. Tommaso si sedette tranquillamente sopra una pietra e Centoculo lo osservò. Una pietra. Un bambino. Un sedere. Nessuna panca gigante, nessun cuscino, nessun problema. Per la prima volta il mostro guardò i propri cento sederoni e non gli sembrarono particolarmente straordinari. Tommaso gli chiese se fosse davvero felice di averne così tanti. Centoculo rispose immediatamente di sì, poi esitò e aggiunse che... quasi sempre sì. Il bambino cominciò a fare domande. Gli chiese quanto tempo impiegasse a vestirsi. Centoculo rispose circa un’ora. Gli chiese quanto tempo impiegasse a trovare una posizione comoda per dormire. Il mostro disse che alcune notti non la trovava affatto. Gli chiese quanti cuscini usasse. Centoculo indicò una montagna di cuscini dietro la casa, così alta che sembrava una piccola collina. Tommaso fece un fischio. Centoculo sospirò e, per la prima volta, confessò qualcosa che non aveva mai detto a nessuno. Quando era piccolo, tutti gli altri mostri lo osservavano stupiti per i suoi cento sederoni. Gli dicevano che era unico, straordinario e che sicuramente sarebbe diventato importantissimo. Centoculo aveva iniziato così a pensare che quella fosse la cosa migliore che possedeva. Più gli altri ne parlavano, più lui ne parlava. Aveva cominciato a vantarsene continuamente perché aveva paura che, senza quei cento sederoni, nessuno avrebbe trovato nient’altro di speciale in lui. Tommaso lo ascoltò e poi gli disse che, da quando lo aveva incontrato, aveva scoperto parecchie cose interessanti che non avevano niente a che vedere con il suo sedere. Per esempio Centoculo conosceva tutti i sentieri del pantano, sapeva distinguere il verso di quasi ogni animale, era abbastanza forte da sollevare un tronco e, soprattutto, era stato disposto ad aiutarlo con l’aquilone anche se l’operazione non era andata proprio come previsto. Centoculo rimase pensieroso. Nessuno gli aveva mai parlato in quel modo. Nei giorni successivi Tommaso tornò diverse volte al pantano e insieme cominciarono a rendere la vita del mostro un po’ più semplice. Invece di cento sedie o di panche impossibili, costruirono una grande piattaforma imbottita abbastanza larga da sostenerlo comodamente. Il sarto del villaggio, dopo molte insistenze, accettò di creare un abito nuovo molto più semplice, senza quattrocento bottoni né aperture inutili. Centoculo smise anche di nascondere le proprie difficoltà e scoprì qualcosa di sorprendente: quando raccontava agli altri quanto fosse complicato vivere con cento sederoni, invece di prenderlo in giro molti cercavano di aiutarlo. Col passare dei mesi Centoculo cambiò parecchio. Continuava naturalmente ad avere cento sederoni, perché non c’era molto che si potesse fare al riguardo, ma smise di considerarli una gara da vincere. Non chiedeva più a ogni animale quanti sederi possedesse e soprattutto smise di sostenere che cento fossero meglio di uno. Anzi, qualche volta ammetteva apertamente che un solo sedere doveva essere estremamente comodo. Il Pantano di Melmaverde diventò un posto più allegro e Centoculo cominciò a invitare gli abitanti di Pratosecco alle feste che organizzava davanti alla propria casa. Preparava enormi tavolate, raccontava storie e aveva persino scoperto di essere molto bravo a far ridere i bambini. Naturalmente i cento sederoni continuavano a creare qualche inconveniente. Una volta, durante una festa, il sindaco gli disse di accomodarsi e Centoculo dimenticò che dietro di lui c’era una fila di dodici sedie appena sistemate. Si lasciò cadere con tutto il proprio peso e si sentì un gigantesco FLOP, seguito da dodici CRACK consecutivi. Per qualche secondo nessuno disse niente. Centoculo guardò le sedie distrutte. Gli abitanti guardarono lui. Tommaso cercò disperatamente di restare serio. Poi Centoculo scoppiò a ridere, e in pochi istanti tutti iniziarono a ridere insieme a lui. Aveva finalmente capito che non doveva trasformare ogni stranezza in qualcosa di cui vantarsi e nemmeno in qualcosa di cui vergognarsi. Poteva essere semplicemente se stesso, cento sederoni compresi. E ancora oggi, se passate vicino al Pantano di Melmaverde e sentite un enorme FLOP seguito da una quantità assurda di piccoli PUF, non preoccupatevi. Non è un terremoto e non sta arrivando nessun mostro feroce. È soltanto Centoculo che si è seduto un po’ troppo velocemente. La cosa migliore da fare è aspettare qualche secondo... perché subito dopo, dal centro del pantano, sentirete quasi certamente qualcuno ridere. E molto probabilmente sarà proprio lui.