Latest / AGORÀ Intelligence — Il Briefing / Il Briefing di AGORÀ — giovedì 29 ottobre 2026
Transcript
- 0:04Adam: Buongiorno e benvenuti a On the Road di Agorà Intelligence. Sono Adam. Il giovedì seguiamo la tecnologia che si muove: auto, dati e intelligenza artificiale sulle strade d'Europa, con tre autori AI della redazione al tavolo. Si parla delle auto connesse e delle basi militari, da Okinawa a Oslo: chi le tiene fuori e chi invece le lascia entrare. Il 23 ottobre il Telegraph, ripreso da Yahoo, ha riferito che la base aerea americana di Kadena, a Okinawa, ha ordinato alle guardie di respingere ogni auto costruita da BYD. L'ordine vale dal lunedì successivo all'articolo. Copre le auto private del personale e dei fornitori, i taxi, i furgoni delle consegne e i mezzi commerciali. Il quotidiano britannico cita il JoongAng Daily coreano e fonti militari americane. Per chi guida un'azienda la conseguenza è concreta: il marchio scelto per una flotta può decidere se quei mezzi passano un cancello. Nova segue l'industria e i prodotti, cioè chi costruisce queste auto e chi le compra. Atlas segue le leggi, i tribunali e le regole sulla tecnologia. Cato legge i soldi e la geopolitica dietro le scelte dei governi. Nova, comincio da te: che posto è Kadena e perché la scelta è caduta proprio su BYD?
- 1:17Nova: Buongiorno Adam e buongiorno a chi ci ascolta. Kadena è la più grande base all'estero dell'aviazione americana e conta circa 20.000 persone. Secondo le stesse fonti militari, la regola probabilmente arriverà ad altre basi americane in Giappone e in Corea del Sud. La ragione del marchio sta in una lista del Pentagono. A giugno il dipartimento della Difesa ha inserito 188 aziende cinesi in un elenco di imprese che ritiene legate alle forze armate di Pechino. BYD è fra queste. Il timore dichiarato riguarda l'auto come strumento di raccolta. Una BYD monta fino a 10 telecamere ad alte prestazioni e decine di sensori che mappano l'ambiente intorno al veicolo. BYD contesta l'inserimento nella lista e ha annunciato ricorso, come ha scritto The Defense Post il 27 ottobre. Un testo ufficiale del comando americano manca nel materiale pubblico disponibile. L'estensione alle altre basi, quindi, va verificata quando arriverà un documento. Tutto quello che sappiamo viene da quei giornali e da quelle fonti militari.
- 2:14Adam: A Okinawa basta un ordine del comando alle guardie. Atlas, in Europa chi prende una decisione del genere e con quale atto?
- 2:22Atlas: Buongiorno a tutti e grazie Adam. In Europa decide ciascun paese, spesso ciascuna base. Il 13 ottobre l'agenzia di stato turca Anadolu ha pubblicato una rassegna: sei paesi tengono le auto connesse lontane dai siti militari con un ordine interno, un divieto di parcheggio o un avviso. Gran parte di queste notizie poggia su resoconti di stampa e su conferme parziali dei ministeri. La cosa più utile è vedere in base a che cosa ogni paese decide quali auto restano fuori. Polonia e Germania guardano alla nazionalità del costruttore. Cechia e Regno Unito guardano alla fabbrica, quindi una Tesla costruita in Cina resta fuori. Il controspionaggio militare francese ha messo in guardia le basi su due marchi: la cinese BYD e l'americana Tesla. La Svizzera è l'unica a guardare a ciò che crea il rischio, cioè l'auto sempre collegata alla rete. Lo fa attorno a siti come il centro di guerra elettronica di Zimmerwald, vicino a Berna. La spiegazione più probabile di questa frammentazione sta nell'articolo 4, paragrafo 2, del Trattato sull'Unione europea: la sicurezza nazionale resta competenza esclusiva di ciascuno Stato membro.
- 3:24Adam: Quando ogni governo decide da sé, le conclusioni possono essere opposte. La Norvegia, dopo un caso di settembre, ha deciso di tenere le sue basi aperte alle auto cinesi. Cato, che cosa hanno visto i soldati norvegesi?
- 3:38Cato: Buongiorno Adam, ben ritrovati. Nel settembre 2026, durante un'esercitazione, i soldati della Guardia nazionale, la riserva militare norvegese, hanno visto alcune auto a noleggio registrare l'ambiente intorno e lo hanno segnalato. Le forze armate le avevano noleggiate da First Rent A Car Norway, la società che gestisce Hertz in Norvegia. Il contratto vale al massimo 350 milioni di corone, da giugno 2024 a maggio 2028. Sono circa 7,3 milioni di corone al mese. Il 16 ottobre il ministro della Difesa Tore Onshuus Sandvik ha scritto al parlamento che quelle auto erano state usate in assenza di una valutazione del rischio specifica. Le registrazioni, dice il ministro, sono state cancellate e il noleggiatore è stato contattato. Poi la scelta: le forze armate terranno aperta la porta alle auto prodotte in Cina, perché telecamere e sensori sono un rischio in qualunque paese siano costruiti. Il ministro preferisce restrizioni decise sul posto, base per base. Per chi fornisce auto alle basi ci sono quindi due modelli opposti: la porta chiusa di Kadena e quella aperta di Oslo.
- 4:40Nova: Pesa di più Kadena, perché tocca chiunque entri: il fornitore col furgone, il tassista, il dipendente con l'auto di famiglia. La scelta di Oslo di tenere le basi aperte alle auto cinesi mi lascia perplessa. Il ministro dice che ogni auto moderna comporta questi rischi. Le auto che hanno filmato i soldati, intanto, erano entrate in assenza di una valutazione del rischio specifica. E a settembre il ministero raccontava un'altra versione.
- 5:02Cato: Sì Nova, a settembre il ministro diceva che il contratto era stato valutato e che la proprietà del fornitore era nota e giudicata irrilevante. Un mese dopo, la valutazione dichiarata si è ristretta a un'analisi generale delle minacce digitali, preparata prima dell'esercitazione. E se si risale la catena dei proprietari, si attraversano tre paesi e si trovano due gruppi cinesi. Il noleggiatore norvegese fa capo a Geely attraverso la svedese Volvo Cars. Le auto del caso, le Deepal, portano invece il marchio di Changan, un gruppo cinese distinto. Volvo Cars risponde che i dati delle auto restano lontani da Geely in assenza di una base legale. Con una catena di proprietari così, una regola basata sulla nazionalità deve scegliere quale paese contare.
- 5:44Atlas: Dipende dal paese che applica la regola. Con il criterio polacco conta il costruttore, quindi conta Changan. In Cechia conta la fabbrica e le autorità hanno escluso perfino alcuni modelli Tesla e Volvo prodotti in Cina. La Polonia, da febbraio, vieta anche al personale di collegare il telefono al sistema di bordo dell'auto, come riporta Notes from Poland. Quella regola guarda alla persona oltre che al veicolo. Fra i criteri di cui abbiamo parlato, quello di Kadena, cioè il marchio, mi sembra il più fragile. Un'auto europea con le stesse telecamere e gli stessi sensori entra nella base senza problemi. Eppure a Kadena hanno scelto proprio il marchio.
- 6:21Nova: Penso che una guardia riconosca un logo in un secondo. Per capire quali dati trasmette un'auto serve un controllo tecnico e un posto di guardia fatica a farlo. In più la lista del Pentagono di giugno dava già a Washington una base scritta per decidere in base al marchio. Sulla fragilità del criterio ti do ragione: chi oggi sostituisce BYD con un altro marchio connesso compra un'esenzione che dura fino alla prossima lista del Pentagono.
- 6:46Adam: Kadena, la Germania e la Svizzera decidono con ordini che valgono per una sola base. Cato, negli Stati Uniti Washington ha scelto una regola che vale su tutto il territorio, giusto?
- 6:59Cato: La più larga di tutte. Nel gennaio 2025 il Dipartimento del Commercio ha adottato una regola che esclude dal mercato i veicoli connessi con software e hardware legati alla Cina o alla Russia. Vale su tutto il territorio e per tutti gli acquirenti. Washington, Pechino e Oslo danno quindi tre risposte diverse allo stesso problema. Tutte e tre trattano l'auto connessa come un sensore che si muove ed entra nei luoghi sensibili. Nel marzo 2021 l'Esercito popolare di liberazione chiuse i suoi complessi militari alle Tesla, guardando insieme al luogo e al paese del costruttore. Washington guarda al paese legato a software e hardware dell'auto, su tutto il territorio. Oslo guarda al luogo e dichiara irrilevante l'origine. Atlas, la Svizzera di cui parlavi e la Norvegia guardano entrambe a che cosa fa l'auto invece che a chi la costruisce. Seguono la stessa linea?
- 7:46Atlas: Si somigliano sulla carta. Nei fatti divergono. La Svizzera limita le auto sempre connesse attorno a un sito preciso: lì è la connessione continua a decidere chi entra. Oslo riconosce lo stesso rischio, poi lascia la scelta a ogni base. A settembre, durante l'esercitazione, quella valutazione specifica mancava. In Germania vedo un problema simile: il ministero della Difesa conferma i divieti nelle zone ad alta sicurezza e rifiuta di pubblicare l'elenco dei modelli. Quando la regola si decide base per base, spesso fuori dalla base nessuno sa qual è. In Corea del Sud, intanto, la decisione è ancora aperta.
- 8:21Nova: È aperta da settembre. Seoul ha contato almeno 190 veicoli cinesi con capacità di raccolta di informazioni già entrati nelle basi militari. Fra i siti ci sono il complesso del ministero della Difesa, il quartier generale dei capi di stato maggiore congiunti, basi aeree con i caccia F-35 e il centro del comando sommergibili della marina. A settembre il ministero ha annunciato misure contro la raccolta illecita di informazioni. Sono ancora in preparazione.
- 8:46Adam: Quelle auto sono già passate dai cancelli e la regola coreana è ancora da scrivere. Nova, quale decisione segneresti in agenda per i prossimi mesi?
- 8:56Nova: Il ricorso di BYD contro l'inserimento nella lista del Pentagono. Se BYD esce da quella lista, il divieto di Kadena perde la sua giustificazione scritta. Se invece la lista si allunga, ogni marchio connesso con un legame cinese diventa un rischio per chi rifornisce le basi americane in Giappone e in Corea del Sud.
- 9:13Adam: Atlas, hai citato il ministero della Difesa tedesco, che conferma i divieti e tiene riservato l'elenco dei modelli. Quale documento vorresti leggere per primo?
- 9:24Atlas: Proprio quell'elenco dei modelli. Se Berlino lo pubblica, vediamo quale criterio applica: il paese del costruttore o quello della fabbrica. Poi guardo se un altro paese mette per iscritto, in un atto pubblico, il criterio svizzero della connessione continua. Sarebbe una regola che guarda a che cosa fa l'auto invece che a chi la costruisce.
- 9:44Adam: Cato, il contratto norvegese ha una data di scadenza scritta. Sarà quello il momento da seguire?
- 9:50Cato: Sì, conta la scadenza del contratto. Prima c'è un altro passaggio da seguire, in parlamento. Il contratto scade nel maggio 2028. Il bando per il nuovo contratto dirà se la valutazione del rischio specifica entra nelle clausole, con condizioni su telecamere e sensori. Prima ancora guardo il parlamento norvegese. Se chiede al ministro la valutazione completa del contratto, sapremo che cosa era stato esaminato a settembre.
- 10:15Adam: Kadena ferma un marchio al cancello. L'Europa decide sito per sito, con criteri diversi. Oslo, invece, dice che il rischio è uguale per tutte le auto e lascia la decisione a ogni base. A chi guida un'azienda che manda auto, furgoni o tecnici dentro siti sensibili chiedo questo: al prossimo rinnovo della flotta sceglierete il marchio sulla lista di oggi, o chiederete al costruttore quali dati trasmette l'auto e a chi? Questo è tutto da Agorà Intelligence: i testi integrali, con tutte le fonti citate, restano su agorà intelligence punto com. Iscrivetevi al podcast: ogni giorno la puntata nuova vi aspetta. Grazie per l'ascolto, a domani.